La carica dei 945, in scena l’ultimo atto
Il prossimo Parlamento sarà composto da 230 deputati e 115 senatori in meno
ROMA. L’elezione del presidente della Repubblica è da sempre il momento in cui Montecitorio raggiunge il picco di ospiti. Non solo deputati, ma anche senatori e delegati regionali. Mai come in questo momento c’è traffico all’interno del Transatlantico. Ma sarà l’ultima volta, perché il prossimo presidente sarà eletto dal nuovo Parlamento. E dunque ci saranno 230 deputati e 115 senatori in meno. Un taglio che inevitabilmente si ripercuoterà sulla attuale pattuglia di parlamentari. Ed è per questo che, sotto sotto, quasi nessuno vuole che cada la legislatura in anticipo. Per molti di loro questi 12 mesi sarebbero l’ultima occasione di stare a Montecitorio o Palazzo Madama e, altro aspetto da non sottovalutare, di ricevere una indennità di tutto rispetto. Senza contare che per i parlamentari alla prima legislatura il diritto al vitalizio scatta solo dopo 4 anni e 6 mesi dall’inizio del mandato. Dunque a ottobre. «Io non ho nessuna paura – dice Mara Lapia, capogruppo del Cd–. Altrimenti non avrei preso una posizione come quella di uscire da un partito come il M5s quando non ho più condiviso il programma elettorale per passare a uno più piccolo». Paola Deiana, l’unica parlamentare sarda rimasta nelle fila dei 5 stelle, si dice più preoccupata per l’Italia che per sé stessa. «L’unica mia paura sono le risorse del Pnrr – dichiara la deputata –. Andare subito a elezioni significa perdere tempo con la campagna elettorale. Non dimentichiamo che c’è uno stato di emergenza fino al 31 marzo. Questo è il motivo per cui abbiamo sempre espresso perplessità su un trasferimento di Draghi da Palazzo Chigi al Quirinale». Un’analisi non dissimile da quella del suo compagno di partito, Luciano Cadeddu. «C’è il timore di perdere tempo, perché quando si va elezioni tutto si ferma», dice il deputato M5s. Che poi aggiunge: «Certo, ci sarà anche chi ha paura di perdere l’indennità, non ci raccontiamo storie. Ma non credo sia un sentimento maggioritario». In casa Pd Andrea Frailis è alla prima legislatura. Anzi la sua è iniziata un anno dopo, perché eletto alle suppletive indette nel 2019. «Ovviamente parlo per me stesso, ma posso garantire che il mio timore è che una fine anticipata della legislatura sia incomprensibile sia dentro che fuori dall’Italia e possa portare danni irreparabili».
Meglio per tutti, comunque, che il Parlamento elegga il presidente. Lapia, però, boccia i nomi dell’ultima ora, da Cassese ad Amato. «Il vero problema di questo Paese è la paura di guardare avanti, continuando a non mettere donne o giovani». Frailis non esclude Cassese, mentre respinge al mittente (a Salvini) Frattini. «Troppo sbilanciato verso la Russia. E comunque il centrodestra non può cambiare idea ogni ora. Non hanno i numeri per imporre un candidato di parte, lo hanno dimostrato anche oggi (ieri, ndr)». Deiana è ottimista su oggi. «Potrebbe essere la giornata giusta». E su Cassese e Amato. «Sono tutti nomi di prestigio». Resta sempre in campo il reincarico a Mattarella. «La strada potrebbe essere quella – conclude Cadeddu –, ma visto che lui non voleva un secondo mandato non sarebbe di certo un bel segnale».
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