La Nuova Sardegna

Addio a Tutu una vita per la pace

di Sarah Valenti*

“La morte dell’arcivescovo emerito Desmond Tutu segna un altro capitolo nei lutti della nostra nazione e nel dare l’addio a una generazione di incredibili sudafricani che ci hanno lasciato in eredità...

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“La morte dell’arcivescovo emerito Desmond Tutu segna un altro capitolo nei lutti della nostra nazione e nel dare l’addio a una generazione di incredibili sudafricani che ci hanno lasciato in eredità un Sudafrica libero.” (Cyril Ramaphosa, Presidente del Sudafrica). A novant’anni, il 26 dicembre 2021, ci ha lasciato Desmond Tutu, uno tra i più importanti oppositori dell'apartheid in Sudafrica negli anni Ottanta e premio Nobel per la pace nel 1984. Per anni e anni ha combattuto contro la violenza e le ingiustizie della politica di segregazione razziale in vigore nel suo territorio dalla fine degli anni Quaranta, stabilita dalla minoranza bianca al governo. Quando nel 1994 Nelson Mandela è stato eletto primo presidente nero della nazione, egli stesso lo ha nominato presidente della Commissione Verità e Riconciliazione (TRC), un tribunale che aveva il compito di raccogliere le testimonianze delle ingiustizie attuate durante la segregazione. È grazie a questo suo ruolo che Tutu è riuscito a farsi conoscere, oltre che in tutto il Sudafrica, anche nel resto del mondo, perché le sue udienze intrise dei suoi discorsi carismatici e toccanti furono trasmesse spesso in televisione. La sua voce veniva percepita più forte, perché non considerava le sue emozioni come un impedimento ma un punto di forza: le testimonianze che raccoglieva erano spesso molto dure, avrebbero potuto colpire nel profondo chiunque, ma per chi quelle ingiustizie le aveva subite dovevano portare con sé emozioni indescrivibili a parole; tuttavia, Tutu non nascose mai la propria sofferenza, perché se la sua voce poteva cambiare qualcosa come aveva già fatto, non sarebbe stato un prezzo così tanto alto. Infatti, nel 1984 vinse il premio Nobel per la pace, grazie all’idea per cui aveva sempre lottato: gli uomini sono tutti uguali. Avrebbe voluto fare il medico, poi l’insegnante e infine divenne un arcivescovo, ma probabilmente riuscì ad attuare tutte e tre queste professioni: ci ha insegnato come il rispetto per il prossimo sia la cosa più importante che non andrebbe mai scalfita da i falsi pregiudizi; ci ha fatto comprendere quanto la violenza abbia bisogno di essere sostituita dal dialogo; ha iniziato lui stesso a ricucire quelle ferite di cui è carico il mondo, lasciandoci gli strumenti con cui fare lo stesso. Quella ambita da Tutu era “una società giusta e democratica, senza divisioni razziali” e ha lottato per questo obiettivo, facendo spiccare la sua voce quando quelle di coloro che lo circondavano non erano capaci di emettere parole che potessero essere udite; è grazie al suo coraggio che quell’unico suono si è trasformato in un coro che continua a intonare una melodia che ci ricorda ogni giorno che in realtà dovremmo tutti imparare dalle differenze che ci contraddistinguono.

* Sarah frequenta il Liceo Galilei a Macomer

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