Tre amiche e un desiderio: regalare felicità
Una sarda, le altre di Firenze e Milano: sono le ideatrici del gruppo con più di 260mila followers
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SASSARI. Tante amiche che chiedono aiuto, stanno cercando fratelli, sorelle, in moltissimi casi figli, e non sanno bene che fare. La legge è cambiata, la blindatura di un tempo non c’è più anche se resta altamente tutelato il diritto alla riservatezza. Ma l’ostacolo maggiore è lo scarso numero di informazioni da cui partire per riuscire a individuare chi si sta cercando. L’unione mai come in questi casi fa la forza, anzi le condivisioni di informazioni. Ecco allora l’idea, come raccontano le tre creatrici della pagina Facebook “Ti Cerco, appelli di persone che cercano le loro origini e i propri cari”, nata nel 2016. «Siamo tre amiche, tutte mamme e una di noi anche nonna, una delle tre è sarda, le altre di Firenze e di Milano. Ci siamo conosciute tramite un gruppo facebook che parla di bambini presi ingiustamente dalla giustizia. I casi di bambini fatti sparire erano talmente tanti che ci è sembrato giusto, invece di fare singoli appelli che si perdono nella rete, realizzare una sola pagina che li mettesse insieme». È stata Rossana a dare l’input, coinvolgendo le altre due amiche che hanno subito aderito con entusiasmo. «E così siamo arrivate ad avere 263mila follower e tantissime persone che si cercano. E molte si trovano, questa è la più grande vittoria». Già, perché tra un sos e l’altro, grazie alla rete che amiplifica i messaggi e li trasporta in tutta Italia, è sempre più frequente che l’appello arrivi alle orecchie del diretto interessato che decide di farsi avanti per conoscere chi lo cerca e rimettere insieme una storia che si era spezzata, spesso per i casi della vita, altre volte in maniera non voluta e dolorosa. «Spesso le ingiustizie dividono chi si ama, noi li aiutiamo a ritrovarsi», dicono le tre amiche. Il loro impegno è tanto, verificano tutti i messaggi, stanno attente che non contengano offese e non violino la privacy. E lo fanno a titolo gratuito: l’alto numero di follower fa gola agli inserzionisti, ma loro rifiutano pubblicità. «Per noi è importante che intorno a questo gruppo non giri un centesimo, sono storie dolorose e non sarebbe giusto guadagnare sul dolore. A ripagarci è la felicità di chi riesce a trovare chi sta cercando, regalare un sorriso a chi soffre è per noi la più grande gratificazione».
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