Sul Cav timori degli alleati, Letta: «Vicolo cieco»
Il segretario Pd invita all’unità, Fico auspica un profilo di alta moralità. Gli ex M5s scelgono Maddalena
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ROMA. A una settimana dall'inizio delle votazioni, ruota ancora intorno alla candidatura di Silvio Berlusconi la partita del Quirinale. Il Cavaliere continua la conta dei suoi voti e potrebbe non sciogliere la riserva neanche giovedì, quando i leader del centrodestra dovrebbero tornare a vedersi nella romana villa Grande. Ma Matteo Salvini e Giorgia Meloni tessono la tela dei loro contatti, tenendo la guardia alta: temono che Berlusconi da candidato si sfili all'ultimo per farsi kingmaker del Colle e promotore di un accordo col centrosinistra. Enrico Letta chiede loro di smarcarsi prima, perché il nome del Cav porta in «un vicolo cieco». Ma i leader del centrosinistra sono costretti a studiare le contromosse: Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza sono d'accordo di vedersi a inizio settimana, forse domani, e inizieranno a valutare un nome di bandiera, un nome «etico e di coesione» secondo il leader M5s, da contrapporre a Berlusconi se la candidatura restasse. Roberto Fico, parlando da presidente della Camera, lancia un appello a un surplus di «responsabilità» dei partiti, mentre ancora il Paese è alle prese con l'emergenza Covid. Si dice fiducioso che le votazioni a oltranza portino all'elezione del nuovo capo dello Stato entro il 3 febbraio, quando scade il mandato di Sergio Mattarella, e auspica un profilo «di alta moralità, ancorato ai valori della Costituzione e della Repubblica». Un identikit del genere non corrisponde a quello di Silvio Berlusconi, è opinione unanime nel centrosinistra, dove continuano a farsi i nomi di Mario Draghi e di Sergio Mattarella. Ma il Cavaliere, da Arcore, sembra determinato. È difficile, spiegano, che sciolga la riserva prima dell'avvio delle votazioni e se andrà alla quarta chiama già si studiano tecniche per segnare i voti («Silvio Berlusconi», «S.Berlusconi», «Berlusconi S.») ed evitare defezioni nel centrodestra. Ma per farcela servono altri 60 voti e sugli esiti dello 'scouting', che agita le fila M5s, una verifica dovrebbero farla i capigruppo di centrodestra (forse mercoledì, ma da Fi frenano sui tempi). Il Cavaliere dovrebbe tornare a Roma giovedì, per un vertice Salvini, Meloni e i centristi. L'auspicio è che Berlusconi sciolga la riserva prima dell'inizio delle votazioni, ma nell'attesa Meloni batte sul tasto dell'unità di centrodestra e Salvini continua a tenere contatti con tutti gli altri partiti, rivendicando il ruolo di kingmaker. Il piano B del leghista sarebbe un nome di centrodestra, come Moratti, Pera, Casellati. Ma in casa Fi c'è la convinzione che il Cavaliere non accetterà altro politico di centrodestra che non sia lui. Forse farebbe eccezione per Gianni Letta ma più probabile proponga Mattarella o la salita al Quirinale di Draghi. Letta insiste nell'offrire a Salvini un patto di legislatura, con intesa su un esecutivo a più alta presenza politica. Ma sul trasloco di Draghi al Colle frena Leu ed è diviso il M5s. «Faremo capire cosa intendiamo quando parliamo di una personalità di alto profilo, nel segno della coesione ed etica pubblica», dice Conte. Si cita ad esempio Liliana Segre. Ma il Pd propone di decidere all'ultimo, per non bruciarlo. Nel timore di spaccature, resta però l'ipotesi di votare scheda bianca e uscire dall'Aula al quarto voto. Matteo Renzi, che dovrebbe vedere Letta in settimana, non vuole uscire dall'Aula. Iv vuole «non un nome etico ma politico». Mentre gli ex M5s sono i primi a muoversi: scelgono online il nome del giurista Paolo Maddalena, per lui voteranno circa 40 grandi elettori.
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