La Nuova Sardegna

Un colpo di grazia alla testa l’ultimo oltraggio a Corrias

di Valeria Gianoglio
Un colpo di grazia alla testa l’ultimo oltraggio a Corrias

L’allevatore raggiunto da otto fucilate e finito con l’ultima sparata a bruciapelo

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INVIATA A OLIENA. Otto colpi di fucile da caccia, calibro 12, caricato a pallettoni, e quindici di questi che in parte lo hanno raggiunto alle spalle e alla nuca, hanno crivellato la Ford Fiesta blu scuro colpendo il lunotto posteriore, gli sportelli del lato guida e frantumando i finestrini. E uno, quello letale, esploso da molto vicino, che lo ha raggiunto alla testa, gli ha sfigurato il volto, e non gli ha lasciato scampo. Il colpo di grazia. Come per essere certi che questa volta i conti con un passato lontano fossero chiusi, e per sempre, dopo i primi due tentativi falliti del 2001 e del 2015.

L’autopsia, eseguita venerdì nella sala settoria dell’ospedale San Francesco di Nuoro dal medico legale Matteo Nioi, ha confermato quello che i vicini di casa di Tonino Corrias hanno avvertito in maniera distinta al momento del delitto. Otto colpi, dunque, proprio come ha ricordato, ancora parecchio scossa, la vicina Maria Laura, studentessa in Scienze infermieristiche e tra le prime, a intervenire, giovedì all’alba tra via Massaua e via Depretis, attorno alla Ford Fiesta dove l’allevatore era stato appena colpito a morte dal killer.

Sulla scena, molto probabilmente, c’erano due assassini. Come spesso succede, infatti, quando si preparano e si compiono delitti del genere, difficilmente si va da soli, ma si va almeno in due: uno col compito di sparare, l’altro, invece, a tenere d’occhio il luogo prescelto e ad avvisare, in caso di sguardi indiscreti. Intorno alle 6.40 di giovedì mattina, dunque, in via Massaua, a Oliena, stando agli ultimi risultati delle analisi, c’erano due persone ma ancora non si sa con certezza se a esplodere i colpi siano state entrambe.

Gli investigatori, attorno a queste ipotesi, stanno lavorando proprio in queste ore. In teoria, a esplodere otto colpi potrebbe anche essere stato un solo fucile da caccia, a patto che fosse stato preparato in modo opportuno e che quindi gli sia stato tolto il cosiddetto “limitatore”, che impedisce all’arma di esplodere più di qualche fucilata. Ma al momento non è escluso che giovedì mattina, poco prima dell’alba, tra via Massaua e via Depretis, possano essere entrati in azione due fucili. Solo la fine degli esami del reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri potrà stabilirlo con sicurezza.

Per ora, tuttavia, se esiste una certezza, è sul numero di fucilate esplose – sono otto – e su quello dei pallettoni che hanno raggiunto l’auto di Tonino Corrias e il corpo dell’allevatore: sono quindici. L’altra certezza è che sul luogo del delitto, quando sono intervenuti i carabinieri del Ris e della compagnia di Nuoro, sono stati raccolti sette bossoli da caccia, insieme a un ottavo bossolo, rimasto inesploso.

Anche gli accertamenti tecnici e i primi risultati dell’autopsia, dunque, al momento confermano nella sostanza il racconto dei vicini di casa di Tonino Corrias.

«Prima ho sentito due botti, poi altri sei appresso e tutto al rallentatore, quasi con calma – ha raccontato, poche ore dopo il delitto, una vicina –. All’inizio ho pensato a petardi, ma poi ho sentito le urla, ho sentito una donna che gridava “Aiuto, aiutatemi”, così mi sono affacciata dalla veranda, ho visto Gaspare un mio vicino che correva, l’ho visto passare veloce veloce, e sono scesa giù anche io in babbucce e pigiama». Ed è allora che la vicina a poca distanza ha visto Carmen, la moglie di Tonino Corrias, e i due figli, Pietro e Giovanni, attorno all’auto del padre che era stata appena crivellata di colpi.

Questa volta, dunque i killer, venuti da chissà dove, hanno voluto essere certi di non sbagliare. E anche per questo, secondo gli inquirenti, non è escluso che avessero due fucili, e non uno solo, ben stretti tra le braccia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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