La Nuova Sardegna

Come sfruttare il disagio degli adolescenti

di Elisa Farena*
Come sfruttare il disagio degli adolescenti

Negli Usa la “rieducazione” in campi, centri di riabilitazione e collegi è diventata un’industria miliardaria

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Disparate ubicazioni, mancanza di trattamenti sanitari, comunicazione proibita, violente e disumane punizioni. Queste sono solo alcune delle ripercussioni generate da un’organizzazione che, negli ultimi 50 anni, ha agito nel buio e nel silenzio. La Troubled Teen Industry consiste in un circuito, presente negli Stati Uniti d’America, di programmi di rieducazione per giovani che possono avere dai 5 ai 18 anni. Parliamo di un sistema altamente redditizio e illecito che mercifica i giovani mediante una profonda negligenza e sfruttamento. È piuttosto comune affrontare periodi critici durante l’adolescenza; ci si può dimostrare indisponenti e insoddisfatti, talvolta vulnerabili e angosciati. Tuttavia,non tutti i genitori sembrano comprenderlo. A causa della disinformazione a riguardo, molti adulti chiedono supporto alla Troubled Teen Industry affinché possa correggere ipropri figli, i quali vengono coinvolti contro la loro volontà in questo losco servizio a tempo indeterminato. In psicologia, la modificazione del comportamento esiste, e dipende dal condizionamento operante, ossia da una teoria sviluppata dal famosopsicologo statunitense Burrhus Frederic Skinner. Si tratta però di un concetto ideato per rimanere entro specifici confini clinici, non per essere impudentemente applicato da soggetti senza una licenza lavorativa. Questi innocenti ragazzi vengono reclusi in campi d’addestramento, centri di riabilitazione per tossicodipendenti oppure collegi terapeutici, dove sono costretti a subire svariate torture. Viene insegnato loro a vivere in regioni lontane e selvagge in cui non possono lavarsi, né mangiare cibo commestibile, né bere acqua potabile. Inoltre, non è permesso loro contattare familiari o amici, così come viene loro negato il diritto allo studio. Molti ragazzi vengono addirittura abusati sessualmente, sottoposti a processi di conversione e minacciati di essere inseriti nel traffico di esseri umani. È aberrante sapere che anche altre organizzazioni commerciali finanziano questo riprovevole business, investendo persino cifre come 4000 dollari. Secondo alcune statistiche, l’impatto economico della Troubled Teen Industry è disdicevolmente notevole. Nel 2015, 59 programmi di rieducazione dello Utah hanno guadagnato 269 milioni di dollari, il prodotto interno lordo dello Stato è aumentato di 423 milioni di dollari e altri 22 milioni di dollari sono stati registrati come gettito fiscale. I governi americani ancora non prevedono leggi federali e standard di regolarizzazione e sorveglianza di questa industria multimiliardaria. Si stima che, ogni anno, circa 50mila giovani vengono spediti nella Troubled Teen Industry, e una buona percentuale di loro, se non decede, sviluppa disordini sia alimentari che mentali, quali PTSD e ansia da separazione. Fortunatamente, nel 2014, nasce il Breaking Code Silence, movimento di attivisti e sopravvissuti che diffonde consapevolezza testimoniando i propri traumi e abbattendo quell’oppressivo silenzio per difendere i ragazzi socialmente isolati dal resto del mondo. La salute mentale rappresenta una questione circondata da un forte stigma che lede la coscienza umana. Dev’essere prioritario abolire fenomeni come quello della Troubled Teen Industry attraverso una maggiore cooperazione tra associazioni non profit e organi politici, affinché l’impegno sociale non venga mai meno. Confidiamo nel coraggio di coloro che si fanno portavoce di abusi simili e poniamo fine a questa profonda ignoranza.

*Elisa frequenta il Liceo

Classico Europeo

Canopoleno a Sassari

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