Incompiute, suona la sveglia: lotta aperta al “non finito”

L'ingresso dell'autodromo per gare di formula 3 ad Arborea: eseguito solo il 5 per cento dei lavori

Un piano di interventi per ultimare le opere ferme: servono oltre 50 milioni

SASSARI. La fotografia del “non finito” è un poster variegato che comprende scuole, piscine, palestre, strade, ospedali, palazzetti dello sport, ma anche caserme, autodromi e persino un centro visite per alati e ungulati: la casa per falchi, cinghiali e mufloni ha iniziato a prendere forma nel 2008 a Baressa in provincia di Oristano, ma la realizzazione è per ora lontana. Mancano i fondi necessari alle casse comunali, serve un sostegno da parte della Regione per completare questa e le altre 52 opere incompiute inserite nell’elenco regionale. Nel caso di Baressa, l’intervento è stato realizzato per un un terzo: 262mila euro i soldi spesi, 208mila quelli necessari per ultimarlo.

Poca roba rispetto alle somme necessarie per completare i parcheggi di alcune spiagge della Costa Smeralda, 600mila euro, il centro ipoclimatico a Morgongiori, 1,2 milioni, o l’ex complesso industriale Alas di Macomer, 5,8 milioni. Impossibile, invece, quantificare quanto servirebbe per completare l’autodromo per gare di formula 3, kart e moto ad Arborea: in questo caso siamo all’anno zero perché dell’opera, il cui costo stimato supera i 16 milioni di euro, è stato realizzato appena il 5%. Situazione fotocopia a Nuoro, dove del palazzetto dello sport progettato più di 30 anni fa e riappaltato diverse volte ci sono solo pilastri e pali arrugginiti piantati nel nulla e costati più di 4 milioni di euro.

Ma non è detta l’ultima parola: sino a quando l’opera continuerà a comparire nell’elenco delle incompiute, ci sarà ancora la speranza che venga prima o poi realizzata. L’elenco del “non finito” si è già assottigliato: negli ultimi mesi la Regione ha finanziato 11 interventi per complessivi 16 milioni e mezzo di euro, che si aggiungono agli oltre 30 deliberati nel 2020, con i quali si è riaccesa la luce in cantieri fermi da molti anni, come quello della diga di Cumbidanovu a Orgosolo.


Cantieri ai raggi X. Il primo ad avviare il processo di recupero era stato l’ex assessore ai Lavori Pubblici Roberto Frongia. Dopo la sua scomparsa, avvenuta nel dicembre 2020, il successore Aldo Salaris ha deciso di proseguire «in quel percorso virtuoso. Le incompiute – spiega – rallentano l’economia e costituiscono un fallimento. Abbiamo deciso di porvi rimedio realizzando dove possibile interventi ritenuti utili e spesso necessari, oggi come in passato quando furono progettati. Confrontandoci con le amministrazioni locali, perché nella maggior parte dei casi si tratta di opere comunali, siamo riusciti a smuovere una parte dei cantieri, in alcuni casi incompiute storiche e quasi sempre beni importanti per la collettività. Andiamo avanti con costanza, se necessario rimodulando gli interventi sulla base delle esigenze cambiate nel tempo. Ma senza pregiudizi, perché qualsiasi opera avviata può essere ancora strategica». Per completarle tutte servirebbero circa 55 milioni di euro.

Le ex incompiute. Non compaiono più nell’elenco regionale perché il cantiere è ripartito o perché è stato deliberato lo stanziamento delle risorse che mancavano. È il caso per esempio del Centro internazionale per gli scout a Bitti, rifinanziato con 1 milione di euro, o del restyling dell’edificio che ospiterà a Bono il distaccamento dei vigili del fuoco, 700mila euro. Ancora, via libera alla casa del direttore nel centro direzionale minerario di Buggerru, 1,5 milioni di euro, alla piscina comunale di Irgoli, 220mila euro, e alla palestra a Villamassargia, finanziata con oltre 1 milione di euro e che, non a caso, sarà intitolata all’ex assessore Frongia.

La finanziaria. «Attraverso l’approvazione della prossima legge Finanziaria – dice l’assessore ai Lavori pubblici Salaris – contiamo di dare una nuova accelerata rimettendo in moto molti cantieri. A giugno, quando sulla base delle indicazioni dei Comuni prepareremo l’elenco aggiornato di incompiute da fornire al Ministero delle Infrastrutture, speriamo di poterne tagliare almeno un’altra decina. Perché significherebbe avere dato una nuova spallata all’odioso non finito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

WsStaticBoxes WsStaticBoxes