Cronaca di un ko annunciato «Casellati ha preteso la candidatura»
La presidente del Senato affossata da 60 franchi tiratori: «Sapevamo sarebbe andata a sbattere» E nel centrosinistra ritorna il sorriso: prove di disgelo tra Renzi, Pd e 5 stelle
INVIATO A ROMA «Lo schianto è molto più concreto di quanto si immagini». Un senatore di Forza Italia ieri mattina ci aveva visto giusto. Casellati non solo non aveva alcuna chance di salire al Colle, ma non aveva neanche i voti dei suoi. E il verdetto è stato impietoso: 382 voti contro i 441 che il centrodestra aveva a disposizione. Una debacle per la presidente del Senato, che lascia l’Aula di corsa, volto teso, nervi a fior di pelle. Ma una sconfitta soprattutto per Salvini, che ha puntato su di lei pur sapendo che non gode del favore di tutta la coalizione. «Faccio fatica a trovare più voti per la Casellati che per Berlusconi», aveva detto Sgarbi due giorni fa. Ieri anche lui l’ha votata, alla vigilia dello scrutinio aveva previsto «425 voti», ma questa volta neanche l’infallibile, come ama definirsi il critico d’arte e deputato, azzecca il pronostico. Sessanta franchi tiratori hanno affossato Casellati. Avevano ragione i deputati e senatori del centrodestra, molti anche di Forza Italia, il suo partito, quando evocavano un Prodi bis in caso di una sua discesa in campo. E avevano ragione ieri mattina centrosinistra e 5 stelle quando hanno deciso di astenersi per fare emergere le forti divisioni in casa centrodestra.
Sono tutti in Transatlantico mentre si procede alla prima chiama. Loro non rispondono. Di Maio arriva di primo mattino e parla con Spadafora. Franceschini si intrattiene con i parlamentari dem. Cirinnà e Boldrini commentano la scelta del centrodestra di andare alla conta su Casellati. Arriva Casini, il cui borsino è un continuo saliscendi, si ferma con Scalfarotto e Sandro Ruotolo, poi entra in aula e vota. Zanda, che l’altro giorno, aveva detto «siamo alle soglie del caos», questa volta è più ottimista: «domani (oggi per chi legge, ndr) eleggeremo il presidente». Intorno ci sono anche i delegati regionali, un po’ spaesati in questo palazzo a loro sconosciuto. «Nel messaggio che ci hanno mandato c’era scritto solo: non vi allontanate», raccontano. A voto in corso Salvini convoca una conferenza stampa, al suo fianco Ravetto e Stefani. Si dice «deluso dalla sinistra che diserta voto e incontri», rivendica la scelta Casellati «seconda carica dello Stato che potrebbe essere la prima presidente donna». Ma due ore dopo dallo scrutinio emergerà che quel nome non piace neanche a molti del centrodestra. A nulla sono valsi i quattro modi diversi di scrivere Casellati. Sono tante le schede per Tajani, Berlusconi, Galliani, Nitto Palma che è il capo di gabinetto della stessa Casellati. C’è anche il pilota italo americano Mario Andretti. «Potrebbe essere il candidato di sintesi», scherza Giovanni Toti, leader di Coraggio Italia, uno dei partiti su cui si riversano i maggiori sospetti per la debacle di Casellati. «Stai già festeggiando?», gli chiede un furente La Russa di fronte ai giornalisti. «No, vi lascio spazio, vi lascio andare avanti», gli risponde il governatore ligure. Passano due ore e il Transatlantico si ripopola. Alle 17 c’è il secondo scrutinio della giornata, il sesto dall’inizio della corsa al Quirinale.
Lo schianto di Salvini e Casellati ringalluzzisce il centrosinistra. Si rivedono sorrisi che mancavano da giorni. Renzi si ferma a parlare con molti big del Pd. Prima con le ex ministre Pinotti, Fedeli e Lorenzin, poi con Orfini, Delrio e Orlando risate e battute. Nel centrodestra tanti musi lunghi, qualche sorriso difficile da camuffare, ma anche tanti «glielo avevamo detto che sarebbe andata a sbattere», con riferimento alla Casellati. «Ha preteso la candidatura», racconta un deputato di Fi. Ai lati del Transatlantico ci sono vari capannelli tra Pd, Italia viva e 5 stelle. Casini vota alla seconda chiama. Qualcosa si muove, anche perché viene fuori la notizia di un imminente incontro tra Salvini, Conte e Letta. In pole position sembra esserci Draghi, ma per avere il via libera bisogna decidere il governo. Spunta anche la candidatura di Amato, ma oggi sarà eletto alla presidenza della Corte costituzionale, nel caso il suo nome non può essere ufficializzato in anticipo. Riparte la votazione: il centrodestra questa volta si astiene, il centrosinistra, i 5 stelle e i renziani votano scheda bianca. Perlomeno quella è l’indicazione ufficiale, ma già si sa che è partito un tam tam per votare Mattarella. Nel frattempo Salvini annuncia che oggi l’Italia avrà una presidente donna. Iniziano a circolare i soliti nomi: Belloni, Severino, Cartabia. Conte gli va dietro: «C’è finalmente la possibilità di avere un presidente donna». Ma Renzi boccia subito Belloni. Nel frattempo, in aula si consuma il trionfo di Mattarella, sommerso da una valanga di voti. Sul Parlamento cala il sipario, ma le riunioni continuano perché, tutti ne sono certi, oggi ci sarà il presidente. Cartabia in pole, ma anche Severino, Casini, Amato, Draghi. E come extrema ratio c’è sempre il bis di Mattarella. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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