I turisti sulle tracce dei santi sardi
Siglato un protocollo d’intesa Regione-Cei per promuovere i percorsi religiosi
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CAGLIARI. Laconi o Gesturi piccole Assisi sarde in onore di Sant’Ignazio o Fra’ Nicola. Tappe di un cammino francescano che fa scoprire l’interno dell’isola anche a ottobre o a marzo. Magari ampliando la platea dei visitatori-camminatori anche ai turisti che arrivano con navi e aerei. Soltanto due esempi. Perché ora Regione, diocesi e comuni hanno unito le forze per portare le vacanze religiose in tutti gli angoli della Sardegna con una tradizione mistica da raccontare. Le guide non saranno i classici esperti di sentieri e monumenti, dovranno saper guidare il visitatore accompagnandolo anche spiritualmente. Cinque cammini religiosi hanno già aperto una strada, da Santa Barbara a Santu Jacu, passando per San Giorgio, Sant’Efisio e Nostra Signora di Bonaria. Più altri tre sono in fase di riconoscimento: 100 torri, la via dei santuari, cammino dei martiri. Ma non si deve per forza camminare: si può anche scegliere una sola destinazione visitare case di santi o di frati, ammirare crocifissi, dipinti o chiese.
Si può fare turismo anche con la fede. Per questo ieri mattina è stato siglato un protocollo d’intesa tra Regione e Conferenza episcopale sarda: «Una giornata storica - ha spiegato l’assessore regionale al Turismo Gianni Chessa - che apre un nuovo scenario. Coinvolge 3200 chilometri di percorsi con l’obbiettivo di destagionalizzare e valorizzare le zone interne».
Nel documento sono compresi cammini, destinazioni di pellegrinaggio, percorsi francescani, itinerari spirituali: «Non si può fare turismo religioso senza le diocesi - ha detto il presidente della Cei sarda Antonello Mura - se un camminatore arriva in Sardegna può trovare un supporto di accompagnamento spirituale. Lavoriamo quindi per la formazione: non basta aprire le chiese, noi possiamo mettere a disposizione la nostra organizzazione». Un progetto che parte da lontano: «Ci stiamo lavorando dal 2012 - ha detto il sindaco di Galtellì, Giovanni Santo Porcu - accogliamo già ogni anno tanti fedeli. Ma questo protocollo dà spessore al progetto e consentirà di portare questi percorsi anche fuori dalla Sardegna. Importanti anche le diocesi per far conoscere questi tesori in maniera adeguata e ordinata. Pronti anche i comuni: non ci chiudiamo a riccio, disponili a unire le forze».
I comuni in campo sono 256. Ora stesura definitiva e le firme di Regione e Conferenza episcopale. Il protocollo diventerà presto operativo con attività pratiche. (s.a)
Si può fare turismo anche con la fede. Per questo ieri mattina è stato siglato un protocollo d’intesa tra Regione e Conferenza episcopale sarda: «Una giornata storica - ha spiegato l’assessore regionale al Turismo Gianni Chessa - che apre un nuovo scenario. Coinvolge 3200 chilometri di percorsi con l’obbiettivo di destagionalizzare e valorizzare le zone interne».
Nel documento sono compresi cammini, destinazioni di pellegrinaggio, percorsi francescani, itinerari spirituali: «Non si può fare turismo religioso senza le diocesi - ha detto il presidente della Cei sarda Antonello Mura - se un camminatore arriva in Sardegna può trovare un supporto di accompagnamento spirituale. Lavoriamo quindi per la formazione: non basta aprire le chiese, noi possiamo mettere a disposizione la nostra organizzazione». Un progetto che parte da lontano: «Ci stiamo lavorando dal 2012 - ha detto il sindaco di Galtellì, Giovanni Santo Porcu - accogliamo già ogni anno tanti fedeli. Ma questo protocollo dà spessore al progetto e consentirà di portare questi percorsi anche fuori dalla Sardegna. Importanti anche le diocesi per far conoscere questi tesori in maniera adeguata e ordinata. Pronti anche i comuni: non ci chiudiamo a riccio, disponili a unire le forze».
I comuni in campo sono 256. Ora stesura definitiva e le firme di Regione e Conferenza episcopale. Il protocollo diventerà presto operativo con attività pratiche. (s.a)
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