Quarantena e vita solitaria Gli psicologi: «Serve un aiuto»
di Claudio Zoccheddu
Sempre più difficile accedere alle cure e la pandemia accentua i malesseri Quaquero: «Il sistema non funziona, è una soluzione per garantire le cure»
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SASSARI. Isolati, distanti, soli. E da qualche tempo medici di se stessi. Tra gli effetti collaterali della pandemia c’è l’allentamento di alcune delle certezze che hanno regolato la vita di molti che, all’improvviso, si trovano costretti anche a valutare in autonomia l’eventuale infezione. Ci sono passati in molti negli ultimi due anni, di ogni genere ed età, ma alcune fasce di popolazione sono più esposte e dunque più a rischio. Perché ciò che è necessario oggi potrebbe diventare un problema domani. Magari nascosto, forse latente ma sicuramente in grado di condizionare il futuro con ansia, stress e attacchi di panico. In questa situazione si era affacciatala possibilità che dalla legge di Bilancio venissero garantiti i fondi per il “bonus psicologico”, una sorta di lasciapassare governativo in grado di garantire l’accesso pubblico alla psicoterapia. La proposta è naufragata quasi subito ma ha comunque aperto un dibattito: «Il bonus sarebbe un’ottima soluzione per una serie di problema acutizzati dalla pandemia – spiega la dottoressa Angela Quaquero, presidente regionale dell’Ordine degli psicologi –, spero che si possa riprendere questo discorso. Ci sono anche alcune proposte depositate in Consiglio regionale che speriamo che possano presto essere discusse». Una speranza che è anche una necessità: «Abbiamo bisogno di maggior supporto psicologico – continua Angela Quaquero –, il settore pubblico dovrebbe poter rispondere a questa esigenza ma purtroppo siamo carenti, le liste d’attesa sono lunghissime e ci sono tante difficoltà ad accedere a questi servizi in un momento in cui le priorità sono altre. Dopo tanti anni di decostruzione è questo lo scenario ma la cura delle psiche è fondamentale e il bonus servirebbe a tutti per la terapia. Corriamo il rischio di perdere per strada importanti risorse per il futuro, con i giovani che rischiano di allontanarsi sempre di più dalla vita sociale. Rischiamo un danno per la collettività, un danno enorme che deve essere scongiurato». Non si tratta di proiezioni ma di numeri già d’attualità: «Abbiamo un malessere psicologico diffuso, a livello giovanile ne soffre un ragazzo su tre, ma si sta diffondendo su tutta la popolazione. Ne risente la rete di rapporti sociali, a tutte le età. Ed è sempre più difficile usare il corpo nelle relazioni. La “distanza sociale” ha cambiato il nostro modo di vivere – prosegue Quaquero –. Abbiamo difficoltà a progettare un futuro troppo incerto, dobbiamo imparare a pensare sul breve e medio termine». Per gli adolescenti il rischio più concreto è l’isolamento: «Le relazioni si sono spostate massicciamente sul piano virtuale. Questa situazione ci ha consentito di andare avanti ma non è sufficiente. Non siamo strutturati per vederci attraverso uno schermo – aggiunge la dottoressa –, lo siamo per toccarci, sentirci, odorarci ma in questo periodo usiamo solo due sensi, vista e udito». In più si è aggiunta l’ansia da tampone: «È come se avessimo sempre la paura di essere sporchi. Ci vuole un metodo, un aiuto, per dare un senso a queste modalità – conclude Angela Quaquero dopo aver messo in luce i campanelli d’allarme del malessere psicologico: «La chiusura, i bruschi cambi dell’umore, l’assenza di speranza, l’apatia, rifiuto di vivere le emozioni e le relazioni. Sono problemi trasversali, diffusi a tutte le età ma più pericolosi per i giovini che stanno costruendo la loro personalità e una fase di depressione sarebbe rischiosa».
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