«È stato un intervento divino a salvare la nave»
L’ingegnere navale Nick Sloane: «Qualcosa di inspiegabile ha impedito che si capovolgesse subito»
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SASSARI. «Il disastro della Concordia è stato al 100% un errore umano». Ne è convinto Nick Sloane, l'ingegnere navale capo delle operazioni di recupero della Costa Concordia. L'uomo che ha diretto i lavori di raddrizzamento, rigalleggiamento e trasporto della nave dall’arcipelago toscano fino a Genova, è però convinto che la notte tra il 13 e 14 novembre «accadde qualcosa di incredibile». «Penso che si sia stato anche una sorta di intervento divino che ha salvato quella nave – ha detto Sloane – adagiandola su quei due scogli al largo del Giglio e consentendo così a migliaia di persone di abbandonare la nave e mettersi in salvo. È successo qualcosa di inspiegabile che ha evitato alla nave di capovolgersi, fermandola in perfetto equilibrio su quei piccoli scogli».
«Oggi si può capire che quella della Costa Concordia non fu una tragedia marittima, è una vicenda nata da un'azione scellerata, come fu giustamente definita all'epoca dal procuratore capo. Quella vicenda per puro caso si è verificata su una nave, non è legata alla tecnica della navigazione, è una vicenda irripetibile nel senso che senza lo sfasamento che ci fu nella persona del comandante tra il proprio ruolo e il proprio interesse non si sarebbe verificato tutto questo», spiega s Gregorio De Falco, all'epoca del naufragio comandante della sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno divenuto famoso per il perentorio audio della telefonata avuta con il comandate Schettino poco dopo l’incidente e ora senatore . «Alle 21.45 la nave colpì gli scogli dell'isola del Giglio e si aprì uno squarcio – ricorda De Falco –. Già prima delle 22 il comando di bordo è consapevole che si deve procedere all'abbandono della nave, ma questo non avviene per lo sfasamento tra il ruolo e gli interessi, le paure personali». «Passano 45 minuti – aggiunge ancora De Falco – prima che venga data l'emergenza generale da me richiesta nella prima interlocuzione. Il tempo di abbandono di una nave è di 30 minuti e se si fosse proceduto a dare l'emergenza generale subito, con la nave ancora dritta, si poteva sbarcare tutti in un'ora-un'ora e mezza. Questa operazione di soccorso, invece, è andata avanti per nove ore».
«Oggi si può capire che quella della Costa Concordia non fu una tragedia marittima, è una vicenda nata da un'azione scellerata, come fu giustamente definita all'epoca dal procuratore capo. Quella vicenda per puro caso si è verificata su una nave, non è legata alla tecnica della navigazione, è una vicenda irripetibile nel senso che senza lo sfasamento che ci fu nella persona del comandante tra il proprio ruolo e il proprio interesse non si sarebbe verificato tutto questo», spiega s Gregorio De Falco, all'epoca del naufragio comandante della sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno divenuto famoso per il perentorio audio della telefonata avuta con il comandate Schettino poco dopo l’incidente e ora senatore . «Alle 21.45 la nave colpì gli scogli dell'isola del Giglio e si aprì uno squarcio – ricorda De Falco –. Già prima delle 22 il comando di bordo è consapevole che si deve procedere all'abbandono della nave, ma questo non avviene per lo sfasamento tra il ruolo e gli interessi, le paure personali». «Passano 45 minuti – aggiunge ancora De Falco – prima che venga data l'emergenza generale da me richiesta nella prima interlocuzione. Il tempo di abbandono di una nave è di 30 minuti e se si fosse proceduto a dare l'emergenza generale subito, con la nave ancora dritta, si poteva sbarcare tutti in un'ora-un'ora e mezza. Questa operazione di soccorso, invece, è andata avanti per nove ore».
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