La Nuova Sardegna

Antigenici non calcolati in Sardegna: forse 70mila casi in più

di Roberto Petretto
Antigenici non calcolati in Sardegna: forse 70mila casi in più

Questo il dato che emerge ipotizzando un indice di positività del 4 per cento

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SASSARI. Quali sarebbero stati i numeri dei contagi in Sardegna se nell’ultimo anno fossero stati conteggiati (come hanno fatto le altre Regioni) anche i casi riscontrati attraverso i test antigenici e non solo quelli individuati con il molecolare? Non esistono controprove (anche se la Regione i dati completi dovrebbe averli) e quindi si potrebbe anche sostenere che non sarebbero variati granché. Ma un’operazione, per avere un’idea approssimativa, è possibile: vedere quale è stata, a livello nazionale, l’incidenza di positività sui tamponi antigenici e proiettare il dato medio sul numero di test effettuati in Sardegna. Ne viene fuori una stima superiore ai 70mila casi.

Il dato nazionale. Qualche esempio, per chiarire. In Lombardia, sino a ieri erano stato individuati 920.781 casi con 16.765.922 test antigenici. L’indice di positività è quindi del 5,49 per cento. Prendiamo in considerazione due regioni con popolazione simile a quella sarda: la Liguria e le Marche. In Liguria 110.171 casi sono stati individuati grazie a 2.283.916 test antigenici. Il 4,82 per cento. Nelle Marche 91.247 positivi scoperti grazie a 720.465 tamponi rapidi: il 12,67 per cento. Il dato nazionale (depurato da quello sardo che falserebbe il rapporto) dice che 3.984.224 casi di positività sono stati individuati con 91.864.551 antigenici, pari a un indice di positività del 4,34 per cento. Possiamo quindi prendere come ipotesi per la Sardegna un indice di positività tra il 4 e il 5 per cento. Teniamoci bassi e stiamo sul 4. Nell’isola sono stati effettuati 1.794.804 test antigenici: se il 4 per cento di questi ha dato un risultato positivo, all’appello mancano più di 70mila casi. Avremmo quindi un dato complessivo (sommando quello dei casi individuati con tampone molecolare, quelli sì regolarmente conteggiati e inviati al ministero) di oltre 200mila persone infettate dal virus nell’isola.

Oggi cambia poco. Cosa può cambiare oggi il manifestarsi di questo dubbio? All’atto pratico poco e niente. La classificazione per colori sta per andare in pensione e comunque era legata anche da altri parametri e non solo a quello dei positivi ogni 100mila abitanti. Nel valutare il peso della pandemia bisogna oggi tenere conto di altri valori, soprattutto quelli dello stato di sofferenza delle strutture sanitarie e quindi del livello di occupazione dei posti letto. Per fortuna, a fronte di un alto numero di contagi, non c’è una proporzionale ricaduta di casi gravi sugli ospedali. Rimane il fatto che per oltre un anno la Sardegna ha proposto un quadro che non era quello reale o che, comunque, non era tracciato secondo i criteri utilizzati dalle altre Regioni.

Il peso dell’antigenico. Un fatto quantomeno bizzarro, perché i casi riscontrati attraverso tampone antigenico, anche se non finivano nel conteggio generale ufficiale, avevano un peso: lo sanno bene le persone che hanno scoperto di essere state contagiate proprio con questo sistema, alle quali è stato per questo sospeso il green pass e per le quali sono state adottate misure di isolamento.

L’opposizione attacca. La questione del calcolo diciamo “carente” era stata sollevata nei giorni scorsi dal gruppo consiliare del Pd. Oggi il capogruppo Gianfranco Ganau rincara le accuse: «È assurdo che ancora una volta la Sardegna agisca in spregio delle regole, mascherando la situazione reale. Non si capisce chi siano gli artefici di questo modo di procedere. I dati vanno gestiti in maniera unitaria. In questo modo, invece, si dà un’immagine non realistica della diffusione del virus. Non si capisce cosa stia succedendo nella sanità sarda, ma la situazione è fuori controllo».

La rivelazione su dati reali arriva in un momento in cui, il virus comincia a fare meno paura: «Al gran numero di contagi per fortuna non corrisponde un rischio per la vita come in passato – prosegue Ganau –. L’epidemia sembra meno invasiva e meno pericolosa, anche grazie ai vaccini. Ma questo non toglie che alla prima occasione, in commissione Sanità chiederemo conto all’assessore di quanto accaduto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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