I moderati agitano il centrodestra
Nel mirino la riforma elettorale e la svolta verso un sistema proporzionale
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[FIRMA&LUOGO]di Marcello Campo
<MC>ROMA
[TESTO]Il passo principale, l'architrave di tutta l'operazione è una riforma proporzionale: poi il passo successivo sarà creare una federazione e in prospettiva un partito unitario dei moderati italiani per sancire definitivamente la fine della ormai esanime Seconda Repubblica.
È una suggestione che da tempo anima il variegato mondo centrista, oggi diviso in tante forze minori, ma che ora torna in auge dopo il passo di lato del Cavaliere. Una mossa che viene letta come il segnale atteso da tempo, quel «libera tutti», necessario per tornare a essere determinanti nel futuro della politica italiana. Preoccupati da un centrodestra a trazione sovranista, dubbiosi sulla reale volontà di Salvini di tutelare il pluralismo della coalizione sempre più «destra-destra», in tanti lavorano a un rassemblement centrista, atlantico, europeista, popolare e liberale, non più «ostaggio» di quel berlusconismo senza più Berlusconi, considerato ormai un' eredità ormai ingombrante di quel bipolarismo muscolare, ormai morto e sepolto. Un sistema basato sul maggioritario che - insistono i centristi - non ha garantito assolutamente la stabilità, ma anzi ha prodotto tantissimi governi tecnici.
È quanto pensano in molti, seppure tra mille sfumature all'interno delle tante formazioni centriste, da Coraggio Italia a Italia Viva, da Azione a Noi per l'Italia, a Più Europa. Ma anche all'interno del Pd e di Forza Italia. Proprio nel partito azzurro, a tante e tanti non è piaciuto il fatto che a leggere la nota del Cavaliere sia stata Licia Ronzulli e non il coordinatore Antonio Tajani. C'è chi teme che l'assenza, anche fisica, dopo alcuni giorni di controlli al San Raffaele, del Cavaliere nelle trattative per il Colle possa provocare un big bang della coalizione.
Sul fronte riforma, il blocco Meloni-Salvini è convintamente per il maggioritario. Ma diversi centristi, confidano che proprio la posizione del Capitano potrebbe cambiare. «Oggi che è primo nella coalizione il maggioritario gli va bene. Ma in futuro - si chiedono in molti - se dovesse trovarsi sotto FdI, allora sarebbe felice di trattare i collegi con Giorgia Meloni da una posizione di debolezza? ».
<MC>ROMA
[TESTO]Il passo principale, l'architrave di tutta l'operazione è una riforma proporzionale: poi il passo successivo sarà creare una federazione e in prospettiva un partito unitario dei moderati italiani per sancire definitivamente la fine della ormai esanime Seconda Repubblica.
È una suggestione che da tempo anima il variegato mondo centrista, oggi diviso in tante forze minori, ma che ora torna in auge dopo il passo di lato del Cavaliere. Una mossa che viene letta come il segnale atteso da tempo, quel «libera tutti», necessario per tornare a essere determinanti nel futuro della politica italiana. Preoccupati da un centrodestra a trazione sovranista, dubbiosi sulla reale volontà di Salvini di tutelare il pluralismo della coalizione sempre più «destra-destra», in tanti lavorano a un rassemblement centrista, atlantico, europeista, popolare e liberale, non più «ostaggio» di quel berlusconismo senza più Berlusconi, considerato ormai un' eredità ormai ingombrante di quel bipolarismo muscolare, ormai morto e sepolto. Un sistema basato sul maggioritario che - insistono i centristi - non ha garantito assolutamente la stabilità, ma anzi ha prodotto tantissimi governi tecnici.
È quanto pensano in molti, seppure tra mille sfumature all'interno delle tante formazioni centriste, da Coraggio Italia a Italia Viva, da Azione a Noi per l'Italia, a Più Europa. Ma anche all'interno del Pd e di Forza Italia. Proprio nel partito azzurro, a tante e tanti non è piaciuto il fatto che a leggere la nota del Cavaliere sia stata Licia Ronzulli e non il coordinatore Antonio Tajani. C'è chi teme che l'assenza, anche fisica, dopo alcuni giorni di controlli al San Raffaele, del Cavaliere nelle trattative per il Colle possa provocare un big bang della coalizione.
Sul fronte riforma, il blocco Meloni-Salvini è convintamente per il maggioritario. Ma diversi centristi, confidano che proprio la posizione del Capitano potrebbe cambiare. «Oggi che è primo nella coalizione il maggioritario gli va bene. Ma in futuro - si chiedono in molti - se dovesse trovarsi sotto FdI, allora sarebbe felice di trattare i collegi con Giorgia Meloni da una posizione di debolezza? ».
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