La Nuova Sardegna

Tra baby squillo e droga l’inchiesta ora si sdoppia

di Marco Bittau
Tra baby squillo e droga l’inchiesta ora si sdoppia

L’ipotesi dell’overdose è la più accreditata: si aprono nuovi filoni investigativi

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OLBIA. Dal giro di baby squillo a Olbia alla droga, ora sono due le inchieste che si intrecciano intorno alle ultime ore di vita di Eduard Mihai, ventenne di origine romena, morto per una probabile overdose di cocaina la notte tra il 17 e il 18 gennaio in un hotel del centro di Firenze, dove si trovava con la complice, una ragazzina appena 18enne di Pozzomaggiore. Entrambi erano stati appena scarcerati e destinati agli arresti domiciliari in Sardegna, lei a Pozzomaggiore dove adesso si trova e lui a Olbia, dove non è mai arrivato. Giovedì sera il medico legale ha effettuato l’autopsia disposta dalla magistratura toscana, ma il risultato si conoscerà soltanto nei prossimi giorni. Allo stato delle indagini, l’ipotesi dell’overdose resta la più accreditata.

Resta da accertare dove e come Eduard Mihai si è procurato la droga da portare e consumare nell’hotel, l’ultimo “festino” prima della partenza in nave per la Sardegna. È un secondo ramo d’indagine su cui stanno indagando i carabinieri della stazione Uffizi, coordinati dal comando provinciale di Firenze. Droga facile, sembrerebbe, nel senso che il giovane a Firenze sapeva come, dove e da chi procurarla rapidamente e a buon prezzo.

Certo è che scavare nel passato di Eduard Mihai è come fare un viaggio all’inferno, senza ritorno. L’inchiesta di Firenze, infatti, si intreccia con quella ben più clamorosa condotta sin dallo scorso aprile dagli investigatori della sezione anticrimine della polizia di Olbia, guidata dal commissario Lino Collu e coordinata dal vice questore Fabio Scanu. Gli agenti avevano scoperto il terribile giro di baby squillo organizzato in città da Mihai e dalla sua complice 18enne di Pozzomaggiore. Nel vortice i due avevano trascinato anche due studentesse olbiesi di 17 anni, reclutate sul web attraverso un sito di incontri a luci rosse. Tanto sesso e tanta droga. Anche dieci appuntamenti al giorno, a domicilio o nei bed&breakfast, ha raccontato una delle ragazze.

Quando i poliziotti di Olbia hanno chiuso il cerchio dell’indagine per Mihai e la complice lo scorso ottobre è scattato l’arresto, a Firenze, dove i due si erano temporaneamente trasferiti per allargare il loro giro d’affari. Nuovi incontri con nuovi clienti. Pesanti come macigni le accuse a loro carico: favoreggiamento, sfruttamento e induzione alla prostituzione, anche nei confronti di minori, oltre la detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti. Un bagaglio insostenibile per due giovanissimi. E inquietante soprattutto il ritratto di lui, Mihai, tracciato dalle forze dell’ordine: aspirante boss, scaltro e sfrontato, zero scrupoli e pronto a tutto. Per uno che ha appena vent’anni è già un profilo da film choc alla Quentin Tarantino.

Il difensore della coppia, l’avvocato Eros Masuri aveva chiesto per entrambi la misura cautelare degli arresti domiciliari, concessi dal giudice lunedì 17 gennaio. Addio Firenze, si ritorna in Sardegna, ma la storia prende un’altra piega e da quel momento per una notte si perdono le tracce della coppia. Per gli investigatori c’è tutta una sera da ricostruire. Certo è che prima di imbarcarsi sulla nave in partenza l’indomani da Livorno, Eduard Mihai e la complice decidono di passare una notte a Firenze. Scelgono un bell’hotel del centro, ma prima si procurano la droga, cocaina quanto basta forse per festeggiare la scarcerazione. Vanno a colpo sicuro: sanno dove e come comprarla. Quando ritornano nell’hotel per trascorrere la notte sono già fuori dai radar. Si spegne la luce, Mihai muore e la sua compagna precipita in un altro incubo. Non è ancora chiaro se a dare l’allarme è stata la stessa ragazzina oppure il personale di servizio dell’hotel la mattina del 18 gennaio, martedì. Dettagli dell’inchiesta. Ciò che conta davvero è che da questo momento tutto questo orrore è sulle spalle di una ragazzina di 18 anni. Sola e in un mare di guai.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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