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[NERO]Amato è il nuovo presidente della Consulta «Essenziale collaborare con il Parlamento»

È stato il giorno di un'altra elezione sul Colle più alto. Giuliano Amato è il nuovo presidente della Consulta, rimarrà in carica circa 8 mesi, prima del termine del mandato di nove anni. Nominato da...

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È stato il giorno di un'altra elezione sul Colle più alto. Giuliano Amato è il nuovo presidente della Consulta, rimarrà in carica circa 8 mesi, prima del termine del mandato di nove anni. Nominato da Giorgio Napolitano il 12 settembre 2013, è il giudice costituzionale con maggiore anzianità ed è stato vicepresidente della Corte dal settembre 2020. Professore emerito di diritto pubblico comparato, due volte presidente del Consiglio, nel 1992-1993 e nel 2000-2001, più mandati come ministro. Un curriculum sterminato, che gli è valso, anche in questi giorni, più di una menzione come riserva della Repubblica per il Quirinale. Come primo atto dopo essere stato eletto all'unanimità, Amato ha nominato tre vicepresidenti tra i giudici con maggiore anzianità di mandato: Silvana Sciarra, Daria de Petris e Nicolò Zanon. Poi ha a lungo incontrato i giornalisti, nella consueta conferenza stampa a Palazzo della Consulta, inoltrando una sollecitazione al legislatore a intervenire sulle questioni sensibili, manifestando preoccupazione sul livello di parità di genere nel nostro Paese e sulla cultura «machista» anche tra i ragazzi, «spesso privi di identità», e sottolineando un nuovo pericoloso aumento del sovraffollamento carcerario. I conflitti sui valori sono «i più impegnativi da comporre», ha premesso Amato: «la Costituzione dice molto», ma «non dice quale soluzione» trovare «ed è qui che la collaborazione tra Corte e parlamento diventa essenziale». Dal cognome della madre e del padre, all'ergastolo ostativo e al suicidio assistito, la Corte indica una soluzione possibile, ha ricordato, «ma saremmo molto più contenti se le soluzioni arrivassero dal Parlamento». In questi ultimi due anni, con la pandemia che ha aumentato la litigiosità tra Stato e territori, la Consulta è stata chiamata molte volte a intervenire per ricomporre i conflitti e ancor più volte è stata invocata anche dai comuni cittadini, che non possono però appellarsi alla Corte. Potrebbero essere maturi i tempi per un passo in questa direzione? Da studioso, spiega Amato, «ho lavorato sul ricorso diretto, è uno strumento che ha una sua forza nella tutela dei diritti fondamentali», come accade in altri Paesi, ma «implica un'organizzazione diversa dei lavori e un diverso peso ispettivo dei giudici». «Continuo a vederla come una cosa che ci manca - sottolinea - ma vanno risolti alcuni problemi».

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