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IL centrodestra 

Salvini fa il leader, alleati furiosi

Salvini fa il leader, alleati furiosi

L’incontro con il premier scatena le reazioni di Forza Italia e FdI

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[FIRMA&LUOGO]di Marcello Campo

<MC>ROMA

[TESTO]«Matteo ha ricevuto un mandato pieno per trovare un nome condiviso di centrodestra da eleggere al Quirinale, non per trattare posti di governo». L'ira di Forza Italia e Fratelli d'Italia scoppia pochi minuti dopo che, a ora di pranzo, si diffonde a Montecitorio la notizia del faccia a faccia tra il segretario leghista e il premier Mario Draghi. Ma è anche la giornata in cui esplode lo scontro dentro il partito azzurro, all'indomani del clamoroso passo di lato del Cavaliere: l'ala «governista» accusa duramente i vertici di Forza Italia per il loro ostinato no a Draghi al Colle, una posizione a loro giudizio sbagliata, soprattutto ora che si apre il confronto.
Ma nei capannelli del Transatlantico, mai così pieno durante questi lunghi anni di pandemia, è il confronto Draghi-Salvini, che sarebbe dovuto rimanere riservato, al centro di tutte le analisi. E c'è chi rimarca che così facendo Salvini agisce già da erede di Berlusconi, senza averne la piena legittimità. Mentre in Aula inizia la prima chiama, i più scossi sono gli esponenti di Fratelli d'Italia: «Già da tempo - attacca un colonnello del partito di Giorgia Meloni - Salvini punta a colonizzare la coalizione. La prima Opa ostile risale ai tempi del governo gialloverde, quando spaccò inopinatamente il centredestra. Ma almeno allora fu un processo trasparente. Oggi è peggio perché - conclude come un fiume in piena - nessuno di noi ne sapeva nulla di questo incontro».
Anche Forza Italia storce il naso contro Salvini. Tanti degli azzurri lamentano che il segretario della Lega avrebbe dovuto decidere insieme se e come vedere Draghi. Insomma, avrebbero gradito maggiore collegialità. «È chiaro che se ha chiesto garanzie sul futuro governo non può farlo anche a nome nostro. Siamo stati noi a volere Draghi al governo, con lui ci parliamo noi», è il ragionamento di tanti azzurri. È evidente che questa partita parallela su Colle e governo, rappresenta una sorta di esame di maturità per la leadership di Matteo Salvini nell'eterna corsa per la guida della coalizione. Una partita per il Quirinale ma anche per la leadership che il «Capitano» non può permettersi di perdere.
Ne è consapevole, ad esempio Giovanni Toti che in controtendenza non critica il leader leghista. «Sarebbe tempo di evitare ipocrisie: se si vuole portare Draghi al Colle - commenta in serata il dirigente di Coraggio Italia - è chiaro che bisogna lavorare sul futuro governo. Salvini fa bene a farlo, lo facciamo anche noi».

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