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Un boom di ricoveri ospedali in emergenza

Un boom di ricoveri ospedali in emergenza

Continua a crescere il numero di pazienti in area medica e nelle intensive Polemiche sul report quotidiano dei contagi: oramai conviviamo col virus

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SASSARI. Il bollettino dei contagi continua ad andare in altalena (i nuovi positivi al covid nelle ultime 24 ore sono poco meno di mille, la metà di quelli registrati il giorno prima) ma quello che fa paura è la pressione sugli ospedali. L’Isola continua ad avere dati migliori rispetto alla maggior parte delle regioni italiane però ha un handicap che non trova riscontro da nessuna altra parte: la carenza cronica di medici e di personale infermieristico. Così, se è vero che abbiamo ancora numeri da zona bianca è anche vero la situazione dei pronto soccorso e dei reparti riservati ai pazienti covid è al limite del collasso. Tanto più considerato che il numero dei ricoveri non rallenta. Anzi. Ieri i posti occupati da pazienti in area medica sono cresciuti di altre 25 unità raggiungendo la cifra record di 216. Sale anche il numero delle persone ricoverate in terapia intensiva che adesso sono 28. Una situazione fotografata anche dagli ultimi dati di Agenas, che confermano che Sardegna cresce di un punto percentuale sia nel tasso di occupazione nei reparti ordinari (12%, tre punti sotto la soglia che stabilisce i cambi di colore), sia in terapia intensiva (13%, ben tre punti sopra il limite). Tornando ai contagi i nuovi positivi passano dai 1.792 di lunedì ai 983 di ieri sulla base 24.315 tamponi processati. Il tasso di positività scende al 4%, di nuovo al di sotto del livello di guardia. Si registrano, però, altri 4 decessi: un uomo di 72 anni e uno di 84 residenti nella provincia del Sud Sardegna, un 85enne e un 87enne della Città Metropolitana di Cagliari.

La polemica sui bollettini. Proprio sulla conta dei morti e dei feriti nella guerra alla pandemia gli esperti cominciano a dividersi. La variante Omicron, ormai la più diffusa anche nell’isola, sembra sfuggita a ogni forma di tracciamento e di controllo. Ha senso continuare ha tenere la conta giornaliera dei contagi, come avviene attualmente con il report del ministero della Salute e con il bollettino della Regione? E quanto sono attendibili? «Il virus sta diventando endemico» ha affermato ieri il capo della strategia vaccinale dell'Ema, Marco Cavaleri. E anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa e una nutrita schiera di virologi hanno sostenuto la tesi che «in una fase endemica o pre-endemica, nella quale la popolazione convive con il virus, un conteggio giornaliero dei casi perde di significato, poiché a pesare non è più il numero assoluto dei positivi, ma il numero di casi che effettivamente vanno a caricare il sistema ospedaliero intasando reparti e terapie intensive».

Un dibattito acceso che vede anche posizioni opposte, come quella dell’altro sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri e dell'epidemiologo Cesare Cislaghi, già presidente della Società italiana di epidemiologia. «Sta circolando l'idea di far diventare settimanali i dati giornalieri: sarebbe come censurare l'epidemia. Non è vero che sia meglio non parlare più ogni sera del numero dei contagiati ma sia più opportuno comunicare solo il numero dei ricoverati: la prevenzione può, anzi deve, essere fatta sui contagi e non sui ricoveri, e quindi non beiamoci del fatto che molti positivi hanno pochi sintomi talvolta simili a quelli di una normale influenza. Il virus SarsCov2 rimane purtroppo sempre capace di trasformare semplici sintomatologie in gravi e letali patologie». Su un punto i virologi continuano a essere tutti d’accordo: l’unico modo per frenare la pandemia e per mettersi al sicuro da rischi più gravi è completare il ciclo vaccinale.

Il caso Sassari. La pressione sulle strutture sanitarie dell’Aou sassarese, ormai vicina alla saturazione - come raccontato ieri dalla “Nuova” - è diventata oggetto di una interrogazione regionale presentata dalla consigliera Desirè Manca. «Dopo un taglio del nastro degno delle più grandi celebrazioni, organizzato in tutta fretta per evitare lo scivolone in zona rossa oggi l’Aou di Sassari sta collassando e i pazienti covid trovano spazio nei vari reparti e in un container – scrive la capogruppo dei 5 Stelle –. Dove sono i 30 posti letto di terapia intensiva di ultima generazione del cosiddetto reparto T30? parliamo di un reparto estremamente necessario, costato milioni di euro è oggi ancora chiuso. I lavori di adeguamento necessari all'accreditamento regionale sono iniziati con clamoroso ritardo e il risultato e che una struttura dotata di strumentazioni di ultima generazione e 1.300 metri quadri disponibili, ha ancora le porte sbarrate, mentre medici e infermieri stanno portando avanti un lavoro disumano, costretti a fare lo slalom tra i vari reparti e un container» Una situazione ancora più grave perché «A Sassari vengono ricoverati i pazienti covid provenienti da mezza Sardegna, compresa Olbia dove ancora non sono stati attivati i posti letto di terapia intensiva del Mater Olbia». Una situazione – conclude Manca – frutto di «scelte che fanno rabbrividire». (a.l.)

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