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Lettera segreta di Verdini: «Così eleggiamo Silvio»

Lettera segreta di Verdini: «Così eleggiamo Silvio»

L’ex senatore di Ala scrive a Dell’Utri e Confalonieri: «Un sogno avere lui» Ma in caso di insuccesso «pieni poteri a Salvini per trovare un altro candidato»

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ROMA. Una lettera datata 12 gennaio in cui l’ex senatore di Ala Denis Verdini illustra all’altro ex senatore Marcello Dell’Utri e al presidente di Mediaset Fedele Confalonieri la strategia per portare Silvio Berlusconi al Quirinale. A darne notizia in esclusiva è stato il quotidiano Il Tirreno in un articolo del giornalista Mario Neri. «Caro Marcello, caro Fedele, è stata davvero una bella mattinata nella quale alcuni '”vecchietti arzilli”, come quelli di Cocoon, hanno ritrovato il gusto del sogno. Ed è stato bello sognare di mandare Silvio al Quirinale e pensare agli innumerevoli suicidi dei vari Travaglio, Gruber, Zagrebelsky...»: inizia così la lettera segreta di Verdini, che sta scontando ai domiciliari la condanna a 6 anni e mezzo per il crac dell'ex Credito cooperativo fiorentino. «Finora – scrive Verdini – si è giocato sul piano esclusivo della comunicazione ma fra 12 giorni a ciò che si comunica dovrà seguire ciò che si fa. Altrimenti sarà un disastro». Quella di Berlusconi «è una legittima ambizione» e «nessuno del centrodestra può negargli questa opportunità». Ma, con la caccia ai peones, il Cavaliere «ha dato informalmente certezze su presunte disponibilità di voti» fuori dal centrodestra e la sua candidatura ha «scavato una fossa» con il centrosinistra, che ora sarà tentato «dalla soluzione dell'Aventino» come il centrodestra fece con Prodi. L’obiettivo di Verdini è duplice: provare la scalata ma senza danneggiare Salvini. Al genero (la figlia di Verdini è la compagna del leader della Lega) è dedicata una parte della lettera: «Non si può pretendere che rinunci al tentativo di esercitare un ruolo da king maker. Gli si può chiedere lealtà ma non fedeltà assoluta. Un'eventuale sconfitta sul Quirinale pregiudicherebbe la sua carriera politica». Insomma, “il nostro Presidente” non può vestire entrambi i panni, del candidato e del king maker. «Già non è mai esistito qualcuno che si è autocandidato al Quirinale. Non credo che la storia ci consentirà di fare entrambe le cose». Come procedere allora? Verdini suggerisce che Berlusconi garantisca che Forza Italia starà ancora nel centrodestra: «Niente patti con Letta e Renzi», via «il chiacchiericcio» dai giornali sulla possibilità che possa appoggiare, in caso di suo fallimento, «Draghi, Amato o chissà chi altro, spaccando il centrodestra». Anche perché «se Salvini o Meloni capissero che il Nostro ha seconde carte o piani B, sarebbe l’intero centrodestra a saltare per aria». Poi l’ex senatore elenca 10 punti con cui provare a eleggere Berlusconi, tra cui il fatto che Silvio non faccia trapelare giudizi negativi su possibili candidati di centrodestra, e che riconosca a Salvini «l'agibilità politica del risultato». E per comprendere se qualcuno ha tradito, suggerisce di segnare i voti. «Passando alla pratica, alla quarta chiama ciascun gruppo del centrodestra si farà riconoscere firmando le schede. A Fratelli d’Italia sarà detto di scrivere “Silvio Berlusconi”, alla Lega “on. Silvio Berlusconi e così via”, scrive Verdini. Ma se il sogno non dovesse realizzarsi, «Silvio deve permettere a Salvini di portare a termine l'obiettivo di eleggere un presidente di centrodestra, fornendogli tutto il suo appoggio». Perché se alla quarta chiamata il Cavaliere non fosse eletto ma avesse tutti i voti del centrodestra, potrebbe «ritirarsi con dignità». Ma se non ottenesse neppure quelli «sarebbe un disastro. E ancora peggio per chi lo ha portato a questo punto».

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