Pronto soccorso in tilt lunghe attese in barella
di Luigi Soriga
Ambulanze utilizzate come aree di triage nei reparti di prima emergenza Disservizi segnalati in tutta l’isola. Allarme a Cagliari, Sassari e Alghero
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SASSARI. Decine di ambulanze utilizzate come fossero dei triage del pronto soccorso. La coda dei mezzi fermi davanti agli ospedali sardi si allunga di giorno in giorno. Soprattutto a Cagliari lo scenario fa impressione, con un serpentone di ambulanze che si allunga per centinaia di metri davanti al Brotzu, con anche 20 mezzi in fila in attesa di poter consegnare il proprio paziente nelle mani dei medici.
Ma lo scenario non cambia anche ad Alghero, con ambulanze che dovrebbero essere pronte e operative per le emergenze nel territorio, parcheggiate in ostaggio di una sanità in affanno almeno quanto i propri pazienti. A rendere ingestibile la situazione è naturalmente il covid, con il sovraffollamento di pazienti positivi alla variante Omicron e con le insostenibili attese di oltre tre ore per avere l’esito del tampone molecolare d’ingresso.
Il responsabile regionale di Anas Sanità 118, che rappresenta numerose Associazioni e Cooperative titolari di convenzione con Areus/Regione Sardegna per il servizio di Emergenza Urgenza 118, lancia l’allarme.
«Chiedo che venga trovata al più presto una soluzione – dice Pier Paolo Pintus – le basi 118 devono ( dovrebbero ) consegnare il paziente al personale del Triage e riprendere immediatamente il loro servizio. Ma questo ormai è diventato solo un pio desiderio in quanto le attese, sia per sovraffollamento (soprattutto a Cagliari ) che per la necessità di fare tamponi molecolari ai pazienti sospetti tenendoli per ore a bordo dell'ambulanza in attesa del risultato (in particolare ad Alghero e Tempio) stanno diventando vere e proprie odissee».
Si tratta di situazioni che talvolta mettono a rischio la salute stessa dei malati: «A Cagliari siamo arrivati all'assurdo che i pazienti trascorrono la notte in ambulanza, in alcuni casi attaccati a bombole di ossigeno del Pronto Soccorso dopo aver esaurito quelle dell'ambulanza, e assistiti da volontari ormai allo stremo su mezzi che devono restare col motore acceso per non far gelare il paziente stesso».
La gestione dei pazienti covid è molto complessa, e ciò che accade ad Alghero fa capire quanto spreco di tempo e di risorse ci sia: «Ad Alghero l'Ospedale Civile non ricovera pazienti Covid, quindi il Pronto Soccorso non fa sbarellare subito: bisogna eseguire il tampone molecolare e l'ambulanza resta bloccata fino all'arrivo del risultato (anche 2 o 4 ore ) per poi far trasferire il paziente in caso di positività con la stessa ambulanza in servizio 118 al pronto soccorso di Sassari in trasporto ordinario». Il risultato è che le postazioni del servizio di Emergenza Urgenza restano sguarnite per ore.
«La stessa cosa avviene al pronto soccorso di Tempio con pazienti che vengono dirottati in caso di positività a Olbia o a Sassari spesso con le stesse ambulanze che hanno portato il paziente in urgenza». Purtroppo si tratta di una situazione fotocopia che si ripresenta in ogni pronto soccorso. « Inutile chiedere aiuto alle Centrali Operative – prosegue Pintus – perché sono impotenti e anzi continuano a chiamare le ambulanze bloccate chiedendo ai volontari che si facciano liberare». Con tanti i mezzi e il personale in ostaggio, le associazioni hanno anche difficoltà a coprire i turni di lavoro.
«Crediamo che non si possa continuare ad andare avanti sperando che le cose cambino semplicemente con la diminuzione dei contagi – dice Pier Paolo Pintus – Occorrono soluzioni immediate ed efficaci per far sì che il Servizio 118 possa continuare ad operare con puntualità ed efficienza. Tenere tanti mezzi fermi significa creare un pericoloso disservizio: un paziente in codice rosso potrebbe non essere soccorso con i giusti tempi».
Ma lo scenario non cambia anche ad Alghero, con ambulanze che dovrebbero essere pronte e operative per le emergenze nel territorio, parcheggiate in ostaggio di una sanità in affanno almeno quanto i propri pazienti. A rendere ingestibile la situazione è naturalmente il covid, con il sovraffollamento di pazienti positivi alla variante Omicron e con le insostenibili attese di oltre tre ore per avere l’esito del tampone molecolare d’ingresso.
Il responsabile regionale di Anas Sanità 118, che rappresenta numerose Associazioni e Cooperative titolari di convenzione con Areus/Regione Sardegna per il servizio di Emergenza Urgenza 118, lancia l’allarme.
«Chiedo che venga trovata al più presto una soluzione – dice Pier Paolo Pintus – le basi 118 devono ( dovrebbero ) consegnare il paziente al personale del Triage e riprendere immediatamente il loro servizio. Ma questo ormai è diventato solo un pio desiderio in quanto le attese, sia per sovraffollamento (soprattutto a Cagliari ) che per la necessità di fare tamponi molecolari ai pazienti sospetti tenendoli per ore a bordo dell'ambulanza in attesa del risultato (in particolare ad Alghero e Tempio) stanno diventando vere e proprie odissee».
Si tratta di situazioni che talvolta mettono a rischio la salute stessa dei malati: «A Cagliari siamo arrivati all'assurdo che i pazienti trascorrono la notte in ambulanza, in alcuni casi attaccati a bombole di ossigeno del Pronto Soccorso dopo aver esaurito quelle dell'ambulanza, e assistiti da volontari ormai allo stremo su mezzi che devono restare col motore acceso per non far gelare il paziente stesso».
La gestione dei pazienti covid è molto complessa, e ciò che accade ad Alghero fa capire quanto spreco di tempo e di risorse ci sia: «Ad Alghero l'Ospedale Civile non ricovera pazienti Covid, quindi il Pronto Soccorso non fa sbarellare subito: bisogna eseguire il tampone molecolare e l'ambulanza resta bloccata fino all'arrivo del risultato (anche 2 o 4 ore ) per poi far trasferire il paziente in caso di positività con la stessa ambulanza in servizio 118 al pronto soccorso di Sassari in trasporto ordinario». Il risultato è che le postazioni del servizio di Emergenza Urgenza restano sguarnite per ore.
«La stessa cosa avviene al pronto soccorso di Tempio con pazienti che vengono dirottati in caso di positività a Olbia o a Sassari spesso con le stesse ambulanze che hanno portato il paziente in urgenza». Purtroppo si tratta di una situazione fotocopia che si ripresenta in ogni pronto soccorso. « Inutile chiedere aiuto alle Centrali Operative – prosegue Pintus – perché sono impotenti e anzi continuano a chiamare le ambulanze bloccate chiedendo ai volontari che si facciano liberare». Con tanti i mezzi e il personale in ostaggio, le associazioni hanno anche difficoltà a coprire i turni di lavoro.
«Crediamo che non si possa continuare ad andare avanti sperando che le cose cambino semplicemente con la diminuzione dei contagi – dice Pier Paolo Pintus – Occorrono soluzioni immediate ed efficaci per far sì che il Servizio 118 possa continuare ad operare con puntualità ed efficienza. Tenere tanti mezzi fermi significa creare un pericoloso disservizio: un paziente in codice rosso potrebbe non essere soccorso con i giusti tempi».
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