La Nuova Sardegna

Tra Covid e cambi contati i 28 sardi pronti al voto

di Alessandro Pirina
Tra Covid e cambi contati i 28 sardi pronti al voto

Cappellacci positivo sarà trasportato in ambulanza nel drive in della Camera

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INVIATO A ROMA. C’è chi è già al terzo presidente della Repubblica, ma ciononostante non nasconde l’emozione di leggere ancora il suo nome tra i grandi elettori. Ma la maggior parte della pattuglia sarda è al debutto nel voto per il Quirinale. La paura del Covid ha spinto molti parlamentari a desistere dal rientrare in Sardegna per il weekend, meglio prendersi il sicuro e rimanere a Roma. Così ha fatto anche Ugo Cappellacci, arrivato nella Capitale già venerdì e poi sabato risultato positivo (per la seconda volta) al Covid. «Sono quasi asintomatico, non posso lamentarmi», dice l’ex governatore, deputato di Forza Italia, che oggi (e così anche nei prossimi giorni) sarà accompagnato a Montecitorio da una ambulanza e voterà nel drive in allestito nel parcheggio della Camera. Sono invece arrivati ieri i tre grandi elettori scelti dal Consiglio regionale. Con il primo volo da Alghero sono atterrati il presidente del Consiglio, Michele Pais, e il suo predecessore, Gianfranco Ganau, questa volta in veste di esponente designato dall’opposizione. Più tardi da Cagliari il governatore Christian Solinas. «Ho una autonomia di 5 giorni, poi mi toccherà andare in lavanderia», scherza Ganau. Ma fino a un certo punto, anche perché la storia insegna che la scelta del presidente della Repubblica può andare per le lunghe. Molto per le lunghe, se pensiamo a Giovanni Leone eletto al 23esimo scrutinio o a Giuseppe Saragat al 21esimo. Ma non dovrebbe essere questo il caso. Perché - perlomeno a parole - tutti, da destra a sinistra passando per Renzi e 5 stelle, parlano di nome condiviso. Il problema però è individuarlo, anche se l’uscita di scena di Berlusconi ha sicuramente tolto un ostacolo alla possibile intesa.

E proprio per evitare di rompere questa tregua comunicativa il Pd ha deciso per oggi di votare scheda bianca. «Condivido la scelta del segretario Letta – dice Ganau al termine della riunione dei grandi eletori dem –, perché in questo modo si lavorerà per cercare una figura di alto livello che possa ottenere la compartecipazione di tutte le forze. La strategia del centrodestra di rivendicare il presidente per sé è miseramente fallita, ora si deve ragionare in un senso istituzionale ampio». «Berlusconi non aveva i numeri – aggiunge il deputato Andrea Frailis –. E non esiste alcun diritto di prelazione del centrodestra sul Quirinale. Ha detto bene Letta: ora servono scelte condivise insieme a tutti gli altri, nessuno escluso, su un nome di unità e autorevole». Parole che risuonano anche in casa 5 stelle. «Auspico una convergenza massima nella elezione del presidente – dice il deputato Alberto Manca –. Tutti i partiti devono assumersi la responsabilità di trovare la maggioranza più ampia possibile, anche per la situazione pandemica ed economica che abbiamo di fronte». Sul fronte opposto anche Cappellacci ha lo stesso obiettivo dichiarato da Pd e M5s, ma vede la strada più in salita. «Mi auguro si trovi un nome condiviso, come ha detto Berlusconi una figura dai valori europeisti, cristiani e moderati. Spero vada diversamente rispetto alla mia prima esperienza da grande elettore nel 2013, quando mi trovai costretto a votare Gigi Riva fino allo scrutinio finale quando fu rieletto Napolitano».

Insomma, tutti auspicano il candidato unitario, ma nessuno fa nomi. Anche se Giuseppe Luigi Cucca, senatore di Italia viva, ritiene che il dopo Mattarella appartenga «a quei 4 o 5 nomi che sono rimasti, la rosa si è ristretta». Quello che conta, aggiunge Cucca, «è che sia una figura politica, visti i delicati momenti che stiamo per affrontare. Dove non c’è la politica si rischiano sorprese». Nomi non ne fa, ma non crede che Renzi sarà l’ago della bilancia. «Lo sarebbe se si creasse un blocco a destra o un blocco a sinistra, ma non è questo l’intendimento». Auspica una donna invece Mara Lapia, capogruppo del Centro democratico. «Io aspetto di capire quali saranno gli orientamenti politici ma ho già le mie idee chiare – dice –. Se venisse eletta una donna sarebbe un risultato molto importante. Ma non una donna qualunque. Il presidente della Repubblica deve essere un uomo o una donna delle istituzioni per due motivi: deve conoscerle e non deve farsi manovrare».

Oggi, dunque, alle 15 si parte. Prima i senatori, poi i deputati, infine i delegati regionali. «Onorato di rappresentare la Sardegna in un momento istituzionalmente così alto», dice il presidente del Consiglio, il leghista Michele Pais, che insieme a Solinas ha partecipato all’incontro con Salvini e i grandi elettori di Lega-Psd’Az. «Un grande orgoglio rappresentare il popolo sardo in un momento così importante che va a completare un percorso iniziato dal basso, dal consiglio comunale – aggiunge il deputato dem Gavino Manca –. La situazione è complicata, c’è fermento. Confido nella quarta votazione». Altrimenti tutti in lavanderia.

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