Open Fiber: «Con noi verso il futuro»

In costruzione in 14 città dell’isola una rete di fibra ottica Ftth da 10 giga

SASSARI. «Al nostro arrivo nel 2016 in Sardegna c’erano zero unità abitative cablate con banda ultralarga Ftth, oggi sono 270mila, più 70mila del bando pubblico, e contiamo di arrivare a 350-380mila entro la fine del 2023»: non nasconde l’orgoglio per una «impresa imponente» Gianfranco Podda, network operation manager di Open Fiber Sardegna, società che sta guidando l’isola verso l’era del digitale avanzato. La missione? Costruire un’infrastruttura in fibra ottica Ftth, quella che molti definiscono la “vera fibra” perché arriva realmente nelle case (e l’Europa prevede che entro il 2026 tutta l’Italia utilizzi questa tecnologia), mentre la Fttc si ferma al cosiddetto “armadio” per poi ricorrere al rame.

«In Sardegna stiamo lavorando su due fronti – dice Podda – Da una parte sul progetto nazionale per cablare le prime 270 città, tra cui 14 isolane, con una rete a investimento privato costruita e gestita da noi. Si tratta di Cagliari, Selargius, Quartucciu, Quartu, Sassari, Olbia, Oristano, Capoterra, Carbonia, Sestu, Assemini, Nuoro, Iglesias e Sinnai. In molte i lavori sono terminati e il servizio è già in vendibilità, in altre stiamo procedendo con ampliamenti della copertura visto il successo di domande. E siamo in fase di progettazione per cablare ulteriori centri. Non siamo operatore telefonico: costruiamo l’infrastruttura e ne cediamo l’uso agli operatori di Tlc, che ci pagano e fanno le offerte ai consumatori». L’altra parte dell’attività: «In quanto vincitori di un bando pubblico della Infratel, società in house del Mise, siamo impegnati a portare la fibra nelle aree cosiddette “a fallimento di mercato”, quelle dove non è conveniente investire, ma che vogliamo mettere al passo con il resto dell’isola. Qui l’accordo è per una gestione per i primi 20 anni».

Gianfranco Podda precisa che «c’è stata spesso confusione sul termine banda larga, nel quale vengono impropriamente comprese anche modalità di connessione diverse dalla Ftth: è questa la più performante, consente di arrivare a 10 giga, una velocità impensabile quando molti viaggiano ancora a 5 mega e permette utilizzi avanzati non solo nel gaming , ma anche nella telemedicina, ad esempio. E la stesso struttura con apparati diversi sarà in grado di trasmettere 600 giga al secondo...». Il manager spiega che si è voluto puntare a «rendere omogenea la connessione in tutte le aree della regione, per collegare tutti i sardi al mondo, e visto che il bando pubblico interessava in maniera molto superiore il centro nord Sardegna rispetto al sud, abbiamo riequilibrato un po’ le cose con l’investimento privato. Abbiamo pagato sinora oltre 73 milioni di euro di lavori con un valore di produzione di 80. Solo a Cagliari abbiamo investito circa 35 milioni, a Sassari 15. E c’è un ritorno anche sull’impiego nell’isola: lavoriamo con aziende al 90% sarde o con mandanti a livello nazionale che hanno sedi in Sardegna, utilizzano personale sardo e pagano le tasse nell’isola. E le 400 risorse che lavorano per noi frequentano i ristoranti, i negozi e altre attività, facendo girare l’economia. In tutte le città abbiamo un gruppo che costruisce (e l’appalto per la progettazione ce l’ha uno studio ingegneristico di Cagliari) e uno che attiva e gestisce servizi. C’è anche un settore che si occupa della parte burocratica. Abbiamo quindi creato una catena produttiva di professionalità».

Il tutto, dice Podda, «avviene in un periodo affatto facile, con l’Italia in stato di emergenza, eppure non c’è stato un giorno in cui ci siamo fermati. L’Italia sta recuperando rispetto all’Europa, non a caso dopo la nascita di Open Fiber. È la dimostrazione che se si vuole le cose si possono fare. E in Sardegna stiamo correndo per recuperare il gap nazionale. Se nel 2016 eravamo alla periferia dell’impero, ora i numeri dicono che siamo protagonisti». (antonello palmas)

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