In salita l’accordo tra i partiti corsa per evitare l’impasse
di Alessandro Pirina
Casellati non decolla neanche nel centrodestra: si temono franchi tiratori Casini il più quotato ma Salvini non arretra. Intanto lui si fa vedere con Bossi
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INVIATO A ROMA. La rosa di tre nomi lanciata martedì pomeriggio da Salvini ieri al mattino era già evaporata. Ma d’altronde si sapeva da subito che dietro Moratti, Nordio e Pera si nascondeva la vera candidata dal leader della Lega, la presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati. E ieri mattina il suo nome era il più gettonato in Transatlantico. Da destra a sinistra, era un coro unanime: non passerà mai. Ovviamente a microfoni spenti, ma tra i partiti era un sentire comune. Da sinistra e i 5 stelle un vero e proprio veto verso una candidata, seppur rispettabile, ma troppo legata all’epoca berlusconiana. Da destra invece si percepiva più di un malumore, tanto che, anche all’interno di Forza Italia, qualcuno evocava un Prodi bis per Casellati. Un rischio franchi tiratori molto concreto, non solo nei confronti della candidatura in sé, ma soprattutto perché emanazione di quel Salvini che non aveva caldeggiato più tanto l’ipotesi di Berlusconi al Quirinale. «Salvini rischia di schiantarsi», era anche questo il mantra di deputati e senatori. Anche perché il leader della Lega sembra irremovibile sul nome che probabilmente avrebbe più chance di mettere insieme un’ampia maggioranza: Pierferdinando Casini. L’ex leader dell’Udc avrebbe i voti dei partiti dell’area Draghi, manca solo la Lega. O meglio il Carroccio targato Salvini, perché l’area Giorgetti è al lavoro per un Quirinale votato da chi appoggia il governo. E non è un caso che Casini, molto defilato nei primi scrutini, ieri mattina si sia fermato in Transatlantico con lo storico leader della Lega, Umberto Bossi, non proprio salviniano. Si è avvicinato al Senatur, gli ha preso la mano e gli ha sussurrato: «ti voglio bene». E se Gianfranco Rotondi, ex ministro di Forza Italia, parla di due possibili maggioranze, «una più ampia e una più ristretta» (e dunque una pro Casini e una pro Casellati, ndr), l’ex forzista Osvaldo Napoli, esponente di Coraggio Italia, chiude invece sulla presidente del Senato. «Voteremo quel candidato che raccoglie i consensi dell'attuale maggioranza, e se possibile anche della opposizione. Finché non ci sarà, ogni partito, come è naturale, si riterrà libero di votare come meglio crede».
In Parlamento si respira più tensione dei giorni precedenti. Qualcosa si muove, i leader stanno cercando di trovare un punto di intesa. Un po’ in tutti i partiti si invita a dare qualche preferenza a Mattarella. Forse un segnale a chi in questo momento - vedi Salvini - sembra irremovibile sulle sue posizioni. Quel segnale però, a scrutinio finito, saranno 125 voti. Una enormità, insieme alle preferenze per Crosetto, che ne ha avute 50 in più dei grandi elettori di Fdi. «Il voto di oggi ci dice che bisogna trovare un’ulteriore sintesi rispetto a Draghi – spiega la deputata Pd, Romina Mura –. Non è pensabile che il presidente della Repubblica venga fuori da un voto non ragionato». «Il centrodestra ha tutto il diritto di esprimere un proprio candidato – le fa eco Pietro Pittalis, Forza Italia –. La rosa presentata da Salvini è espressione di tre grandi personalità. È incomprensibile il pregiudizio del centrosinistra. Così si rischia il muro contro muro». Chiude Ettore Licheri, M5s, al termine dell’incontro con Conte. «È stata un giornata che ha portato qualche elemento in più in quella silenziosa ricerca della figura che dovrebbe rappresentarci tutti. Oggi si è certificato il fatto che con la proposizione di una rosa non si ottiene niente. Occorre un metodo che possa garantire condivisione». Insomma, un muro contro muro. Ma forse solo a parole, perché incontri e messaggi proseguiranno sino a stamattina alle 11, quando per eleggere il capo dello Stato basterà la maggioranza assoluta. Ma difficilmente sarà fumata bianca.
In Parlamento si respira più tensione dei giorni precedenti. Qualcosa si muove, i leader stanno cercando di trovare un punto di intesa. Un po’ in tutti i partiti si invita a dare qualche preferenza a Mattarella. Forse un segnale a chi in questo momento - vedi Salvini - sembra irremovibile sulle sue posizioni. Quel segnale però, a scrutinio finito, saranno 125 voti. Una enormità, insieme alle preferenze per Crosetto, che ne ha avute 50 in più dei grandi elettori di Fdi. «Il voto di oggi ci dice che bisogna trovare un’ulteriore sintesi rispetto a Draghi – spiega la deputata Pd, Romina Mura –. Non è pensabile che il presidente della Repubblica venga fuori da un voto non ragionato». «Il centrodestra ha tutto il diritto di esprimere un proprio candidato – le fa eco Pietro Pittalis, Forza Italia –. La rosa presentata da Salvini è espressione di tre grandi personalità. È incomprensibile il pregiudizio del centrosinistra. Così si rischia il muro contro muro». Chiude Ettore Licheri, M5s, al termine dell’incontro con Conte. «È stata un giornata che ha portato qualche elemento in più in quella silenziosa ricerca della figura che dovrebbe rappresentarci tutti. Oggi si è certificato il fatto che con la proposizione di una rosa non si ottiene niente. Occorre un metodo che possa garantire condivisione». Insomma, un muro contro muro. Ma forse solo a parole, perché incontri e messaggi proseguiranno sino a stamattina alle 11, quando per eleggere il capo dello Stato basterà la maggioranza assoluta. Ma difficilmente sarà fumata bianca.
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