I killer appostati sotto casa pastore ucciso a fucilate
di Valeria Gianoglio
Terrore a Oliena: Tonino Corrias, 58 anni, era sfuggito già due volte alla morte
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INVIATA A OLIENA. Alle 6.40 del mattino, quando il buio e l’aria gelida ancora avvolgono via Massaua, via Depretis, e il rione Sos Arancios, ad appena quaranta metri dall’ingresso del municipio, nelle case intorno sentono in maniera distinta otto botti fragorosi e scadenzati. «Prima ne ho sentito due, poi altri sei appresso e tutto al rallentatore, quasi con calma. All’inizio ho pensato a petardi, ma poi ho sentito le urla, una donna che gridava “Aiuto, aiutatemi”, così mi sono affacciata dalla veranda, ho visto Gaspare un mio vicino che correva, l’ho visto passare veloce veloce, e sono scesa giù anche io in babbucce e pigiama», spiega la vicina Maria Laura, studentessa a Nuoro in Scienze infermieristiche.
Ma quello che vede, a pochi metri, proprio nel punto dove si intersecano via Massaua e via Depretis, è decisamente qualcosa di molto diverso dal segnale inequivocabile di un momento di ritrovo o di qualche ragazzata. Attorno alla Ford Fiesta blu ci sono la moglie e i due figli di Tonino Corrias, 58 anni, pastore da sempre, che negli ultimi 21 anni era scampato a due tentativi di omicidio: il primo, quando era insieme al padre Pietro, nel 2001, il secondo, invece, nel 2015.
Stavolta l’allevatore di Oliena, non ce l’ha fatta. Stavolta, pochi secondi dopo che aveva aperto lo sportello dell’auto per sedersi al posto di guida, fare retromarcia per imboccare una stradina, e raggiungere come ogni mattina il suo terreno di campagna e i suoi animali, ha visto in faccia la morte: ha tentato di buttarsi sul sedile laterale per sfuggire ai pallettoni, ma questa volta la fine non ha potuto schivarla.
Otto fucilate esplose quasi al rallentatore, dunque, hanno sentito i vicini e chi abita attorno al palazzo del Comune. Per i carabinieri, stando alle prime indagini, i colpi esplosi dovrebbero essere qualcuno in meno: sei o sette. «Stavo stendendo i panni, mi alzo presto per studiare, ma quando ho sentito gli otto colpi ho capito che non erano petardi, era una cosa che non finiva – racconta ancora la vicina – così sono uscita nel viottolo, in babbucce. Non riuscivo a capire da dove venissero i rumori, poi ho visto Gaspare il mio vicino che correva e sono andata appresso a lui. C’erano una donna che chiedeva aiuto, e un bambino che piangeva, non capivo. Mi sono avvicinata alla macchina, ero sotto choc, ma studio infermieristica e volevo capire se si poteva fare qualcosa ... volevo sentire il polso carotideo, ma nella fretta non trovavo guanti in lattice, non ne avevano lì, e allora mi sono fermata». E in via Massaua sono attimi dove i tentativi generosi di soccorso si mescolano alla tragedia, alle urla di una moglie, al dolore di due figli che in pochi secondi hanno perso il padre qualche istante dopo averlo salutato. Attorno alla Fiesta, dopo le fucilate, Carmen, la moglie di Tonino Corrias, non si sposta di un millimetro. «Lasciatelo, lasciatelo». A stento, poco dopo, qualche conoscente riuscirà a farla allontanare e a stringerla in un abbraccio pieno di affetto e di umana comprensione. E attorno all’auto si stringono anche i due figli dell’allevatore, Pietro, 18 anni, e Giovanni, 10 anni. «Meno male che stamattina in macchina con Tonino non c’era anche Giovanni, che spesso andava con il padre in campagna ... non ci voglio pensare ... » commentano, spaventati, altri residenti della zona.
Poco dopo i commenti e ricordi lasciano spazio ai rituali post omicidio. I carabinieri del Ris e della compagnia di Nuoro recintano la zona, coprono il corpo, bloccano l’accesso alla strada da diversi punti, sbarrano il passaggio da una vicina scalinata. E attendono che da Nuoro arrivino gli inquirenti. Passeranno poche decine di minuti, e nella stradina dove già il reparto di investigazioni scientifiche del comando provinciale dell’Arma compie i primi passaggi del suo lavoro, arrivano la procuratrice Patrizia Castaldini e il sostituto Ireno Satta, titolare dell’inchiesta sull’omicidio.
Le indagini cominciano, e se la storia insegna qualcosa, non saranno facili nemmeno questa volta. A poca distanza, intanto, la moglie dell’allevatore ucciso, Carmen, non trattiene le urla disperate: «Lasciatelo, lasciatelo» ripete, mentre a pochi metri di distanza arrivano il carro funebre e il carro attrezzi. «Deus nos aggiudede», che Dio ci aiuti, ripetono i presenti poco prima di lasciare la via.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ma quello che vede, a pochi metri, proprio nel punto dove si intersecano via Massaua e via Depretis, è decisamente qualcosa di molto diverso dal segnale inequivocabile di un momento di ritrovo o di qualche ragazzata. Attorno alla Ford Fiesta blu ci sono la moglie e i due figli di Tonino Corrias, 58 anni, pastore da sempre, che negli ultimi 21 anni era scampato a due tentativi di omicidio: il primo, quando era insieme al padre Pietro, nel 2001, il secondo, invece, nel 2015.
Stavolta l’allevatore di Oliena, non ce l’ha fatta. Stavolta, pochi secondi dopo che aveva aperto lo sportello dell’auto per sedersi al posto di guida, fare retromarcia per imboccare una stradina, e raggiungere come ogni mattina il suo terreno di campagna e i suoi animali, ha visto in faccia la morte: ha tentato di buttarsi sul sedile laterale per sfuggire ai pallettoni, ma questa volta la fine non ha potuto schivarla.
Otto fucilate esplose quasi al rallentatore, dunque, hanno sentito i vicini e chi abita attorno al palazzo del Comune. Per i carabinieri, stando alle prime indagini, i colpi esplosi dovrebbero essere qualcuno in meno: sei o sette. «Stavo stendendo i panni, mi alzo presto per studiare, ma quando ho sentito gli otto colpi ho capito che non erano petardi, era una cosa che non finiva – racconta ancora la vicina – così sono uscita nel viottolo, in babbucce. Non riuscivo a capire da dove venissero i rumori, poi ho visto Gaspare il mio vicino che correva e sono andata appresso a lui. C’erano una donna che chiedeva aiuto, e un bambino che piangeva, non capivo. Mi sono avvicinata alla macchina, ero sotto choc, ma studio infermieristica e volevo capire se si poteva fare qualcosa ... volevo sentire il polso carotideo, ma nella fretta non trovavo guanti in lattice, non ne avevano lì, e allora mi sono fermata». E in via Massaua sono attimi dove i tentativi generosi di soccorso si mescolano alla tragedia, alle urla di una moglie, al dolore di due figli che in pochi secondi hanno perso il padre qualche istante dopo averlo salutato. Attorno alla Fiesta, dopo le fucilate, Carmen, la moglie di Tonino Corrias, non si sposta di un millimetro. «Lasciatelo, lasciatelo». A stento, poco dopo, qualche conoscente riuscirà a farla allontanare e a stringerla in un abbraccio pieno di affetto e di umana comprensione. E attorno all’auto si stringono anche i due figli dell’allevatore, Pietro, 18 anni, e Giovanni, 10 anni. «Meno male che stamattina in macchina con Tonino non c’era anche Giovanni, che spesso andava con il padre in campagna ... non ci voglio pensare ... » commentano, spaventati, altri residenti della zona.
Poco dopo i commenti e ricordi lasciano spazio ai rituali post omicidio. I carabinieri del Ris e della compagnia di Nuoro recintano la zona, coprono il corpo, bloccano l’accesso alla strada da diversi punti, sbarrano il passaggio da una vicina scalinata. E attendono che da Nuoro arrivino gli inquirenti. Passeranno poche decine di minuti, e nella stradina dove già il reparto di investigazioni scientifiche del comando provinciale dell’Arma compie i primi passaggi del suo lavoro, arrivano la procuratrice Patrizia Castaldini e il sostituto Ireno Satta, titolare dell’inchiesta sull’omicidio.
Le indagini cominciano, e se la storia insegna qualcosa, non saranno facili nemmeno questa volta. A poca distanza, intanto, la moglie dell’allevatore ucciso, Carmen, non trattiene le urla disperate: «Lasciatelo, lasciatelo» ripete, mentre a pochi metri di distanza arrivano il carro funebre e il carro attrezzi. «Deus nos aggiudede», che Dio ci aiuti, ripetono i presenti poco prima di lasciare la via.
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