La storia di una lotta ultradecennale
Dagli abbattimenti ai contagi azzerati: percorso con tanti ostacoli e polemiche
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NUORO. La lotta ultradecennale alla malattia endemica che affligge il comparto suinicolo ha registrato il punto di svolta con gli abbattimenti dei suini irregolari nella “zona rossa” che comprende alcuni comuni a cavallo tra il Nuorese e l’Ogliastra.
Una misura drastica, portata avanti a partire dal 2018 in un clima di tensione dall’Unità di progetto per l’eradicazione della peste suina africana, servita, tuttavia, a decretare l'unico fatto rilevante: la riduzione ai minimi termini della circolazione virale. Fu un periodo duro, costellato di polemiche anche feroci, sfociate persino in atti intimidatori. Ma l’obiettivo venne raggiunto e ora i benefici potrebbero diventare tangibili.
Le azioni di depopolamento, che hanno interessato oltre 5mila esemplari non iscritti ai registri, erano state chieste dapprima dal commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare, il lituano Vytenis Andriukaitis, e poi dal suo successore, la cipriota Stella Kyriakides.
La stessa che, all’inizio dello scorso anno aveva “punito” la Sardegna con la cosiddetta “Decisione di esecuzione 2021/123”, provvedimento che aveva lasciato l’embargo sulla carne e sui prodotti della filiera suinicola. Gli ultimi report, decisamente positivi perché fotografavano un territorio finalmente indenne dal virus, a febbraio scorso non erano serviti.
Le attività dell’Udp, e prima ancora dei servizi veterinari impegnati sul campo, avevano ridotto drasticamente il numero dei potenziali veicoli della malattia ma lo stop agli abbattimenti degli ultimi due anni non aveva, di fatto, consentito di percorrere l’ultimo tratto verso il traguardo.
La decisione sullo sblocco dell’export, tra le altre cose, era proprio subordinato agli abbattimenti degli ultimi capi irregolari rimasti nella zona rossa. Gli abbattimenti sono ripresi quest’autunno con centinaia di maiali abbattuti nei territori di Villagrande, Talana, Orgosolo e Desulo, pochissimi dei quali risultati sieropositivi.
La lotta alla peste suina africana in Sardegna è un “affaire” che dura da decenni. Esattamente da 44 anni, da quando, nel lontano 1978 si registrò il primo focolaio. Innumerevoli sono stati gli sforzi per uscire dal tunnel, a partire da quelli messi in campo dai tanti allevatori che si sono messi in regola. E che ora intravedo la possibilità di commercializzare i loro prodotti.
Una misura drastica, portata avanti a partire dal 2018 in un clima di tensione dall’Unità di progetto per l’eradicazione della peste suina africana, servita, tuttavia, a decretare l'unico fatto rilevante: la riduzione ai minimi termini della circolazione virale. Fu un periodo duro, costellato di polemiche anche feroci, sfociate persino in atti intimidatori. Ma l’obiettivo venne raggiunto e ora i benefici potrebbero diventare tangibili.
Le azioni di depopolamento, che hanno interessato oltre 5mila esemplari non iscritti ai registri, erano state chieste dapprima dal commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare, il lituano Vytenis Andriukaitis, e poi dal suo successore, la cipriota Stella Kyriakides.
La stessa che, all’inizio dello scorso anno aveva “punito” la Sardegna con la cosiddetta “Decisione di esecuzione 2021/123”, provvedimento che aveva lasciato l’embargo sulla carne e sui prodotti della filiera suinicola. Gli ultimi report, decisamente positivi perché fotografavano un territorio finalmente indenne dal virus, a febbraio scorso non erano serviti.
Le attività dell’Udp, e prima ancora dei servizi veterinari impegnati sul campo, avevano ridotto drasticamente il numero dei potenziali veicoli della malattia ma lo stop agli abbattimenti degli ultimi due anni non aveva, di fatto, consentito di percorrere l’ultimo tratto verso il traguardo.
La decisione sullo sblocco dell’export, tra le altre cose, era proprio subordinato agli abbattimenti degli ultimi capi irregolari rimasti nella zona rossa. Gli abbattimenti sono ripresi quest’autunno con centinaia di maiali abbattuti nei territori di Villagrande, Talana, Orgosolo e Desulo, pochissimi dei quali risultati sieropositivi.
La lotta alla peste suina africana in Sardegna è un “affaire” che dura da decenni. Esattamente da 44 anni, da quando, nel lontano 1978 si registrò il primo focolaio. Innumerevoli sono stati gli sforzi per uscire dal tunnel, a partire da quelli messi in campo dai tanti allevatori che si sono messi in regola. E che ora intravedo la possibilità di commercializzare i loro prodotti.
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