Finanziamenti in crescita l’Isola prova a ripartire
Imprese sarde in controtendenza rispetto ai dati nazionali che chiudono in calo Richieste più accentuate a Nuoro, Sassari e Oristano, va meno bene a Cagliari
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CAGLIARI. Uno dei fattori da tener d’occhio nei momenti di svolta dei mercati è la volontà delle imprese e delle famiglie di accedere a nuovi fondi. Questa richiesta può essere letta in diversi modi ma dopo una crisi eccezionale come quella da cui forse si sta uscendo, l’aumento della richiesta di fondi di per sè è un buon segnale: significa che le imprese, soprattutto quelle sarde, che scarseggiano di liquidità, sono pronte a investire. Ecco perchè i dati che Crif (la più importante azienda di informazioni creditizie nazionale) comunica ogni sei mesi rappresentano un buon termometro sullo stato dell’economia dei territori. A maggior ragione, come in questo caso, se si va in controtendenza. In Sardegna nel 2021 è cresciuto il numero di finanziamenti richiesti: +0,4% rispetto al 2020. Un dato ben diverso da quello nazionale che registra un -14%.
A livello provinciale le richieste hanno fatto segnare un aumento più accentuato a Nuoro, Sassari e Oristano, rispettivamente pari a +8,9%, +8,1% e +4,8%. Al contrario, si registra una flessione nel Sud Sardegna, con -1,0%, nell'Ogliastra (-6,2%) e a Cagliari (-8,6%). Per quanto riguarda l'importo medio dei finanziamenti richiesti, invece, con 66.895 euro la Sardegna si colloca ben al di sotto della media nazionale (105.109). Questo potrebbe essere determinato sia dalla tendenza a richiedere importi più contenuti sia dalla preponderanza di richieste da parte di aziende di piccola e piccolissima dimensione. Il valore più elevato si registra a Sassari, con 75.831 euro mediamente richiesti, seguita da Cagliari, con 74.329, Oristano, con 58.800 , e dal Sud Sardegna, con 55.511. Sul futuro gli scenari a breve sono più incerti. Secondo il recente rapporto di Bankitalia sulle prospettive del credito bancario in questo trimestre, è plausibile attendersi una frenata delle richieste da parte delle imprese, con una «interruzione della espansione della domanda», mentre proseguirebbe il trend positivo per le famiglie, dovuto al miglioramento della fiducia dei consumatori, ai cambiamenti del regime tributario nel mercato degli immobili e all’incremento della spesa per beni di consumo durevoli. Sarà questa la cornice nella quale si troverà ad operare l’economia dell’isola: dipendente in larga misura dai finanziamenti e investimenti pubblici, dovrà trovare occasioni di ripresa non solo nei settori tradizionali come il turismo, ma anche nel manifatturiero, suo vero anello debole. (g.cen.)
A livello provinciale le richieste hanno fatto segnare un aumento più accentuato a Nuoro, Sassari e Oristano, rispettivamente pari a +8,9%, +8,1% e +4,8%. Al contrario, si registra una flessione nel Sud Sardegna, con -1,0%, nell'Ogliastra (-6,2%) e a Cagliari (-8,6%). Per quanto riguarda l'importo medio dei finanziamenti richiesti, invece, con 66.895 euro la Sardegna si colloca ben al di sotto della media nazionale (105.109). Questo potrebbe essere determinato sia dalla tendenza a richiedere importi più contenuti sia dalla preponderanza di richieste da parte di aziende di piccola e piccolissima dimensione. Il valore più elevato si registra a Sassari, con 75.831 euro mediamente richiesti, seguita da Cagliari, con 74.329, Oristano, con 58.800 , e dal Sud Sardegna, con 55.511. Sul futuro gli scenari a breve sono più incerti. Secondo il recente rapporto di Bankitalia sulle prospettive del credito bancario in questo trimestre, è plausibile attendersi una frenata delle richieste da parte delle imprese, con una «interruzione della espansione della domanda», mentre proseguirebbe il trend positivo per le famiglie, dovuto al miglioramento della fiducia dei consumatori, ai cambiamenti del regime tributario nel mercato degli immobili e all’incremento della spesa per beni di consumo durevoli. Sarà questa la cornice nella quale si troverà ad operare l’economia dell’isola: dipendente in larga misura dai finanziamenti e investimenti pubblici, dovrà trovare occasioni di ripresa non solo nei settori tradizionali come il turismo, ma anche nel manifatturiero, suo vero anello debole. (g.cen.)
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