Due scritti alla maturità, è già polemica
La seconda prova sarà scelta dalle singole commissioni. Quarantene meno rigide
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ROMA. Prove tecniche di un ritorno graduale alla normalità tra i banchi. Gli esami scritti di fine anno si faranno in presenza in tutti gli istituti, dalle medie alle superiori, con la nuova maturità composta dalla prova di italiano e dalla seconda sulle discipline di indirizzo, predisposta dalle singole commissioni d'esame. Molto prima di giugno però, già domani, un nuovo Cdm dovrebbe decidere l'annunciata semplificazione delle quarantene da subito, con l'estensione alle elementari delle regole già in vigore alle medie e alle superiori: si va in Dad solo a partire dai tre casi e resterà a casa solo chi non è vaccinato, così come ci saranno meno tamponi, sarà prevista solo l'autosorveglianza (eccetto i non vaccinati) e i tempi di un'eventuale didattica a distanza scenderanno a cinque giorni. «La scuola vuole essere caparbiamente in presenza: possono esserci esercizi di attività a distanza o integrata e surrogatoria, ma solo per tempi molto brevi», spiega il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, che sul nuovo sistema degli esami aggiunge: «stiamo realizzando un percorso di progressivo ritorno alla normalità», e «abbiamo tenuto conto, come era giusto fare, degli ultimi due anni vissuti dai nostri ragazzi. Per questo, ad esempio, nel secondo ciclo, affidiamo la seconda prova scritta alle commissioni interne, che conoscono i percorsi personali degli studenti».
Ma la Rete degli Studenti non ci sta e minaccia una dura mobilitazione se il ministero non li convocherà per un chiarimento. «Non si tiene conto degli ultimi tre anni, siamo penalizzati da un esame senza senso», dice il movimento dopo la pubblicazione delle nuove regole. Anche i presidi avvertono: «va ricordato che i ragazzi che affronteranno le prove di giugno sono quelli che maggiormente hanno sofferto l'emergenza: due anni e mezzo del loro percorso scolastico sono stati pesantemente inficiati dalla pandemia e di ciò non si può non tenere conto», commenta il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli.
Anche sulla seconda prova (basata su una sola disciplina tra quelle di indirizzo e predisposta dalle singole commissioni d'esame), secondo i presidi «si registra un passo indietro rispetto alla spinta innovativa fornita dalla prova su due discipline. Di fatto, si perde quella interdisciplinarietà che rappresentava a nostro avviso un salto di qualità nella rilevazione delle competenze degli studenti, intesa anche quale prova di riflessione e di interiorizzazione degli apprendimenti». Il dialogo su questi temi resta aperto, anche se appare difficile che quanto deciso dal ministero possa essere rivisito.
Ma la Rete degli Studenti non ci sta e minaccia una dura mobilitazione se il ministero non li convocherà per un chiarimento. «Non si tiene conto degli ultimi tre anni, siamo penalizzati da un esame senza senso», dice il movimento dopo la pubblicazione delle nuove regole. Anche i presidi avvertono: «va ricordato che i ragazzi che affronteranno le prove di giugno sono quelli che maggiormente hanno sofferto l'emergenza: due anni e mezzo del loro percorso scolastico sono stati pesantemente inficiati dalla pandemia e di ciò non si può non tenere conto», commenta il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli.
Anche sulla seconda prova (basata su una sola disciplina tra quelle di indirizzo e predisposta dalle singole commissioni d'esame), secondo i presidi «si registra un passo indietro rispetto alla spinta innovativa fornita dalla prova su due discipline. Di fatto, si perde quella interdisciplinarietà che rappresentava a nostro avviso un salto di qualità nella rilevazione delle competenze degli studenti, intesa anche quale prova di riflessione e di interiorizzazione degli apprendimenti». Il dialogo su questi temi resta aperto, anche se appare difficile che quanto deciso dal ministero possa essere rivisito.
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