Consumatori sotto assedio: nei market è aumentato tutto
di Antonello Palmas
Rispetto alla scorsa estate pochi gli alimentari i cui prezzi sono rimasti invariati Dal latte ai biscotti e agli omogeneizzati, e ancora surgelati, pasta e bevande
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SASSARI. Alla fine un sospetto è sorto anche a quei pochi che non sono soliti badare troppo alle variazioni dei prezzi. Sì, perché ricordavano benissimo di quando la scorsa estate una spesa settimanale al supermarket la pagavano un centinaio di euro, mentre ora nonostante le offerte e le “fidelity card” arrivano a 130-140 euro. E poiché le abitudini negli acquisti non sono cambiate, il sospetto diventa certezza: costa tutto di più, è anche di parecchio. Basta prendere dei volantini dello scorso agosto e confrontare i prezzi degli stessi prodotti in questi giorni per avere la conferma che qualcosa è successo.
La tecnica non è da professionisti delle statistiche, ma quella di qualunque consumatore che volesse togliersi un dubbio: prendere in esame una ventina di prodotti a caso e confrontarli a distanza di 5 mesi, prima della crisi energetica. Tra questi, è emerso che rispetto alla scorsa estate solo una tipologia di fette biscottate non ha variato il prezzo. Mentre in un altro caso 4 bottiglie di una nota bevanda dal color rosso (pur sponsorizzata persino da Babbo Natale, pare) sono scese da 4,45 a 3,40, ma in offerta: non vale. Per il resto solo aumenti, alcuni impressionanti.
Prendi i prodotti per la colazione: una bottiglia di latte senza lattosio è passata da 1,18 a 1,59 euro, un brick di parzialmente scremato di un altro marchio da 0,69 a 1,04, mentre un pacco di biscotti da 1,49 a 2,15. E se il consumatore finale è un neonato, ecco che due vasetti di omogeneizzato balzano da 1,95 a 2,36. C’è da pensare al primo piatto per pranzo? Peccato che per lo stesso pacco di riso sardo che costava 1,89 ora venga 2,99. E che uno di pasta da mezzo chilo sia lievitato da 0,89 a 1,35. Per condirla c’è un brick di passata di pomodoro che non ha avuto grosse variazioni (da 0,89 a 0,93 in offerta): che fortuna!
Rincuorati dalla scoperta, vediamo l’occorrente per completare il pranzo: comincia male quando scegliamo l’olio, una bottiglia da un litro di una nota marca sarda è passata da 6,99 a 8,79 euro, mentre una marca nazionale slitta da 3,59 a 5,99. Un barattolo di maionese da 0,99 è passato a 1,29. Non va meglio nemmeno al banco frigo, dove ci accorgiamo che per una confezione di merluzzo che costava 3,89 ora occorre sborsarne 5,55. Cerchiamo conforto nel salmone norvegese, ma è un altro colpo al cuore: da 3,90 ha risalito la corrente sino a toccare i 5,89 euro. Okay ci accontentiamo di una pizza surgelata, che fa sempre la sua bella figura, ma scopriamo che l’unica cosa che non è rimasta sotto ghiaccio è proprio il prezzo: da 2,59 a 4,19.
Anche il tentativo di annegare nell’alcol la delusione per essere stati traditi dal nostro market di fiducia con una bottiglia di birra ha un costo superiore al solito: da 0,99 a 1,39. Bene, rimaniamo sull’analcolico che, zuccheri aggiunti a parte, è meno rischioso, ma anche il succo di frutta ha preso il volo: da 0,95 a 1,58 euro. L’ultimo tentativo per addolcirsi la giornata la riponiamo nelle seadas: niente da fare, da 2,29 le ritroviamo a 2,99. Ma allora ditelo... E se invece preferissimo una vaschetta di gelato? Costava 2,98, ora è a 4,49. È un “affogato”, insomma un po’ come molti di noi alla fine del mese, e tanto basta per sentirlo dei nostri.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La tecnica non è da professionisti delle statistiche, ma quella di qualunque consumatore che volesse togliersi un dubbio: prendere in esame una ventina di prodotti a caso e confrontarli a distanza di 5 mesi, prima della crisi energetica. Tra questi, è emerso che rispetto alla scorsa estate solo una tipologia di fette biscottate non ha variato il prezzo. Mentre in un altro caso 4 bottiglie di una nota bevanda dal color rosso (pur sponsorizzata persino da Babbo Natale, pare) sono scese da 4,45 a 3,40, ma in offerta: non vale. Per il resto solo aumenti, alcuni impressionanti.
Prendi i prodotti per la colazione: una bottiglia di latte senza lattosio è passata da 1,18 a 1,59 euro, un brick di parzialmente scremato di un altro marchio da 0,69 a 1,04, mentre un pacco di biscotti da 1,49 a 2,15. E se il consumatore finale è un neonato, ecco che due vasetti di omogeneizzato balzano da 1,95 a 2,36. C’è da pensare al primo piatto per pranzo? Peccato che per lo stesso pacco di riso sardo che costava 1,89 ora venga 2,99. E che uno di pasta da mezzo chilo sia lievitato da 0,89 a 1,35. Per condirla c’è un brick di passata di pomodoro che non ha avuto grosse variazioni (da 0,89 a 0,93 in offerta): che fortuna!
Rincuorati dalla scoperta, vediamo l’occorrente per completare il pranzo: comincia male quando scegliamo l’olio, una bottiglia da un litro di una nota marca sarda è passata da 6,99 a 8,79 euro, mentre una marca nazionale slitta da 3,59 a 5,99. Un barattolo di maionese da 0,99 è passato a 1,29. Non va meglio nemmeno al banco frigo, dove ci accorgiamo che per una confezione di merluzzo che costava 3,89 ora occorre sborsarne 5,55. Cerchiamo conforto nel salmone norvegese, ma è un altro colpo al cuore: da 3,90 ha risalito la corrente sino a toccare i 5,89 euro. Okay ci accontentiamo di una pizza surgelata, che fa sempre la sua bella figura, ma scopriamo che l’unica cosa che non è rimasta sotto ghiaccio è proprio il prezzo: da 2,59 a 4,19.
Anche il tentativo di annegare nell’alcol la delusione per essere stati traditi dal nostro market di fiducia con una bottiglia di birra ha un costo superiore al solito: da 0,99 a 1,39. Bene, rimaniamo sull’analcolico che, zuccheri aggiunti a parte, è meno rischioso, ma anche il succo di frutta ha preso il volo: da 0,95 a 1,58 euro. L’ultimo tentativo per addolcirsi la giornata la riponiamo nelle seadas: niente da fare, da 2,29 le ritroviamo a 2,99. Ma allora ditelo... E se invece preferissimo una vaschetta di gelato? Costava 2,98, ora è a 4,49. È un “affogato”, insomma un po’ come molti di noi alla fine del mese, e tanto basta per sentirlo dei nostri.
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