Piano casa, la bocciatura della Consulta
di Umberto Aime
Il governo aveva impugnato 27 articoli su 31: oggi o lunedì le motivazioni dei magistrati della Corte Costituzionale
2 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. L’ultimo Piano casa è uscito malconcio, ma non del tutto, dall’aula della Corte costituzionale. A novembre era stato impugnato in gran parte, 27 articoli su 31, dal governo Draghi. Dopo due mesi abbondanti, è arrivato il verdetto. Non è chiaro ancora quali parti della legge – approvata un anno fa dal Consiglio regionale – siano state dichiarate illegittime dalla Consulta e invece quali siano passate indenni. Il motivo di tanta incertezza è presto spiegato. Il sito della Corte costituzionale è andato in crash (bloccato) per 24 ore e quindi non è stato possibile leggere il dispositivo. Attraverso altre vie è trapelata solo la sintesi dell’«ultimo deposito», con in coda questa sintesi di decisioni: illegittimità costituzionale, illegittima costituzionale parziale, non fondatezza del ricorso e inammissibilità dello stesso. Però senza un riferimento specifico degli articoli bocciati o promossi dai giudici della Corte. Il giallo dovrebbe essere svelato oggi, o al più tardi lunedì, quando il sito della Consulta dovrebbe tornare operativo. «A noi non è arrivata ancora nessuna notifica – è il commento a caldo dell’assessore all’urbanistica Quirico Sanna – I nostri avvocati sono allertati e siamo in attesa di sapere cosa eventualmente i giudici abbiano cassato della legge e cosa invece lasciato in piedi».
Il contenzioso. L’urbanistica, com’è sin dall’inizio della legislatura, continua a essere il primo terreno di scontro fra la giunta Solinas e i vari governi che si sono succeduti dal 2019 in poi. A cominciare dal recente processo costituzionale sull’Interpretazione autentica del Piano paesaggistico regionale, era questo il titolo della legge impugnata da Palazzo Chigi. Poi è stata la volta dell’articolo inserito nella Manovra di bilancio 2021, con cui era stato azzerato il vincolo d’inedificabilità nei 300 metri dai laghi e dalle lagune. Sempre con la stessa motivazione, le due condanne: «La competenza sulla tutela del paesaggio è un’esclusiva dello Stato. La Regione può intervenire solo sull’edilizia e sull’urbanistica, ma senza mai violare i principi fondamentali che salvaguardano l’ambiente. Prima di tutto il Piano paesaggistico che va sempre messo al riparo dalla pluralità e dalla parcellizzazione degli interventi delle amministrazioni locali». Quindi – secondo queste sentenze – la Regione non può fare e disporre come vuole sull’ambiente e qualunque correzione del Ppr «va concordata con lo Stato e non può essere presa in maniera unilaterale». È possibile che anche questa volta i giudici della Consulta abbiano seguito la stessa traccia, almeno per quanto riguarda gli articoli del Piano dichiarati incostituzionali, decidendo che «la Regione ha superato ancora una volta il confine delle competenze sul paesaggio». Invece sarà interessante leggere quali articoli del Piano non sono stati bocciati dalla Corte e per questo d’ora in poi applicabili al cento per cento.
Il contenzioso. L’urbanistica, com’è sin dall’inizio della legislatura, continua a essere il primo terreno di scontro fra la giunta Solinas e i vari governi che si sono succeduti dal 2019 in poi. A cominciare dal recente processo costituzionale sull’Interpretazione autentica del Piano paesaggistico regionale, era questo il titolo della legge impugnata da Palazzo Chigi. Poi è stata la volta dell’articolo inserito nella Manovra di bilancio 2021, con cui era stato azzerato il vincolo d’inedificabilità nei 300 metri dai laghi e dalle lagune. Sempre con la stessa motivazione, le due condanne: «La competenza sulla tutela del paesaggio è un’esclusiva dello Stato. La Regione può intervenire solo sull’edilizia e sull’urbanistica, ma senza mai violare i principi fondamentali che salvaguardano l’ambiente. Prima di tutto il Piano paesaggistico che va sempre messo al riparo dalla pluralità e dalla parcellizzazione degli interventi delle amministrazioni locali». Quindi – secondo queste sentenze – la Regione non può fare e disporre come vuole sull’ambiente e qualunque correzione del Ppr «va concordata con lo Stato e non può essere presa in maniera unilaterale». È possibile che anche questa volta i giudici della Consulta abbiano seguito la stessa traccia, almeno per quanto riguarda gli articoli del Piano dichiarati incostituzionali, decidendo che «la Regione ha superato ancora una volta il confine delle competenze sul paesaggio». Invece sarà interessante leggere quali articoli del Piano non sono stati bocciati dalla Corte e per questo d’ora in poi applicabili al cento per cento.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
