La Nuova Sardegna

Addii, sconfitte, espulsioni nel M5s restano solo 7 sardi

di Alessandro Pirina

Nel 2018 al 42 per cento: eletti in 16. Scanu ed Evangelista le ultime defezioni

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SASSARI. Quattro anni fa avevano umiliato i politici di esperienza. I grandi partiti, di destra e sinistra, si erano dovuti inchinare di fronte alla presa che il Movimento 5 stelle aveva sulla gente. I big erano caduti come birilli: pensiamo solo a Gianfranco Ganau a Sassari o Ugo Cappellacci a Cagliari. Nuoro, roccaforte rossa, per la prima volta aveva tradito il centrosinistra per i neofiti del grillismo. E anche Olbia, capitale del berlusconismo, aveva voltato le spalle agli azzurri per il Movimento. Sedici parlamentari eletti su 25. Neanche la Dc dei tempi d’oro era mai arrivata a tanto: nel 1963 e nel 1968 si era dovuta accontentare di 13 eletti su 27. Insomma, i 5 stelle, forti del loro 42 per cento - la percentuale più alta d’Italia - si dicevano pronti a imprimere da Roma la loro impronta sulla politica sarda. Un risultato che sembrava ipotecare anche la vittoria alle regionali di 12 mesi dopo. Invece, a quattro anni di distanza quell’esercito di deputati e senatori a 5 stelle si è più che dimezzato. Oggi il gruppo, alle prese con il dualismo Di Maio-Conte e con i guai giudiziari di Grillo, conta solo sette parlamentari sardi. Nelle ultime settimane, caldissime per il voto sul Quirinale che si avvicina, il Movimento ha dovuto incassare due defezioni pesantissime: la deputata oristanese Lucia Scanu, eletta al proporzionale, passata con Coraggio Italia di Toti e Brugnaro, e dunque anche pronta a votare per Berlusconi al Colle, e la senatrice nuorese Elvira Lucia Evangelista, anche lei eletta al proporzionale, che due giorni fa ha mollato il Movimento - «qui è il caos» - per andare nel Gruppo misto, assicurando però che il suo voto mai andrà al Cavaliere.

Due addii che vanno ad allungare una lista che i 5 stelle hanno iniziato a scrivere pochi mesi dopo il grande successo elettorale del 2018. L’intervista alla Nuova di Andrea Mura - «più che parlamentare io sono un testimonial, la politica si può fare anche dalla barca» - costringe il Movimento a sconfessare il deputato-skipper e a chiederne le dimissioni. Lui non si fa pregare, lascia l’aula, ma alle suppletive il seggio va ad Andrea Frailis, centrosinistra. Dunque, nel pallottoliere i grillini scendono a 15. Un mese dopo - siamo nel febbraio 2019 - arriva la conferma che della liaison tra la Sardegna e i 5 stelle bisogna già parlarne al passato: alle regionali stravinte dal centrodestra a guida Solinas i 5 stelle, azzoppati dal forfait di Mario Puddu sostituito in corsa da Francesco Desogus, si fermano all’11. Un risultato preceduto da polemiche e veleni che accompagnano la scelta del candidato governatore. La morte prematura della senatrice Vittoria Bogo Deledda, eletta nel collegio di Sassari, fa perdere un altro parlamentare al Movimento, perché alle suppletive la prima volta in Italia dell’alleanza giallorossa con il Pd fa flop e il seggio va al sardista Carlo Doria. La legge sul taglio dei parlamentari fa incrinare i rapporti tra i vertici e il senatore Gianni Marilotti, che firma per il referendum e poco dopo passa al Misto, per poi infine aderire al Pd. Subito dopo anche la deputata Mara Lapia, da sempre contraria al taglio dei parlamentari, lascia e aderisce al Centro democratico, di cui oggi è la capogruppo. Nel frattempo anche in Consiglio regionale si registra una frattura nel gruppo: dei sei eletti ne restano 4, una - Elena Fancello - va nel Psd’Az e l’altra - Carla Cuccu - passa nel Misto, ma gravita comunque nell’area di centrodestra.

Sarà poi la nascita del governo Draghi a dare una forte spallata ai 5 stelle sardi, che durante la legislatura avevano prima fatto tandem con la Lega nel Conte I e poi con il Pd e Renzi nel Conte II. In un colpo solo il gruppo perde tre parlamentari - Pino Cabras, Emanuela Corda e Andrea Vallascas, questi ultimi gli unici della pattuglia isolana alla seconda legislatura -, espulsi perché votano no alla fiducia e oggi tra i principali esponenti dell’Alternativa, una delle opposizioni all’attuale esecutivo. Nel Movimento restano solo 9 sardi, che nelle ultime ore - alla luce degli addii di Scanu ed Evangelista - sono diventati 7. A partire dal senatore Ettore Licheri, che a novembre si è ritirato dalla corsa per la conferma a capogruppo dopo la spaccatura a Palazzo Madama tra contiani - di cui lui è uno dei principali esponenti - e dimaiani, che si sono imposti con Mariolina Castellone. Sempre al Senato resta Emiliano Fenu, mentre alla Camera le truppe sarde possono ancora contare su Nardo Marino, Paola Deiana, Mario Perantoni, Luciano Cadeddu e Alberto Manca. Più la viceministra Alessandra Todde, considerata vicina a Conte, che l’ha voluta tra i vicepresidenti del Movimento.

Insomma, questo è lo scenario del Movimento in Sardegna, che ha anche perso tutte le città in cui amministrava, da Porto Torres a Carbonia, a Dorgali. Resiste solo Assemini, il primo Comune a sventolare le 5 stelle con Mario Puddu. Senza poi contare che è, in qualche modo, legata alla Sardegna - più che altro ai collegamenti tra l’isola e la penisola - anche le tegola giudiziaria caduta nelle ultime ore sulla testa di Beppe Grillo, indagato con Vincenzo Onorato dalla procura di Milano per traffico di influenze illecite. Nel mirino dei giudici i contratti pubblicitari stipulati nel 2018 e 2019 tra l'armatore di Moby Tirrenia e la società del garante dei 5 stelle, per un importo totale di 240mila euro, e quelli con la Casaleggio Associati per 600 mila euro annui per tre anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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