Quasi 9mila casi in 7 giorni Attenzione sugli ospedali
di Roberto Petretto
Crescono ancora i positivi, ma c’è chi chiede di rivedere i criteri di conteggio
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SASSARI. Il bollettino regionale sui contagi potrebbe cambiare. Ormai è sempre più diffusa l’opinione secondo cui la conta quotidiana dei nuovi casi di positività, in questa fase della pandemia, non rappresenti più un indicatore rilevante. In Sardegna, in una settimana, sono stati contati quasi 9mila casi. Secondo la Fondazione Gimbe i positivi sono cresciuti del 47,7 per cento. Nella settimana da 5 all'11 gennaio c’è stata una performance in peggioramento per i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti (1056) rispetto alla settimana precedente.
Quanto realmente significano questi numeri? In questo momento l’attenzione è tutta rivolta alla tenuta del sistema sanitario: nelle ultime 24 ore sono stati registrati nell’isola 1.296 nuovi casi sulla base di 20.997 tamponi per un tasso di positività del 6,1%. C’è stata anche una nuova vittima: una donna di 88 anni residente nella città metropolitana di Cagliari. Occhio agli ospedali, però, dove i ricoveri sono in aumento: i pazienti nei reparti di terapia intensiva sono 28 (+ 1), mentre quelli ricoverati in area medica sono 231 (con un aumento di 16). Sempre secondo la Fondazione Gimbe la situazione non è ancora oltre il limite di guardia per i posti letto in area medica (13,5%) mentre per la terapia intensiva è stato superata la soglia del 10 per cento: ora ci si è attestati 13,7%.
L’aumento dei ricoveri non è comunque proporzionale all’aumento dei casi. Sempre prendendo in esame gli ultimi 7 giorni si nota che i ricoveri in area medica sono aumentati di 51 (da 180 a 231) così come quelli in terapia intensiva passati da 22 a 28. Ora da diverse parti arriva la richiesta di una revisione dei criteri per il calcolo delle positività. Alcune Regioni (Veneto e Emilia Romagna su tutte) sostengono che sia arrivato il momento di considerare “casi” soltanto quelli in cui la positività si accompagni a dei sintomi. Anche in Sardegna, se si adottasse questo criterio, il quadro d’insieme del numero di contagi quotidiani cambierebbe, ma resterebbe sempre quello, più importante, dei ricoveri, che descrivono realmente la sofferenza del sistema.
Un secco no alla revisione del criterio di calcolo dei contagi arriva perà dall’Sitituto superiore di sanità: «La sorveglianza deve contenere i positivi e non solo i casi con sintomatologia più indicativa di Covid-19 (sintomi respiratori, febbre elevata, alterazione gusto e olfatto) - scrive in una nota l’Iss -. La maggior parte delle infezioni, in particolare nei vaccinati, decorre in maniera asintomatica o con sintomi molto sfumati. Non sorvegliare questi casi, limiterebbe la capacità di identificare le varianti, le loro caratteristiche e non potremmo conoscere lo stato clinico che consegue all'infezione nelle diverse popolazioni». Inoltre, «non renderebbe possibile monitorare l'andamento della circolazione del virus nel tempo».
Proprio la crescita del numero dei positivi ha portato anche la Sardegna all’interno della classificazione europea più critica: l'Italia diventa così tutta rossa scuro, il colore del massimo rischio epidemiologico per il Covid-19. La classificazione è stata aggiornata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Passa dunque in rosso scuro anche la Sardegna ancora in rosso la scorsa settimana. Per l’agenzia Ue, poi, è in rosso scuro tutta l'Europa Occidentale e Meridionale, con Scandinavia, Stati Baltici e gran parte dell'Europa Centro-Orientale. In rosso solo la Romania, parte dell'Ungheria e della Polonia. Non c'è nessun Paese indicato con un rischio minore (giallo o verde).
Intanto la campagna di vaccinazione prosegue: sempre il rapporto settimanale Gimbe rivela che i sardi che hanno completato il ciclo vaccinale rappresentano l'80,1% (media italiana del 79%) a cui aggiungere un ulteriore 3,2% solo con prima dose. Complessivamente le persone residenti nell'Isola che hanno ricevuto almeno due dosi sono 1.281.665.
Quanto realmente significano questi numeri? In questo momento l’attenzione è tutta rivolta alla tenuta del sistema sanitario: nelle ultime 24 ore sono stati registrati nell’isola 1.296 nuovi casi sulla base di 20.997 tamponi per un tasso di positività del 6,1%. C’è stata anche una nuova vittima: una donna di 88 anni residente nella città metropolitana di Cagliari. Occhio agli ospedali, però, dove i ricoveri sono in aumento: i pazienti nei reparti di terapia intensiva sono 28 (+ 1), mentre quelli ricoverati in area medica sono 231 (con un aumento di 16). Sempre secondo la Fondazione Gimbe la situazione non è ancora oltre il limite di guardia per i posti letto in area medica (13,5%) mentre per la terapia intensiva è stato superata la soglia del 10 per cento: ora ci si è attestati 13,7%.
L’aumento dei ricoveri non è comunque proporzionale all’aumento dei casi. Sempre prendendo in esame gli ultimi 7 giorni si nota che i ricoveri in area medica sono aumentati di 51 (da 180 a 231) così come quelli in terapia intensiva passati da 22 a 28. Ora da diverse parti arriva la richiesta di una revisione dei criteri per il calcolo delle positività. Alcune Regioni (Veneto e Emilia Romagna su tutte) sostengono che sia arrivato il momento di considerare “casi” soltanto quelli in cui la positività si accompagni a dei sintomi. Anche in Sardegna, se si adottasse questo criterio, il quadro d’insieme del numero di contagi quotidiani cambierebbe, ma resterebbe sempre quello, più importante, dei ricoveri, che descrivono realmente la sofferenza del sistema.
Un secco no alla revisione del criterio di calcolo dei contagi arriva perà dall’Sitituto superiore di sanità: «La sorveglianza deve contenere i positivi e non solo i casi con sintomatologia più indicativa di Covid-19 (sintomi respiratori, febbre elevata, alterazione gusto e olfatto) - scrive in una nota l’Iss -. La maggior parte delle infezioni, in particolare nei vaccinati, decorre in maniera asintomatica o con sintomi molto sfumati. Non sorvegliare questi casi, limiterebbe la capacità di identificare le varianti, le loro caratteristiche e non potremmo conoscere lo stato clinico che consegue all'infezione nelle diverse popolazioni». Inoltre, «non renderebbe possibile monitorare l'andamento della circolazione del virus nel tempo».
Proprio la crescita del numero dei positivi ha portato anche la Sardegna all’interno della classificazione europea più critica: l'Italia diventa così tutta rossa scuro, il colore del massimo rischio epidemiologico per il Covid-19. La classificazione è stata aggiornata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Passa dunque in rosso scuro anche la Sardegna ancora in rosso la scorsa settimana. Per l’agenzia Ue, poi, è in rosso scuro tutta l'Europa Occidentale e Meridionale, con Scandinavia, Stati Baltici e gran parte dell'Europa Centro-Orientale. In rosso solo la Romania, parte dell'Ungheria e della Polonia. Non c'è nessun Paese indicato con un rischio minore (giallo o verde).
Intanto la campagna di vaccinazione prosegue: sempre il rapporto settimanale Gimbe rivela che i sardi che hanno completato il ciclo vaccinale rappresentano l'80,1% (media italiana del 79%) a cui aggiungere un ulteriore 3,2% solo con prima dose. Complessivamente le persone residenti nell'Isola che hanno ricevuto almeno due dosi sono 1.281.665.
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