La Nuova Sardegna

Vaccini, i conti non tornano Gimbe retrocede l’isola

di Claudio Zoccheddu
Vaccini, i conti non tornano Gimbe retrocede l’isola

Per la Fondazione mancano 51mila cicli. La Regione ribatte: «Errore tecnico»

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SASSARI. I conti delle vaccinazioni non tornano. La prima segnalazione arriva dalla Fondazione Gimbe, che ha assegnato all’isola un ricalcolo della popolazione che ha completato il percorso vaccinale. Dai conti di Gimbe si evince un difetto di 51.786 cicli tra quelli effettuati tra il 18 e il 25 gennaio e poi comunicati al sistema di Poste Italiane e, infine, a quello del Governo. Secondo Gimbe, alla luce del ricalcolo dei dati evidenziato ieri, la Sardegna non avrebbe raggiunto l’80% della popolazione immunizzata ma si sarebbe fermata al 77,4%, con un ritardo di quasi 3 punti su quella soglia che viene considerata come il primo tassello necessario per il raggiungimento dell’agognata immunità di gregge, ma anche sulla media delle vaccinazioni nel resto del Paese, arrivata all’80%. Secondo i calcoli della Fondazione Gimbe, dunque, i sardi raggiungeranno la condizione di (parziale) immunità al virus solo a febbraio. Una doccia fredda per la Regione che da tempo vantava numeri elevati nel conto delle vaccinazioni, tanto da piazzarsi al settimo posto della graduatoria nazionale e di essere convinta di aver raggiunto la soglia dell’80% dei vaccinati già da diverse settimane.

La replica. L’innesco della Fondazione Gimbe ha generato una risposta rapidissima della Regione e dell’assessorato della Sanità. Entrambi hanno confermato i dati delle vaccinazioni, comunicando una lettura alternativa a quella fornita da Gimbe: «Non c'è stato alcun ricalcolo in difetto del numero delle vaccinazioni. L'anomalia sul dato è da attribuirsi all'aggiornamento, attualmente in corso, dei flussi informativi e alla modalità con cui da Roma questi verranno integrati in virtù del passaggio dall’Ats alle singole Asl, avvenuto il primo gennaio». «È stato un problema tecnico che stiamo cercando di risolvere – spiega l’assessore Mario Nieddu –. Sostanzialmente il sistema telematico del Governo non ha recepito i dati comunicati da Poste e li ha respinti. Adesso Poste sta cercando di recuperarli e proverà a ritrasmetterli nel minor tempo possibile, in modo da riallineare i risultati sui dati reali». Nieddu non ha alcun dubbio sulla situazione vaccinale in Sardegna, nemmeno quando gli si fa notare che Gimbe segnalava 51mila cicli vaccinali in meno mentre dalla comunicazione della Regione era stata segnalata una discrepanza di 150mila, con una differenza di quasi 100mila cicli vaccinali completi in meno: «Non posso parlare per conto di Gimbe e dunque non posso commentare il ricalcolo segnalato dalla Fondazione. Per fare un’ipotesi potrei dire che il periodo in cui la procedura di riconoscimento dei dati non ha funzionato potrebbe essere più lungo di quello rilevato da Gimbe. Questo spiegherebbe la discrepanza. Tuttavia, i nostri dati sono quelli reali. Lo dico perché vengono ricavati in base alle inoculazioni effettuate giornalmente in tutta la Sardegna e sbagliarsi sarebbe impossibile. D’altra parte eravamo la settima regione in Italia per percentuali di inoculazioni e non possiamo certo essere crollati all’improvviso».

I dati. Secondo la Regione, dunque, «lo scollamento risulta evidente se si osserva la differenza tra la piattaforma di Poste Italiane, che segna oltre 3.387.000 somministrazioni complessive per l’isola, e il dato riportato nel portale del Governo, che indica 3.236.000 somministrazioni, con una differenza di 150 mila dosi. Si tratta quindi di un disallineamento temporaneo in fase di risoluzione». Decisamente al ribasso, invece, la lettura di Gimbe sul dettaglio delle somministrazioni: «Al 77,4% dei sardi che ha avuto la seconda dose (1.236.793 comprese le monodosi), bisogna aggiungere un ulteriore 3,5% (la media nazionale è al 4,1%) solo con prima dose. Il tasso di copertura vaccinale con terza dose è del 70,8% (rispetto alla media italiana del 78,8%), mentre in età pediatrica, i bambini tra i 5 e gli 11 anni che hanno completato il ciclo vaccinale sono l'8,4% (ma nel resto del Paese sono il 9,1%) a cui aggiungere un ulteriore 19,7% (contro una media nazionale deI 20,3%) solo con la prima dose.

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