La Nuova Sardegna

La 3A cambia i vertici per affrontare la crisi

di Enrico Carta
La 3A cambia i vertici per affrontare la crisi

L’assemblea dei soci si divide: eletto con un margine risicato il nuovo Cda Alla presidenza è stato chiamato il commercialista oristanese Remigio Sequi

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ARBOREA. Una giravolta per riprendere quota. Il Sistema Arborea, sempre più pressato dai costi di produzione e dal problema del costo del latte, ci prova con una manovra in parte annunciata anche se non unanimemente gradita, che ha portato ieri all’elezione del nuovo consiglio di amministrazione della 3A e alla nomina del suo presidente. A guidare la più importante cooperativa del settore lattiero caseario sardo sarà il commercialista oristanese Remigio Sequi: la sua lista ha incassato 75 voti contro 65 della parte che sosteneva Carletto Lasi. Sequi sarà affiancato da Francesco Arcai, Flavio Cenghialta, Valentino Fettamelli, Gianni Schiavon, Gianfranco Piga, Giorgio Rossi, Bruno Petucco, Francesco Passerò.

Il segnale è chiaro: c’è un cambio, se non ancora di rotta, per lo meno di volti rispetto alla gestione targata Gianfilippo Contu. Attorno a lui e al vecchio consiglio di amministrazione si sono consumati diversi mesi di scontri all’insegna delle visioni differenti sulla direzione da prendere. A chi lascia sono andati i ringraziamenti di chi ora si trova a guidare una macchina che ha scelto di confermare il progetto per gli ecosistemi innovativi per il Sud, con il recupero del vecchio caseificio e la nascita di un centro ricerca, e il progetto Mitiga che deve portare alla creazione di biometano. Per il resto si cambia: «La composizione del nuovo cda riflette l’esigenza di rinnovamento emersa nel corso dell’ultima stagione assembleare. Il nuovo consiglio darà nuovo impulso al progetto di sviluppo avviato con successo negli ultimi anni che ha permesso ad Arborea di essere percepito come un attore di rilievo nazionale. Il nuovo ciclo favorirà il ricambio generazionale per rafforzare il distretto agroalimentare regionale». Al di là delle dichiarazioni, gli scontri e gli attriti non sono mancati. La composizione del nuovo Cda vede l’ingresso di imprenditori che guidano alcune tra le più importanti aziende zootecniche, ma il fronte degli allevatori non si è certo dimostrato unito in questi ultimi anni. Due schieramenti si sono ripetutamente fronteggiati, in un clima da resa dei conti che stava andando avanti pericolosamente a oltranza, sino alla sintesi di ieri non accolta da tutti col sorriso.

Il compito che attende il nuovo presidente – in passato alla guida della Società Bonifiche Sarde – e il nuovo consiglio di amministrazione è quello di ridare nuova linfa al Sistema Arborea, dove una cinquantina di aziende zootecniche vive una situazione di estrema difficoltà. E quando si parla di sistema non ci si riferisce esclusivamente al settore in cui la 3A primeggia, ma anche alla Cooperativa Produttori e alla Banca di Arborea, gli altri due pilastri che reggono la struttura cooperativa ed economica della zona, (con un fatturato globale sul mezzo miliardo annuo) che però da qualche tempo non opera più in beata e protetta solitudine.

Dopo l’acquisto dei terreni della vecchia Sbs, è impossibile per la 3A non fare i conti con la Bonifiche Ferraresi che ad Arborea ha piazzato la propria bandierina e sta portando avanti progetti che vanno in concorrenza con quelli della coop. Il vero problema rimane quello della scarsa liquidità di cui oggi dispongono troppe aziende. Il fantasma che aleggia su tutta la piana è il prezzo del latte a 34 centesimi. Gli allevatori chiedono il rialzo, ma neppure i 3 o 4 centesimi al litro prospettati da Sequi paiono una scialuppa di salvataggio capace di imbarcare coloro che annaspano nelle correnti di costi che si fanno sempre più elevati per il caro energia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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