Tra Covid e standing ovation la giornata del Sergio II
di Alessandro Pirina
Salvini, Fedriga e 6 parlamentari Pd positivi costretti a lasciare Montecitorio La folla accompagna il percorso del capo dello Stato per le strade di Roma
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INVIATO A ROMA. Il cerimoniale del Mattarella bis prevede un primo step nell’area esterna di Montecitorio. Un mega hub per parlamentari e giornalisti, obbligati a sottoporsi al tampone per entrare in aula. Un test che non tutti superano. Non solo Salvini, ma risultano positivi al Covid anche il governatore del Friuli, Fedriga, e sei parlamentari del Pd. Per tutti loro l’insediamento del presidente finisce prima di iniziare. Tutti gli altri invece ricevono una sorta di green pass quirinalizio per assistere al giuramento. I parlamentari cominciano ad affluire nel Transatlantico nella tarda mattinata, mentre gli addetti alle pulizie ancora passano l’aspirapolvere sul tappeto rosso che di lì a un paio d’ore dovrà accogliere Mattarella. Alla Camera non si respira la tensione di una settimana fa, quando i parlamentari stavano in attesa delle decisioni dei leader, che magari si ribaltavano anche nel giro di un paio d’ore. La rielezione di Mattarella è la garanzia che la legislatura andrà avanti fino alla scadenza naturale e questo ha rasserenato gran parte di loro. E così la cerimonia di insediamento viene vissuta come una sorta di festa di fine anno scolastico dopo la tribolata settimana degli esami. Una giornata unica, per la maggior parte di loro, anche perché non tutte le legislature hanno la fortuna di eleggere un capo dello Stato.
L’ex ministra Grillo, grillina, si fa fare una foto ricordo. E lo stesso fanno altri parlamentari e delegati regionali. Intorno alle 14.30 il Transatlantico comincia a popolarsi. La leghista Stefani è la prima ministra del governo Draghi ad arrivare, seguita dal grillino Patuanelli e dalla forzista Carfagna. Ecco i primi governatori. Il veneto Zaia parla, scherza, ma vietato accennare alle tensioni in casa Lega. Ci sono anche il lombardo Fontana, il campano De Luca e il pugliese Emiliano. Per la Sardegna il governatore Solinas non c’è, l’isola è rappresentata dal presidente del Consiglio regionale, Pais. Dei leader si ferma in Transatlantico solo Renzi, ma è più abbottonato del solito, saluta i suoi fedelissimi e poi entra in Aula. Arrivano la Meloni, Letta, Di Maio insieme ai ministri Guerini e Speranza. Lo speaker invita a prendere posto. Arriva Casini, fino all’ultimo candidato al Quirinale. Suonano le campane, Fico e Casellati vanno ad accogliere Mattarella in piazza Montecitorio, dove arriva scortato dai carabinieri motociclisti. Il presidente rieletto attraversa il Transatlantico, fa un cenno con la mano e un timido sorriso ai giornalisti, incontra velocemente il presidente del Consiglio, Mario Draghi e il neo presidente della Corte costituzionale, Giuliano Amato ed entra in Aula. Ad accoglierlo sarà un’ovazione, anche se gli applausi più scroscianti arriveranno qualche minuto dopo, durante il discorso. Mattarella prima giura fedeltà alla Costituzione e poi prende la parola. Pandemia, Pnrr, ripresa economica, ma è quando ricorda il ruolo svolto da medici e forze dell’ordine in questi ultimi due anni che la sua voce viene coperta dagli applausi. Una scena che si ripeterà per 55 volte durante il discorso. In particolare quando sottolinea la necessità di una riforma della giustizia. Casini si alza in piedi, subito imitato da tutto il Parlamento. E ancora standing ovation per il legame con Papa Francesco, per il ricordo di Monica Vitti prima e di David Sassoli poi, ma a far tremare i muri di Montecitorio è il suo «mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli». A conclusione del discorso un’ultima ovazione di tre minuti.
Dopo l’inno di Mameli in piazza Montecitorio, insieme a Draghi Mattarella raggiunge l’Altare della patria per l’omaggio al Milite ignoto mentre le Frecce tricolori sorvolano e colorano il cielo di Roma. Tra gli applausi e i cori dei cittadini - e anche di qualche turista - sale poi sulla mitica Lancia Flaminia 355 decapottabile e si sposta al Quirinale scortato dalle moto della polizia e dai corazzieri a cavallo. Ad accoglierlo al Colle anche un bambino che sventola il Tricolore. Dopo l’incontro con le alte cariche dello Stato Mattarella si concede un ultimo faccia a faccia con il premier Draghi. Il suo più fedele alleato, quello che di fronte allo stallo dei partiti è stato decisivo nel convincere il capo dello Stato sulla necessità di rivedere la sua posizione sul no al bis.
Il discorso di Mattarella è stato sommerso di commenti solo positivi. Da destra a sinistra, tutti plaudono alle sue parole, anche tra i parlamentari sardi. «Un richiamo alla responsabilità di vivere fino in fondo le sfide di questa epoca, facendo ognuno la propria parte. Ringraziamo Mattarella per l’esempio che ci ha dato, non tirandosi indietro di fronte alla nuova chiamata del Paese», è il commento del deputato Pd, Gavino Manca. «Grazie presidente per avere caratterizzato il suo impegno con la parola dignità», gli fa eco Andrea Frailis. Sempre dal Pd interviene Romina Mura: «nel suo discorso vasto e pieno di contenuti il presidente Mattarella ci ha consegnato una vera agenda delle priorità del Paese». Plaude anche Mario Perantoni, M5s. «Il suo settennato sarà garanzia di equilibrio e rispetto della lettera e dello spirito della Costituzione». Si accoda anche Salvatore Sasso Deidda, Fdi, tra i pochi partiti a non avere votato per Mattarella. «Un richiamo giusto sul ruolo del Parlamento, ma anche una critica al governo Draghi che ha abusato di decretazione d’urgenza e fiducia».
L’ex ministra Grillo, grillina, si fa fare una foto ricordo. E lo stesso fanno altri parlamentari e delegati regionali. Intorno alle 14.30 il Transatlantico comincia a popolarsi. La leghista Stefani è la prima ministra del governo Draghi ad arrivare, seguita dal grillino Patuanelli e dalla forzista Carfagna. Ecco i primi governatori. Il veneto Zaia parla, scherza, ma vietato accennare alle tensioni in casa Lega. Ci sono anche il lombardo Fontana, il campano De Luca e il pugliese Emiliano. Per la Sardegna il governatore Solinas non c’è, l’isola è rappresentata dal presidente del Consiglio regionale, Pais. Dei leader si ferma in Transatlantico solo Renzi, ma è più abbottonato del solito, saluta i suoi fedelissimi e poi entra in Aula. Arrivano la Meloni, Letta, Di Maio insieme ai ministri Guerini e Speranza. Lo speaker invita a prendere posto. Arriva Casini, fino all’ultimo candidato al Quirinale. Suonano le campane, Fico e Casellati vanno ad accogliere Mattarella in piazza Montecitorio, dove arriva scortato dai carabinieri motociclisti. Il presidente rieletto attraversa il Transatlantico, fa un cenno con la mano e un timido sorriso ai giornalisti, incontra velocemente il presidente del Consiglio, Mario Draghi e il neo presidente della Corte costituzionale, Giuliano Amato ed entra in Aula. Ad accoglierlo sarà un’ovazione, anche se gli applausi più scroscianti arriveranno qualche minuto dopo, durante il discorso. Mattarella prima giura fedeltà alla Costituzione e poi prende la parola. Pandemia, Pnrr, ripresa economica, ma è quando ricorda il ruolo svolto da medici e forze dell’ordine in questi ultimi due anni che la sua voce viene coperta dagli applausi. Una scena che si ripeterà per 55 volte durante il discorso. In particolare quando sottolinea la necessità di una riforma della giustizia. Casini si alza in piedi, subito imitato da tutto il Parlamento. E ancora standing ovation per il legame con Papa Francesco, per il ricordo di Monica Vitti prima e di David Sassoli poi, ma a far tremare i muri di Montecitorio è il suo «mai più tragedie come quella del giovane Lorenzo Parelli». A conclusione del discorso un’ultima ovazione di tre minuti.
Dopo l’inno di Mameli in piazza Montecitorio, insieme a Draghi Mattarella raggiunge l’Altare della patria per l’omaggio al Milite ignoto mentre le Frecce tricolori sorvolano e colorano il cielo di Roma. Tra gli applausi e i cori dei cittadini - e anche di qualche turista - sale poi sulla mitica Lancia Flaminia 355 decapottabile e si sposta al Quirinale scortato dalle moto della polizia e dai corazzieri a cavallo. Ad accoglierlo al Colle anche un bambino che sventola il Tricolore. Dopo l’incontro con le alte cariche dello Stato Mattarella si concede un ultimo faccia a faccia con il premier Draghi. Il suo più fedele alleato, quello che di fronte allo stallo dei partiti è stato decisivo nel convincere il capo dello Stato sulla necessità di rivedere la sua posizione sul no al bis.
Il discorso di Mattarella è stato sommerso di commenti solo positivi. Da destra a sinistra, tutti plaudono alle sue parole, anche tra i parlamentari sardi. «Un richiamo alla responsabilità di vivere fino in fondo le sfide di questa epoca, facendo ognuno la propria parte. Ringraziamo Mattarella per l’esempio che ci ha dato, non tirandosi indietro di fronte alla nuova chiamata del Paese», è il commento del deputato Pd, Gavino Manca. «Grazie presidente per avere caratterizzato il suo impegno con la parola dignità», gli fa eco Andrea Frailis. Sempre dal Pd interviene Romina Mura: «nel suo discorso vasto e pieno di contenuti il presidente Mattarella ci ha consegnato una vera agenda delle priorità del Paese». Plaude anche Mario Perantoni, M5s. «Il suo settennato sarà garanzia di equilibrio e rispetto della lettera e dello spirito della Costituzione». Si accoda anche Salvatore Sasso Deidda, Fdi, tra i pochi partiti a non avere votato per Mattarella. «Un richiamo giusto sul ruolo del Parlamento, ma anche una critica al governo Draghi che ha abusato di decretazione d’urgenza e fiducia».
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