La Nuova Sardegna

La nuova minaccia è la mafia nigeriana

di Mauro Lissia
La nuova minaccia è la mafia nigeriana

In aumento reati sessuali e stalking. La pandemia non ha reso più efficiente la macchina della giustizia: prescrizioni raddoppiate

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CAGLIARI. La novità sul fronte penale è l’arrivo nell’isola della mafia nigeriana a Sassari e a Cagliari: opera con gerarchie e riti interni segretissimi nel narcotraffico e nella tratta delle giovani donne destinate alla prostituzione. Va a braccetto con la malavita campana e sta invadendo lentamente aree della criminalità tradizionale, con un trend pericolosamente in crescita. A segnalare l’ennesima minaccia alla sicurezza dell’isola sono state la presidente della Corte d’Appello Gemma Cucca e l’avvocata generale Maria Gabriella Pintus nelle due relazioni che hanno aperto l’anno giudiziario 2022, una cerimonia che il Covid ha trasformato in un incontro per pochi intimi, dove la consueta fotografia della giustizia è rimasta in bianco e nero malgrado l’impegno della magistratura e del personale giudiziario messo a dura prova dalla pandemia. Vuoti negli organici, carenza di mezzi, riforme che zoppicano e che non riformano nulla: gli anni passano e le doglianze restano quelle, nonostante il rilancio forzato del processo telematico nel civile e l’imminente allestimento dell’ufficio del processo nel penale, con 245 assunzioni, alimentino pacate speranze di riscossa. Per adesso nel penale si registra il raddoppio dei reati prescritti: erano 278 nel periodo precedente, sono state 591 nell’anno appena concluso.

Il dato emotivamente più atteso del consuntivo 2021 riguarda sempre la tendenza dei reati, che seguono quella della società: segno meno per i delitti contro l’amministrazione pubblica (365 contro i 388 dell’anno precedente) di cui 44 peculati quasi tutti in Consiglio regionale, 21 fatti di corruzione e 3 concussioni. Nessun procedimento è stato aperto per reati di mafia, mentre quelli per omicidio sono 8, due le donne uccise. Crescono insieme alle pene relative gli omicidi stradali (36, sono 8 in più) mentre decollano pericolosamente i delitti contro la libertà sessuale: sono stati 237 contro 207. Segno più anche per lo stalking (347 contro 260) mentre salgono a 26 i reati di pornografia minorile. Nel complesso i procedimenti in questo settore penale sono 646 ed erano 507 l’anno prima, con il sospetto che al di là dei fatti sia finalmente cresciuta fra le vittime la determinazione a denunciarli.

Non è tutto qui, naturalmente: i dati raccolti dalla Corte d’Appello indicano una crescita costante dei maltrattamenti in famiglia (539) ma a tenere banco nei tribunali rimane anche nel 2021 il reato dei reati: il traffico di stupefacenti. I procedimenti registrati sono 524 nell’isola, 80 in più dell’anno precedente, a dimostrare ancora una volta che la via della repressione in questo campo non paga. A questi vanno aggiunti i processi riferiti alla coltivazione clandestina della cannabis, spesso mascherata dalla coltura di cannabis sativa, quella terapeutica. Se calano leggermente i furti e sono stabili i numeri dei reati finanziari le sedi dei tribunali hanno incamerato nel 2021 qualcosa come 93 procedimenti per inquinamento, nel complesso 347 fascicoli legati a danni ambientali. Ancora: la crisi economica ha riportato indietro l’orologio giudiziario che segna i reati tributari, che sono stati 176. In aumento anche i reati informatici, soprattutto le frodi. Fra i reati “locali” i vertici della magistratura sarda segnalano fra gli altri le lottizzazioni abusive a Tempio Pausania, che vuol dire Olbia, e gli incendi boschivi concentrati su Oristano. In leggera diminuzione i procedimenti legati all’immigrazione.

Impossibile non fare cenno al problema eterno degli organici, causa diretta delle lentezze giudiziarie: la situazione di Nuoro viene definita disastrosa dalla Procura generale e il dato numerico - 50 per cento di scopertura - conferma la valutazione. Va male anche a Oristano (34,38% di posti scoperti) e a Tempio, dove mancano otto impiegati e non è prevista la figura del dirigente. Infine la magistratura: all’organico complessivo manca il 20 per cento delle toghe, con ricadute inevitabili sull’efficienza del sistema e sui tempi di definizione dei processi penali e di quelli civili.



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