La marcia su Cagliari dei suinicoltori
di Giusy Ferreli
La protesta partita da Talana si estende a tutta l’isola, gli allevatori chiedono di essere ricevuti in consiglio regionale
3 MINUTI DI LETTURA
TALANA. La mobilitazione del settore suinicolo sardo riparte da Talana. Dopo l’eclatante protesta di Stefano Arzu, che ha consegnato l’allevamento modello di Arbuleu con i suoi 700 maiali al sindaco Cristian Loddo, l’onda d’urto rischia di propagarsi in tutta la Sardegna. A trovarsi in difficoltà sono tutti gli allevatori che hanno investito soldi, tempo e sudore per mandare avanti le loro aziende certificate nel campo della biosicurezza contro la peste suina africana e con sigillo del benessere animale. Gli stessi allevatori che, spronati dalla drastica presa di posizione del rappresentante ogliastrino di Coldiretti, sono pronti a far sentire la loro voce. «Domani saremo in Ogliastra per sostenere la battaglia di Stefano, una battaglia che accomuna tutti gli allevamenti isolani» annuncia Fabrizio Viglietti, allevatore di Olbia e componente del direttivo dell’associazione che raggruppa un centinaio di suinicoltori sardi.
L’imprenditore non ha intenzione di rimanere con le mani in mano. E invita alla mobilitazione. «Mercoledì a Talana con Stefano, che ha fatto ciò che ognuno di noi avrebbe dovuto fare, e venerdì in Regione per sostenere la causa di un comparto che rischia di morire» è la parola d’ordine dell’allevatore gallurese per il quale «è arrivato il momento di farsi sentire». Le emergenze del settore, duramente provato non solo dagli 11 anni di vincoli imposti dalla peste suina africana, ma anche dalla pandemia, dall’impennata dei costi e, in ultimo, dai ritardi della burocrazia regionale, sono elencate con precisione da chi affronta quotidianamente queste problematiche .
«Oggi la situazione è insostenibile: le aziende sono ormai al collasso e il caso di Talana è solo il primo di una lunga serie. Le speculazioni con aumenti oltre il 50 per cento sulle materie prime, gli aumenti dell'energia elettrica e la riduzione delle vendite causeranno la chiusura delle aziende suinicole sarde» sottolinea a questo riguardo il portavoce degli allevatori che riporta l’attenzione sui ritardi degli uffici regionali . «Quest'anno – incalza Viglietti – non sono stati erogati nemmeno gli anticipi per il benessere animale». L’associazione lancia un grido d'aiuto e chiede un nuovo incontro con l'assessora all'agricoltura Gabriella Murgia. Non solo, ritiene che all'auspicato confronto sia doverosa anche la presenza del presidente della Regione, Christian Solinas. «Durante il precedente incontro, avvenuto a maggio del 2021, l'assessora Murgia si è impegnata affinché venisse inserito nella finanziaria un capitolo con non meno di 8 milioni di euro per il comparto. Questo a fronte dei 4 milioni assolutamente insufficienti a coprire i danni subiti stanziati nel 2020. Ad oggi – ricorda – non sono stati ancora stanziati i ristori per il 2021, quindi queste promesse non sono state mantenute».
L’associazione non si ferma all’esecutivo Solinas e chiama in causa l’intero Consiglio regionale con la richiesta al presidente Michele Pais di un incontro tra la delegazione di allevatori e i capigruppo da tenersi venerdì mattina a Cagliari a margine del sit-in programma sotto il palazzo regionale di via Roma.
L’imprenditore non ha intenzione di rimanere con le mani in mano. E invita alla mobilitazione. «Mercoledì a Talana con Stefano, che ha fatto ciò che ognuno di noi avrebbe dovuto fare, e venerdì in Regione per sostenere la causa di un comparto che rischia di morire» è la parola d’ordine dell’allevatore gallurese per il quale «è arrivato il momento di farsi sentire». Le emergenze del settore, duramente provato non solo dagli 11 anni di vincoli imposti dalla peste suina africana, ma anche dalla pandemia, dall’impennata dei costi e, in ultimo, dai ritardi della burocrazia regionale, sono elencate con precisione da chi affronta quotidianamente queste problematiche .
«Oggi la situazione è insostenibile: le aziende sono ormai al collasso e il caso di Talana è solo il primo di una lunga serie. Le speculazioni con aumenti oltre il 50 per cento sulle materie prime, gli aumenti dell'energia elettrica e la riduzione delle vendite causeranno la chiusura delle aziende suinicole sarde» sottolinea a questo riguardo il portavoce degli allevatori che riporta l’attenzione sui ritardi degli uffici regionali . «Quest'anno – incalza Viglietti – non sono stati erogati nemmeno gli anticipi per il benessere animale». L’associazione lancia un grido d'aiuto e chiede un nuovo incontro con l'assessora all'agricoltura Gabriella Murgia. Non solo, ritiene che all'auspicato confronto sia doverosa anche la presenza del presidente della Regione, Christian Solinas. «Durante il precedente incontro, avvenuto a maggio del 2021, l'assessora Murgia si è impegnata affinché venisse inserito nella finanziaria un capitolo con non meno di 8 milioni di euro per il comparto. Questo a fronte dei 4 milioni assolutamente insufficienti a coprire i danni subiti stanziati nel 2020. Ad oggi – ricorda – non sono stati ancora stanziati i ristori per il 2021, quindi queste promesse non sono state mantenute».
L’associazione non si ferma all’esecutivo Solinas e chiama in causa l’intero Consiglio regionale con la richiesta al presidente Michele Pais di un incontro tra la delegazione di allevatori e i capigruppo da tenersi venerdì mattina a Cagliari a margine del sit-in programma sotto il palazzo regionale di via Roma.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
