Un’accademia del turismo per offrire servizi di qualità
di Claudio Zoccheddu
Dialogo tra gli operatori e la Regione. Obiettivo: una struttura post scuola Manca, Federalberghi: «Per allungare la stagione serve personale formato»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. L’obiettivo è puntare sulla qualità, anche aprendo un’accademia di post formazione dedicata allo sviluppo delle professionalità necessarie al mondo del turismo isolano. Con il ritorno di fiamma dei viaggiatori internazionali, grazie all’allentamento europeo (e del Regno Unito) delle misure di contrasto alla pandemia, per l’isola tutti prevedono una stagione lunga e particolarmente frequentata. Oltre alle difficoltà nel reperire il personale è ritornato d’attualità il discorso legato alla qualità dei servizi turistici, spesso non all’altezza di una destinazione che punta proprio sull’eccellenza: «È sempre più difficile rintracciare il personale, anche i professionisti – spiega Paolo Manca, presidente di Federalberghi –. Abbiamo iniziato le interlocuzioni con la Regione e con l’assessora Zedda per creare un’accademia che possa formare nuovi professionisti del turismo secondo le esigenze degli operatori, in modo da ottenere lavoratori qualificati in grado di alzare il livello dei servizi e di trovare impiego, anche stabile, con meno difficoltà». L’intenzione è cancellare, o perlomeno limitare, l’improvvisazione. Un aspetto troppo diffuso nel microcosmo del turismo isolano che, a votle, declassa l’intera destinazione: «Per limitare i danni causati da chi si improvvisa operatore turistico dobbiamo puntare su lavoratori formati, in grado di parlare le lingue e di offrire un servizio che ci permetta di lavorare da marzo a novembre – continua Manca –, che poi è un modello di stagione che possiamo già permetterci. E ovviamente, la qualità si paga. Quando si tratta di operatori specializzati, faccio l’esempio dei camerieri, i compensi si aggirano intorno ai 1600 euro al mese». Il concetto è chiaro: chi non ha gli strumenti per lavorare nella ricettività non può andare oltre i momenti di pienone, arrangiandosi alla meno peggio tra tavoli e banconi, o tra camere e reception. Per sfondare il muro dell’estate serve altro, come le persone in grado di accogliere i turisti stranieri, che sono quelli in grado di nobilitare i mesi di spalla spesso snobbati dai visitatori del resto del Paese. D’altra parte, per coprire le spese causate dall’aumento dei prezzi delle materie prime quello della destagionalizzazione è destinato a diventare un tema centrale per la sopravvivenza delle aziende, che dovranno “allargarsi” per cercare di coprire i costi. In attesa che l’isola sforni giovani professionisti della ricettività, la caccia al personale per la stagione 2022 è già iniziata: «C’è tanto fermento – conferma Paolo Manca – questo è il momento della richiesta e della contrattazione ma tireremo le somme tra un mese, quando sarà finita la prima fase del reclutamento». Un momento in cui la programmazione è fondamentale: «Perché c’è il rischio che l’imprenditore tari l’attività per 100 clienti al giorno e poi decida di arrivare a 150, 200, in corso d’opera per soddisfare le richieste. Questi sono i casi in cui la qualità viene meno: un ristorante con 80 coperti non può arrivare a 250 perché a Ferragosto c’è tante gente. Dobbiamo capire di puntare sulla qualità – conclude Manca –. Non si devono rincorrere per forza i volumi e soprattutto non si dovrebbero mai fare scelte a discapito della qualità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
