la crisi del settore bovino
3A, Cappellacci interroga il governo Copagri: subito un tavolo regionale
SASSARI. La crisi del latte vaccino, con l’allarme lanciato negli scorsi giorni dalle cooperative di Arborea insieme a Coldiretti e Confagricoltura, arriva nelle aule del Parlamento. «Il Governo...
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SASSARI. La crisi del latte vaccino, con l’allarme lanciato negli scorsi giorni dalle cooperative di Arborea insieme a Coldiretti e Confagricoltura, arriva nelle aule del Parlamento. «Il Governo risponda al grido di dolore lanciato dalle cooperative sarde del latte, insieme a tutte le associazioni di categoria per la profonda crisi sofferta dal settore», questo il senso dell’interrogazione presentata alla Camera dal deputato Ugo Cappellacci (FI). Secondo l’esponente azzurro «occorre compensare l’incremento improvviso delle spese per la produzione, il premio del 3% stabilito nel protocollo d’intesa stipulato con il ministero delle politiche agricole è una misura rilevante, ma deve essere rinforzata perché copre un periodo limitato e non tiene conto dei maggiori costi derivanti dalla condizione di insularità per le imprese sarde».
Interviene anche Copagri Sardegna che parla di «crisi complessiva che colpisce tutto l’allevamento italiano – dice il presidente Ignazio Cirronis –. L’aumento vertiginoso dei costi dell’energia e di tutti i mezzi tecnici (mangimi, concimi, ecc.) ha aumentato in maniera insostenibile i costi di produzione. La coop 3A lamenta un aumento del costo giornaliero della razione alimentare delle bovine da latte di 1,43 euro/capo costringendola a ridurre la remunerazione del latte a 34 centesimi/litro. L’accordo raggiunto in sede ministeriale con i maggiori acquirenti di latte (Gdo ) per un incremento del prezzo alla produzione di 4 centesimi/litro, non ha sortito ancora i risultati sperati. Il comparto non può essere lasciato da solo»
«L’Italia sta incrementando la produzione di latte vaccino ma il mercato è instabile anche per il mutamento dei consumi – questa l’analisi del direttore di Copagri, Pietro Tandeddu –, i consumi di latte fresco tendono a diminuire, il consumatore riserva maggiore attenzione alle intolleranze, cresce il consumo di latte/non latte di derivazione vegetale. In questo contesto è entrata in una situazione di insofferenza la 3A di Arborea, fiore all’occhiello dell’economia agricola isolana, un’azienda cooperativa con oltre 60 anni di vita che ha saputo organizzare gli allevatori verso il pieno controllo della filiera lavorando il 91% del latte bovino sardo, associando oltre 200 soci, realizzando un fatturato vicino ai 200 milioni, al quarto posto in Italia per il latte alimentare». E Tandeddu ricorda che nemmeno il ramo-carne dell’allevamento bovino se la passa bene: «La Coop Produttori, tra i pochissimi in Sardegna, si è dedicata all’ingrasso dei vitelli per mantenere nell’isola il valore aggiunto derivante dalla produzione dei vitelli da ristallo. Bisogna ricordare che circa 50.000 vitelli isolani, all’età di 6 mesi, varcano il mare andando a “ ingrassare” gli imprenditori continentali».
«È il momento – conclude Cirronis – che la Regione convochi uno specifico tavolo di filiera per approfondire la situazione e ricercare insieme le soluzioni più adeguate e possibili, con le 2 aziende richiamate, le organizzazioni professionali, le centrali della cooperazione, gli istituti di credito, i consorzi fidi, la Gdo e le rappresentanze del ramo Horeca». (a.palmas)
Interviene anche Copagri Sardegna che parla di «crisi complessiva che colpisce tutto l’allevamento italiano – dice il presidente Ignazio Cirronis –. L’aumento vertiginoso dei costi dell’energia e di tutti i mezzi tecnici (mangimi, concimi, ecc.) ha aumentato in maniera insostenibile i costi di produzione. La coop 3A lamenta un aumento del costo giornaliero della razione alimentare delle bovine da latte di 1,43 euro/capo costringendola a ridurre la remunerazione del latte a 34 centesimi/litro. L’accordo raggiunto in sede ministeriale con i maggiori acquirenti di latte (Gdo ) per un incremento del prezzo alla produzione di 4 centesimi/litro, non ha sortito ancora i risultati sperati. Il comparto non può essere lasciato da solo»
«L’Italia sta incrementando la produzione di latte vaccino ma il mercato è instabile anche per il mutamento dei consumi – questa l’analisi del direttore di Copagri, Pietro Tandeddu –, i consumi di latte fresco tendono a diminuire, il consumatore riserva maggiore attenzione alle intolleranze, cresce il consumo di latte/non latte di derivazione vegetale. In questo contesto è entrata in una situazione di insofferenza la 3A di Arborea, fiore all’occhiello dell’economia agricola isolana, un’azienda cooperativa con oltre 60 anni di vita che ha saputo organizzare gli allevatori verso il pieno controllo della filiera lavorando il 91% del latte bovino sardo, associando oltre 200 soci, realizzando un fatturato vicino ai 200 milioni, al quarto posto in Italia per il latte alimentare». E Tandeddu ricorda che nemmeno il ramo-carne dell’allevamento bovino se la passa bene: «La Coop Produttori, tra i pochissimi in Sardegna, si è dedicata all’ingrasso dei vitelli per mantenere nell’isola il valore aggiunto derivante dalla produzione dei vitelli da ristallo. Bisogna ricordare che circa 50.000 vitelli isolani, all’età di 6 mesi, varcano il mare andando a “ ingrassare” gli imprenditori continentali».
«È il momento – conclude Cirronis – che la Regione convochi uno specifico tavolo di filiera per approfondire la situazione e ricercare insieme le soluzioni più adeguate e possibili, con le 2 aziende richiamate, le organizzazioni professionali, le centrali della cooperazione, gli istituti di credito, i consorzi fidi, la Gdo e le rappresentanze del ramo Horeca». (a.palmas)
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