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In carcere per un rasoio usa e getta

In carcere per un rasoio usa e getta

Arrestati e prosciolti due migranti accusati di aver rubato al Conforama di Sestu

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CAGLIARI. Il furto di un olio da barba da otto euro e di un rasoio usa e getta da un euro e 99 centesimi è costato l’arresto e il processo per direttissima a due giovani migranti, usciti subito dopo Natale dal centro di accoglienza di San Sperate e finiti a Uta poche ore dopo. Il processo davanti al giudice Simone Nespoli si è celebrato l’altro ieri e si è concluso con il proscioglimento dei due imputati grazie alla norma sulla particolare tenuità del fatto. E’ stato il pm Marco Cocco a chiederne l’applicazione, come sta accadendo ormai sempre più spesso per casi come quello affrontato in questi giorni. Se i due giovani escono indenni dal procedimento penale, non altrettanto si può dire per il sistema giudiziario: vanno a vuoto l’impegno dei carabinieri intervenuti per l’arresto e il trasferimento in carcere oltre il lavoro della Procura. Non solo: due avvocati d’ufficio riceveranno la loro parcella per il gratuito patrocinio degli imputati, così che alla fine i costi del processo saranno molto più alti del valore economico del “bottino”.

La vicenda è speculare a tante altre: due giovani nordafricani si allontanano dal Cpa di San Sperate e raggiungono a piedi il vicino punto vendita di Conforama, nella zona industriale di Sestu. E’ una meta consueta, quasi quotidiana per molti degli ospiti del centro. Un rapido giro fra gli scaffali e proprio sotto gli occhi dei vigilantes interni ecco che prima l’uno e poi l’altro ragazzo intascano un flaconcino di olio da barba e un rasoio. Il seguito è scontato: le guardie li fermano e chiamano i carabinieri, scatta l’arresto in flagranza malgrado la direzione del market non avesse alcun interesse a denunciarli. Mentre la refurtiva - valore complessivo meno di dieci euro - viene restituita, i due ladruncoli se ne vanno sotto la scorta dei militari: la flagranza del reato, per quanto insignificante, obbliga le forze dell’ordine al fermo degli indagati e la Procura a disporne l’arresto.

Il dopo è altrettanto scontato: nomina di difensori d’ufficio, direttissima, termini a difesa e prosecuzione della direttissima. Dove, almeno in questo caso, fa tutto il pubblico ministero: manca la prova del concorso nel reato, comunque il reato è di particolare tenuità e quand’è è così - ma solo per una volta - la legge penale perdona. Il giudice Nespoli ascolta e annuisce: i due migranti possono lasciare il carcere di Uta e rientrare nel centro di accoglienza di San Sperate senza neppure il necessario per radersi la barba al mattino. Giustizia è fatta o meglio la giustizia è fatta così. (m.l)

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