Mattarella assiste al voto in silenzio
di Fabrizio Finzi
Nessun commento del presidente sulle 166 preferenze espresse a Montecitorio
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ROMA. Massimo riserbo dal Colle e silenzio assoluto da parte di Sergio Mattarella che non intende «interferire» sulle dinamiche parlamentari per l'elezione del suo successore. Il presidente durante le elezioni non ha nulla da dire, niente da commentare, nulla da far trapelare, ribadisce il suo staff che è stato tempestato di richieste di commenti dopo che ieri il nome dell'attuale capo dello Stato è stato letto Roberto Fico, nell'aula di Montecitorio per 166 volte. Si tratta di un segnale per la politica, un messaggio trasversale che scuote gli schieramenti e che molti leggono come una spinta a pensare seriamente a Mario Draghi. Non è un segreto che Sergio Mattarella abbia la massima stima del premier che ha voluto mettere a palazzo Chigi con una maggioranza vastissima per tenere a galla il Paese durante la fase più buia dell'epidemia con l'obiettivo di portare a casa il Pnrr, cioè oltre 200 miliardi di euro. Non ci vuole molto a ragionare di conseguenza e pensare che per Mattarella Draghi sia una garanzia ovunque, anche per il Quirinale. Mentre impazzano nomi di ogni tipo e tutti durano meno di 24 ore, l'unica certezza che esce da Montecitorio è quanto Sergio Mattarella rappresenti la pancia del Parlamento e quanto sia forte il suo gradimento nel Paese. Nessuno al Colle può ignorare la realtà e quei voti che crescono indicano qualcosa di più di un sentimento di riconoscenza. Ma resta quel «No» al bis pronunciato più e più volte da Mattarella. Un «No» motivato con serissime perplessità costituzionali ma che pure, nonostante il diniego del presidente stesso, si scontra con l'assenza di una norma che possa impedire la rielezione.
E allora ecco che quei 166 voti di ieri vengono letti al microscopio, analizzati e sezionati, per capire quanto sia profonda la resistenza di Mattarella. Chi prova a chiedere al Quirinale cosa servirebbe al presidente per rinunciare alla casa appena presa in affitto a Roma trova un muro. Riparliamone quando ci saranno i voti di Salvini e della Meloni, è la risposta che chiude il discorso. Ma il «pacchetto Mattarella» esiste, cresce e fa riflettere anche dentro quei partiti che vorrebbero effettuare una scelta e che vorrebbero intestarsi un nome.
E allora ecco che quei 166 voti di ieri vengono letti al microscopio, analizzati e sezionati, per capire quanto sia profonda la resistenza di Mattarella. Chi prova a chiedere al Quirinale cosa servirebbe al presidente per rinunciare alla casa appena presa in affitto a Roma trova un muro. Riparliamone quando ci saranno i voti di Salvini e della Meloni, è la risposta che chiude il discorso. Ma il «pacchetto Mattarella» esiste, cresce e fa riflettere anche dentro quei partiti che vorrebbero effettuare una scelta e che vorrebbero intestarsi un nome.
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