mario segni
«Una soluzione degnissima dopo una settimana penosa»
SASSARI. L’applauso dei grandi elettori per l’elezione di Sergio Mattarella si è appena spenta quando Mario Segni risponde al telefono per commentare il voto: «Intanto cominciamo col dire una cosa:...
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SASSARI. L’applauso dei grandi elettori per l’elezione di Sergio Mattarella si è appena spenta quando Mario Segni risponde al telefono per commentare il voto: «Intanto cominciamo col dire una cosa: Mattarella deve stare al Quirinale per 7 anni - dice Segni -. È stato rieletto e punto: non ci sono ipotesi di mandati a termine. Lui aveva detto con chiarezza perché non voleva la rielezione e ora il mandato deve essere pieno». Soddisfatto? «Ero favorevole a Draghi e la sua elezione sarebbe stata la cosa migliore: per 7 anni avremmo avuto una copertura internazionale dell’Italia legata a una figura del tutto particolare come quella di Draghi, ma su Mattarella non si discute: darà piena dignità al settennato».
Certo, come si arrivati a questo lascia un po’ perplessi: «Una volta che è finita, pazienza. Ma si è arrivati a questo dopo una settimana penosa, che ha mostrato come la politica italiana sia in una situazione difficilissima. Abbiamo assistito alla rottura delle coalizioni, ma anche alla certificazione dell'impotenza dei partiti. Abbiamo assistito a un tutti contro tutti non tra partiti ma tra gruppi, per spicci interessi, per spinte varie senza motivazioni politiche. Adesso tutto questo è finito con la riconferma di un presidente degnissimo. Ma i problemi c'erano prima e restano. Non si vedono né soluzioni né miglioramenti».
Chi ha vinto? «È stata un'elezione in cui nessun politico, nessun leader, nessun partito può dirsi vincitore. Certo, ora tutti cercheranno di accreditarsi la vittoria, ma la verità è che escono tutti sconfitti. Ed escono sconfitti i partiti più grandi. Nessuno è stato in condizione di agevolare, di condurre una strategia che risolvesse i problemi. Si è dovuto ricorrere alla fine a una soluzione estrema. E non certo per colpa di Mattarella che anzi era stato il primo a invocare il rispetto del dettato della Costituzione, secondo la lettura che aveva dato Antonio Segni sull'ineleggibilità. Poi Mattarella è stato obbligato a cambiare».
Secondo Segni «il Governo esce indebolito, così come esce indebolita la politica italiana. Draghi ha fatto un errore nell’accettare la prospettiva dell'elezione, nel non tenersi al di fuori. Ha messo legittimamente in campo la propria candidatura ed è stato sconfitto. Ora è più debole e le elezioni sono più vicine».
La spaccatura nel centrodestra può rafforzare il Governo? «Io mi auguro che il governo resista. Le battaglie sul presidente sono strane. Il centrodestra si è diviso perché erano mossi da strategie differenti. Mi auguro che si ricostituisce per i doveri che avrebbe verso il paese: potrebbe fare molto ma non se si limita alla lotta per la leadership. La coalizione di centrodestra può rappresentare legittimamente l’alternanza».
Poteva andare peggio? «Assolutamente, ma dieci volte peggio. Per quello che ha fatto la classe politica e per come si è svolta questa settimana è andata benissimo. Ma chiuso un problema c’è tutto il resto. A partire dall’impegno per mandare avanti il Pnrr. E programmare le prossime elezioni: si rischia di avere un Parlamento ancora più frammentato e più impotente».
Si va verso un ritorno al proporzionale? «La classe politica nel suo complesso è sempre stata per il proporzionale, sin da quando noi lo abbiamo eliminato col referendum. Quello verso il proporzionale è un cammino scellerato che Letta e altri hanno desiderio di completare. Di fatto il proporzionale c'è già e alla Meloni do atto di essere coerentemente contraria. Ma le devo rimproverare un’altra cosa: avrebbe dovuto essere la prima ad applaudire il presidente: va bene la lotta, ma quando c’è l’elezione, diventa il presidente di tutti». (r.pe.)
Certo, come si arrivati a questo lascia un po’ perplessi: «Una volta che è finita, pazienza. Ma si è arrivati a questo dopo una settimana penosa, che ha mostrato come la politica italiana sia in una situazione difficilissima. Abbiamo assistito alla rottura delle coalizioni, ma anche alla certificazione dell'impotenza dei partiti. Abbiamo assistito a un tutti contro tutti non tra partiti ma tra gruppi, per spicci interessi, per spinte varie senza motivazioni politiche. Adesso tutto questo è finito con la riconferma di un presidente degnissimo. Ma i problemi c'erano prima e restano. Non si vedono né soluzioni né miglioramenti».
Chi ha vinto? «È stata un'elezione in cui nessun politico, nessun leader, nessun partito può dirsi vincitore. Certo, ora tutti cercheranno di accreditarsi la vittoria, ma la verità è che escono tutti sconfitti. Ed escono sconfitti i partiti più grandi. Nessuno è stato in condizione di agevolare, di condurre una strategia che risolvesse i problemi. Si è dovuto ricorrere alla fine a una soluzione estrema. E non certo per colpa di Mattarella che anzi era stato il primo a invocare il rispetto del dettato della Costituzione, secondo la lettura che aveva dato Antonio Segni sull'ineleggibilità. Poi Mattarella è stato obbligato a cambiare».
Secondo Segni «il Governo esce indebolito, così come esce indebolita la politica italiana. Draghi ha fatto un errore nell’accettare la prospettiva dell'elezione, nel non tenersi al di fuori. Ha messo legittimamente in campo la propria candidatura ed è stato sconfitto. Ora è più debole e le elezioni sono più vicine».
La spaccatura nel centrodestra può rafforzare il Governo? «Io mi auguro che il governo resista. Le battaglie sul presidente sono strane. Il centrodestra si è diviso perché erano mossi da strategie differenti. Mi auguro che si ricostituisce per i doveri che avrebbe verso il paese: potrebbe fare molto ma non se si limita alla lotta per la leadership. La coalizione di centrodestra può rappresentare legittimamente l’alternanza».
Poteva andare peggio? «Assolutamente, ma dieci volte peggio. Per quello che ha fatto la classe politica e per come si è svolta questa settimana è andata benissimo. Ma chiuso un problema c’è tutto il resto. A partire dall’impegno per mandare avanti il Pnrr. E programmare le prossime elezioni: si rischia di avere un Parlamento ancora più frammentato e più impotente».
Si va verso un ritorno al proporzionale? «La classe politica nel suo complesso è sempre stata per il proporzionale, sin da quando noi lo abbiamo eliminato col referendum. Quello verso il proporzionale è un cammino scellerato che Letta e altri hanno desiderio di completare. Di fatto il proporzionale c'è già e alla Meloni do atto di essere coerentemente contraria. Ma le devo rimproverare un’altra cosa: avrebbe dovuto essere la prima ad applaudire il presidente: va bene la lotta, ma quando c’è l’elezione, diventa il presidente di tutti». (r.pe.)
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