UNA SOLA AUTORITÀ MA A OLBIA
di LUCA ROJCH
Perché due piccole autorità verrebbero affondate da quelle uniche delle altre regioni, avrebbero meno fondi, meno risorse, meno peso politico nel mare delle Authority. Costerebbero di più con uno...
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Perché due piccole autorità verrebbero affondate da quelle uniche delle altre regioni, avrebbero meno fondi, meno risorse, meno peso politico nel mare delle Authority. Costerebbero di più con uno sdoppiamento di uffici e competenze e produrrebbero meno.
La Sardegna ha una naturale tendenza al lillipuzianesimo, alla divisione atomica in tribù, sette, partigianerie. Piccole guerre di cortile dentro un’isola semispopolata e con un’economia gracile da Paese fragile. E anche per l’Autorità portuale è partita la nuova battaglia per sdoppiarla. Meglio erigere un muro sul mare per separare nord e sud. L’orgoglio di campanile prevale sulla più elementare logica di impresa. Perché anche il sistema dei porti deve essere visto come un’azienda che dà posti di lavoro e come una infrastruttura strategica. Le imprese del territorio non potrebbero sopravvivere senza un collegamento con i porti della penisola.
Difficile la logica di una doppia autorità, visto che tutto il sistema dei trasporti va nella direzione opposta. I tre aeroporti sardi in questi ultimi anni hanno lavorato per avere un’unica regia e un’unica proprietà. Solo attraverso un’economia di scala potranno sopravvivere tre aeroporti a distanza di meno di 200 chilometri uno dall’altro e con un bacino di utenza di appena 1,6 milioni di abitanti.
Il sistema dei porti dovrebbe lavorare nella stessa direzione. Ragionare come un’unica entità che ha diversi scali nell’isola. La riforma del Ministero dei Trasporti ha una sua logica. Ma le rivendicazioni di Olbia non sono del tutto sbagliate. Perché è giusto che ci sia un’unica autorità, è più complicato capire perché la sede debba essere a Cagliari. Ci sono elementi che potrebbero aprire una discussione su uno spostamento del cervello della Authority. Dai porti del sud dell’isola arrivano la maggior parte delle entrate: 30 milioni di euro, contro i 19miloni del nord. Il dato è figlio della attività della Saras. Del tutto differente è il peso del traffico passeggeri. Olbia nel 2021 ha avuto 2,5 milioni di passeggeri, Porto Torres 838mila, Golfo Aranci 500 mila, Cagliari appena 166mila. La porta dell’isola, per lo meno di quella turistica, è in Gallura. Ma lo spostamento della sede non è nei poteri del presidente della Autorità. La Regione potrebbe, e forse dovrebbe, dare un segno che vada in controtendenza con il piano inclinato che da anni porta tutte le sedi a Cagliari. La giunta Pigliaru qualche segnale lo aveva dato, Abbanoa e l’Areus a Nuoro, l’Ats a Sassari. Quella Solinas ha fatto scelte differenti. Ha al massimo moltiplicato le poltrone, ma ha concentrato ancora di più su Cagliari i poteri e le sedi di decisione. La politica dovrebbe occuparsi in questo momento di far crescere tutta la Sardegna insieme, anche con un piccolo travaso di poteri e responsabilità anche al di fuori dell’area metropolitana di Cagliari, già ipercongestionata da poltrone, presidenti e cda.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La Sardegna ha una naturale tendenza al lillipuzianesimo, alla divisione atomica in tribù, sette, partigianerie. Piccole guerre di cortile dentro un’isola semispopolata e con un’economia gracile da Paese fragile. E anche per l’Autorità portuale è partita la nuova battaglia per sdoppiarla. Meglio erigere un muro sul mare per separare nord e sud. L’orgoglio di campanile prevale sulla più elementare logica di impresa. Perché anche il sistema dei porti deve essere visto come un’azienda che dà posti di lavoro e come una infrastruttura strategica. Le imprese del territorio non potrebbero sopravvivere senza un collegamento con i porti della penisola.
Difficile la logica di una doppia autorità, visto che tutto il sistema dei trasporti va nella direzione opposta. I tre aeroporti sardi in questi ultimi anni hanno lavorato per avere un’unica regia e un’unica proprietà. Solo attraverso un’economia di scala potranno sopravvivere tre aeroporti a distanza di meno di 200 chilometri uno dall’altro e con un bacino di utenza di appena 1,6 milioni di abitanti.
Il sistema dei porti dovrebbe lavorare nella stessa direzione. Ragionare come un’unica entità che ha diversi scali nell’isola. La riforma del Ministero dei Trasporti ha una sua logica. Ma le rivendicazioni di Olbia non sono del tutto sbagliate. Perché è giusto che ci sia un’unica autorità, è più complicato capire perché la sede debba essere a Cagliari. Ci sono elementi che potrebbero aprire una discussione su uno spostamento del cervello della Authority. Dai porti del sud dell’isola arrivano la maggior parte delle entrate: 30 milioni di euro, contro i 19miloni del nord. Il dato è figlio della attività della Saras. Del tutto differente è il peso del traffico passeggeri. Olbia nel 2021 ha avuto 2,5 milioni di passeggeri, Porto Torres 838mila, Golfo Aranci 500 mila, Cagliari appena 166mila. La porta dell’isola, per lo meno di quella turistica, è in Gallura. Ma lo spostamento della sede non è nei poteri del presidente della Autorità. La Regione potrebbe, e forse dovrebbe, dare un segno che vada in controtendenza con il piano inclinato che da anni porta tutte le sedi a Cagliari. La giunta Pigliaru qualche segnale lo aveva dato, Abbanoa e l’Areus a Nuoro, l’Ats a Sassari. Quella Solinas ha fatto scelte differenti. Ha al massimo moltiplicato le poltrone, ma ha concentrato ancora di più su Cagliari i poteri e le sedi di decisione. La politica dovrebbe occuparsi in questo momento di far crescere tutta la Sardegna insieme, anche con un piccolo travaso di poteri e responsabilità anche al di fuori dell’area metropolitana di Cagliari, già ipercongestionata da poltrone, presidenti e cda.
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