Riserbo sull’esito dell’inchiesta interna
I vertici dell’Aou hanno ascoltato per ore lo staff del pronto soccorso ostetrico di viale san Pietro
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SASSARI. Ieri mattina, sino a pomeriggio inoltrato, i vertici dell’Aou hanno svolto l’audit con il personale del pronto soccorso ostetrico di viale San Pietro e con lo staff del reparto di ginecologia. Lo scopo era quello di ricostruire con precisione cosa sia accaduto sabato 8 gennaio, quando Alessia Nappi, 25 anni, incinta da circa un mese, si è presentata con perdite di sangue e dolori alla pancia e non è stata visitata. La donna successivamente ha avuto un aborto spontaneo. La vicenda ha sollevato un polverone, ripresa dai giornali e dalle tv nazionali, tanto che il Ministero invierà i propri ispettori a Sassari e i Nas hanno avviato un’indagine. Proprio ieri hanno sentito la coppia, per raccogliere la testimonianza diretta.
Il direttore generale Antonio Spano e il direttore sanitario Franco Bandiera ieri hanno sentito il primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia Giampiero Capobianco, l’ostetrica che per prima, in fase di triage, aveva parlato con la paziente, e infine il medico di turno, consultato telefonicamente, che aveva deciso di non far salire in reparto la donna, perché sprovvista di tampone e perché non valutata una casistica urgente.
Il nodo sta tutto qui: capire se il codice attribuito alla donna durante l’esame nel pre triage sia corretto, e se la mancata urgenza giustifichi il fatto di non aver proceduto allo screening con tampone e alla visita successiva.
Sull’esito dell’audit, da parte dell’Aou c’è il riserbo assoluto e la direzione non rilascia alcuna dichiarazione. Sembra però che le procedure seguite dai medici siano giudicate corrette, perché una perdita accusata durante il primo mese di gravidanza non viene ritenuta una emergenza. Purtroppo sugli aborti spontanei, nella fase embrionale, non esiste terapia che possa evitarli.
Il direttore generale Antonio Spano e il direttore sanitario Franco Bandiera ieri hanno sentito il primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia Giampiero Capobianco, l’ostetrica che per prima, in fase di triage, aveva parlato con la paziente, e infine il medico di turno, consultato telefonicamente, che aveva deciso di non far salire in reparto la donna, perché sprovvista di tampone e perché non valutata una casistica urgente.
Il nodo sta tutto qui: capire se il codice attribuito alla donna durante l’esame nel pre triage sia corretto, e se la mancata urgenza giustifichi il fatto di non aver proceduto allo screening con tampone e alla visita successiva.
Sull’esito dell’audit, da parte dell’Aou c’è il riserbo assoluto e la direzione non rilascia alcuna dichiarazione. Sembra però che le procedure seguite dai medici siano giudicate corrette, perché una perdita accusata durante il primo mese di gravidanza non viene ritenuta una emergenza. Purtroppo sugli aborti spontanei, nella fase embrionale, non esiste terapia che possa evitarli.
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