Fuoco e poveri nella città della “Roja”
di Federica Stella Favalli*
Come i maggiori tifosi del calcio internazionale sanno, il soprannome attribuito alla squadra nazionale cilena è “La Roja”, cioè “La Rossa”. Io però non voglio parlare di sport, bensì di un incendio...
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Come i maggiori tifosi del calcio internazionale sanno, il soprannome attribuito alla squadra nazionale cilena è “La Roja”, cioè “La Rossa”. Io però non voglio parlare di sport, bensì di un incendio molto recente che ha scosso il nord del paese. Il fuoco è scoppiato nella cittadina di Iquique, per la precisione in un quartiere abbastanza povero, in cui sono almeno 100 le abitazioni distrutte dalle fiamme. Ovviamente questo disastro ha scatenato paura, ansia e disperazione tra gli abitanti del quartiere, fortunatamente tutti illesi: i danni si sono limitati solamente alle abitazioni. Il problema maggiore sono le persone evacuate, che adesso si ritrovano senza una dimora. Adesso il Comune sta allestendo alloggi di emergenza, dove queste persone potranno vivere fino a che la situazione non migliora o viene trovata un’altra soluzione. Essendo il quartiere molto povero del paese, le abitazioni incenerite dall’incendio costituivano una baraccopoli abusiva, tra l’altro non fornita né di impianti di canalizzazione per l’acqua né di idranti che potessero facilitare e aiutare l’intervento dei vigili del fuoco, per questo è stato molto difficile spegnerlo. In più tutto è stato alimentato dai materiali di fortuna, scadenti e leggeri delle abitazioni, prede molto facili per le fiamme.
La questione degli incendi non si ferma qui, dato che qualche giorno fa la diocesi cilena di Villarica, situata nella regione dell’Araucanía, circa 700 chilometri a sud della capitale Santiago. Le fiamme si sono accese, per una causa ancora sconosciuta dopo giorni, intorno all’una di notte distruggendo anche gli uffici parrocchiali, non lasciando vittime. La diocesi era gestita dai Padri Scolopi, i quali hanno mostrato grande rammarico e tristezza per l’accaduto. Sono in corso indagini, ma è forte l’ipotesi che si tratti di un atto intenzionale, dato che incendi dolosi ai danni di chiese si sono più volte susseguiti nel corso degli ultimi anni, soprattutto in Araucanía. In ogni caso, non sono assolutamente mancati i gesti di solidarietà dal mondo, che si è dimostrato molto vicino a questa diocesi cilena.
La chiesa non risulta nemmeno essere così antica, ad esempio di quelle medievali, ma era stata costruita nel 1953 dal monsignor Francisco Valdés Subercaseaux, detto “padre Pancho”, primo sacerdote cappuccino in Cile e vescovo di Osorno. Per il momento non si hanno molte notizie riguardo alla causa scatenante dell’incendio, solo supposizioni, e si è sicuramente in attesa di una risposta per l’ultimo caso e di una condizione migliore per gli sfollati della città di Iquique.
*Federica frequenta l’IIS De Sanctis Deledda a Cagliari
La questione degli incendi non si ferma qui, dato che qualche giorno fa la diocesi cilena di Villarica, situata nella regione dell’Araucanía, circa 700 chilometri a sud della capitale Santiago. Le fiamme si sono accese, per una causa ancora sconosciuta dopo giorni, intorno all’una di notte distruggendo anche gli uffici parrocchiali, non lasciando vittime. La diocesi era gestita dai Padri Scolopi, i quali hanno mostrato grande rammarico e tristezza per l’accaduto. Sono in corso indagini, ma è forte l’ipotesi che si tratti di un atto intenzionale, dato che incendi dolosi ai danni di chiese si sono più volte susseguiti nel corso degli ultimi anni, soprattutto in Araucanía. In ogni caso, non sono assolutamente mancati i gesti di solidarietà dal mondo, che si è dimostrato molto vicino a questa diocesi cilena.
La chiesa non risulta nemmeno essere così antica, ad esempio di quelle medievali, ma era stata costruita nel 1953 dal monsignor Francisco Valdés Subercaseaux, detto “padre Pancho”, primo sacerdote cappuccino in Cile e vescovo di Osorno. Per il momento non si hanno molte notizie riguardo alla causa scatenante dell’incendio, solo supposizioni, e si è sicuramente in attesa di una risposta per l’ultimo caso e di una condizione migliore per gli sfollati della città di Iquique.
*Federica frequenta l’IIS De Sanctis Deledda a Cagliari
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