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L’addio commosso a Tonino: «Fermi all’età della pietra»

L’addio commosso a Tonino: «Fermi all’età della pietra»

Dure parole del parroco nell’omelia funebre: «L’odio è una pillola di veleno» Appello ai giovani del paese: «Vi invito a ritrovare uno spirito nuovo di fraternità»

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DALL’INVIATA A OLIENA. «Oggi a piangere con noi c’è anche Dio, offeso dal vedere trasgredito il suo quinto comandamento, offeso dal vedere che alcuni suoi figli, dopo duemila anni dall’incarnazione di Cristo, siano ancora quelli della pietra e della fionda, e ci contrapponiamo gli uni agli altri, anziché lasciarci guidare dalla sua parola. Scegliamo di vivere nella cattiveria e nel peccato». Dall’altare della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, e davanti alla bara coperta da un cuscino di rose rosse, che custodisce il corpo martoriato di Tonino Corrias, il parroco don Giuseppe Cheri va dritto al punto. Davanti ai familiari dell’allevatore ucciso, alla moglie Carmen, ai due figli Pietro e Giovanni, alla sorella e al cognato, circondati dall’affetto degli amici, il sacerdote non nomina in modo esplicito la parola “faida”, né il termine “vendetta”, o perdono, ma ricordando “divisioni”, “incomprensioni” e odio, è come se lo avesse fatto. E per l’intera predica, il suo sforzo da pastore di anime, e da guida religiosa di una comunità ferita, segue un unico filo conduttore: l’obiettivo di una pace duratura, che avvolga Oliena, che resista al tempo e che non si spezzi d’improvviso, come è successo all’alba di giovedì.

«L’altra mattina – ricorda don Cheri – quando ho ricevuto il messaggio, che a pochi passi dalla casa comunale, e dalla casa di Dio, si era consumato questo atroce delitto, ebbi come l’impressione che una cappa di nebbia mi scendesse sulla testa e mi avvolgesse, impedendomi quasi di pensare. D’istinto presi il rosario e iniziai a pregare, perché non credo che esistano parole umane che possano giustificare questo tragico gesto. In questo momento possiamo metterci in ascolto delle parole che la liturgia ci dona, e sono parole di vita e di speranza, nonostante la presenza della salma del nostro fratello». «Tempo fa lessi – continua il parroco, dall’altare – una frase che mi rimase scolpita nella mente e che oggi mi sento di condividere con voi: l’odio è come una pillola di veleno, mentre pensi che la stai dando alla persona che odi, in realtà la prendi tu e poco alla volta, giorno dopo giorno, ti distrugge. Carissimi fratelli e sorelle, ricordiamoci che l’odio è il contrario di ciò che Gesù ci ha insegnato . Lui ci ha detto “amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”».

Tra le navate della chiesa di Sant’Ignazio non vola nemmeno una mosca. Seduti a pochi passi dall’altare, sulla sinistra, anche i compagni di classe, alle scuole elementari, di Giovanni, il figlio più piccolo dell’allevatore ucciso, non fiatano nemmeno loro. «In questo momento di sofferenza e di dolore, mi rivolgo a tutti voi, cari figli, vi invito ad avere uno spirito nuovo di fraternità. Vi chiedo fortemente di tornare a Dio, perché solo con lui potremo superare divisioni e incomprensioni presenti nello nostre famiglie e nella nostra comunità. Concludo rivolgendo un pensiero alla signora Carmen, ai figli, Pietro e Giovanni, ai familiari tutti: in questo momento di immenso dolore, ricordatevi una cosa: che non siete soli. La comunità tutta vi è vicina, Maria è con voi, Dio è con voi. Preghiamo insieme perché vi concedano la forza e il coraggio di riprendere il cammino della vita». (v.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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