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Beppe Pisanu: «Sconfitta la brutta politica Draghi oggi non è più debole»

Alessandro Pirina
Beppe Pisanu: «Sconfitta la brutta politica Draghi oggi non è più debole»

L'ex ministro: bene Letta, Renzi, Di Maio e Meloni, male Salvini

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SASSARI. Beppe Pisanu, un mese fa, aveva pronosticato l’elezione di Mario Draghi. Al primo scrutinio o all’ultimo, al termine di una lunga battaglia. Ma lui da quella corsa aveva tolto Mattarella, anche perché il presidente aveva più volte detto di non essere disposto al bis. Non aveva però fatto i conti con una classe politica incapace di individuare un sostituto e di battagliare per giorni senza mai arrivare in porto. «Dopo Mattarella il candidato più autorevole era Draghi – dice l’ex ministro dell’Interno – tanto è vero che nessuno dei nomi alternativi è arrivato in porto». In effetti, da Casellati a Belloni, passando per Casini, Moratti, Pera, Amato, Nordio, Cartabia, sono caduti uno dietro l’altro. Anche se lo stesso Draghi appare indebolito da questa corsa che non lo ha visto vincitore. Ma Pisanu non è d’accordo. «Draghi non si è affatto indebolito. Con la brillante rielezione di Mattarella – spiega – si è ricostituito un binomio di grande prestigio internazionale. Mentre sul piano interno Draghi ha ottenuto il pieno rispetto della sola condizione politica che aveva posto alla vigilia. E cioè che il nuovo presidente della Repubblica fosse espressione dell’attuale maggioranza».

Senza dubbio questo risultato è arrivato, anche se in questa settimana la maggioranza ha fatto di tutto per diventare ex. Litigi, accuse, dispetti, franchi tiratori. Ed è proprio quello il lato negativo che evidenzia anche Pisanu. E cioè la sconfitta della politica. Ma non tutta. «Semmai è la sconfitta della cattiva politica e più precisamente della maggior parte dell’attuale classe dirigente», sottolinea l’ex titolare del Viminale, in passato anche lui più volte considerato quirinabile. E aggiunge: «Senza fare di ogni erba un fascio direi che personaggi come Letta, Di Maio, Renzi e Meloni, ciascuno nel proprio campo, sono usciti bene da questa vicenda e hanno messo fieno in cascina per il futuro».

Tutt’altro che positivo il giudizio su Salvini, campione di giravolte politiche. «Il leader della Lega ha preteso di fare il kingmaker ma dalla prima all’ultima mossa non ne ha imbroccata una, pur vantandosi volta a volta di azioni meritorie». Ma in generale «il sistema dei partiti esce frantumato da queste elezioni presidenziali e avrà bisogno di anni per ricomporsi. Nel frattempo – dice ancora – il nostro Paese e la comunità internazionale, incalzati dai tremendi problemi che tutti conosciamo, avranno bisogno più che mai di punti sicuri di riferimento. Sul piano politico e istituzionale vedo primi tra tutti Mattarella e Draghi». Insomma, per l’ex ministro dell’Interno - e non solo per lui - il futuro immediato dell’Italia non è per nulla roseo, ma chi siede al Quirinale e a Palazzo Chigi sono due garanzie che fanno pensare positivo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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