Province
Il Governo dice sì ai commissari, ma riboccia la riforma
CAGLIARI. La nomina dei commissari nelle vecchie quattro Province, Sassari, Nuoro, Oristano e Sud Sardegna, è salva. Il Governo ha rinunciato al ricorso contro la legge approvata dal Consiglio...
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CAGLIARI. La nomina dei commissari nelle vecchie quattro Province, Sassari, Nuoro, Oristano e Sud Sardegna, è salva. Il Governo ha rinunciato al ricorso contro la legge approvata dal Consiglio regionale nel 2019. Quello che, invece, resta in piedi riguarda la riforma degli enti locali, decisa alla fine di marzo dell’anno scorso, con il ritorno delle quattro Province regionali – Nord-Est (Gallura), Ogliastra, Medio Campidano e Sulcis- più la conferma di Nuoro e Oristano, la nascita della Città metropolitana di Sassari, e il gigantismo di quella cagliaritana, allargata da 17 a 71 Comuni.
Passo indietro a metà. La decisione del Governo di ritirare l’impugnazione della leggina sui commissari è stata salutata con evidente soddisfazione dall’assessore agli enti locali, Quirico Sanna, del Psd’Az: «Finalmente – dichiara – c'è un ripensamento da parte del Governo. Spero che questo passo sia l'inizio di una nuova leale collaborazione nel rispetto della nostra Autonomia. Ora speriamo che ci sia un ripensamento di Palazzo Chigi anche sulla riforma degli enti locali. Il confronto è in corso».
La rinuncia. A suo tempo infatti il Governo aveva contestato la riforma per alcune presunte incostituzionalità. A cominciare dall’ennesima proroga, o rinomina, degli amministratori straordinari delle Province storiche, compresa quella del Sud Sardegna, considerandola una «palese violazione del sistema democratico» visto che «le elezioni rappresentano comunque il momento più alto di manifestazione della sovranità popolare». Perché, va ricordato, con la stessa legge del 2019 la Regione aveva rinviato anche la convocazione dei seggi elettorali, seppure aperti solo a sindaci e consiglieri comunali. Però, si legge nel sito del ministero degli affari regionali, nel frattempo è scoppiata la pandemia, con il rinvio nazionale di diverse consultazioni e soprattutto è «intervenuta la legge regionale che ha modificato l’assetto degli enti locali» ed quella del 2021. Quindi – scrive il ministero – sono stati proprio questi motivi a «far venir meno l’interesse a insistere su quel ricorso pendente». Mentre, nello stesso comunicato, «il Governo conferma d’insistere con quello sulla riforma del 2021».
Il contenzioso. La legge sulle Province regionali, infatti, è bloccata da sette mesi. Il motivo: «Non è stato previsto – stando al Governo – che «i Comuni possano aderire o meno ai nuovi enti, stabiliti sulla carta, con un referendum preventivo». È una contestazione che la Regione ha sempre respinto, sostenendo: «Mai prima d’ora, nonostante le diverse riforme degli ultimi anni, sono stati indetti referendum di quel tipo». (ua)
Passo indietro a metà. La decisione del Governo di ritirare l’impugnazione della leggina sui commissari è stata salutata con evidente soddisfazione dall’assessore agli enti locali, Quirico Sanna, del Psd’Az: «Finalmente – dichiara – c'è un ripensamento da parte del Governo. Spero che questo passo sia l'inizio di una nuova leale collaborazione nel rispetto della nostra Autonomia. Ora speriamo che ci sia un ripensamento di Palazzo Chigi anche sulla riforma degli enti locali. Il confronto è in corso».
La rinuncia. A suo tempo infatti il Governo aveva contestato la riforma per alcune presunte incostituzionalità. A cominciare dall’ennesima proroga, o rinomina, degli amministratori straordinari delle Province storiche, compresa quella del Sud Sardegna, considerandola una «palese violazione del sistema democratico» visto che «le elezioni rappresentano comunque il momento più alto di manifestazione della sovranità popolare». Perché, va ricordato, con la stessa legge del 2019 la Regione aveva rinviato anche la convocazione dei seggi elettorali, seppure aperti solo a sindaci e consiglieri comunali. Però, si legge nel sito del ministero degli affari regionali, nel frattempo è scoppiata la pandemia, con il rinvio nazionale di diverse consultazioni e soprattutto è «intervenuta la legge regionale che ha modificato l’assetto degli enti locali» ed quella del 2021. Quindi – scrive il ministero – sono stati proprio questi motivi a «far venir meno l’interesse a insistere su quel ricorso pendente». Mentre, nello stesso comunicato, «il Governo conferma d’insistere con quello sulla riforma del 2021».
Il contenzioso. La legge sulle Province regionali, infatti, è bloccata da sette mesi. Il motivo: «Non è stato previsto – stando al Governo – che «i Comuni possano aderire o meno ai nuovi enti, stabiliti sulla carta, con un referendum preventivo». È una contestazione che la Regione ha sempre respinto, sostenendo: «Mai prima d’ora, nonostante le diverse riforme degli ultimi anni, sono stati indetti referendum di quel tipo». (ua)
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