L'alterazione contabile dei dati Covid in Sardegna
Difficile capire se sia stata distrazione, resistenza ideologica ai tamponi rapidi o poca attenzione. Forse sarebbe il momento di passare al conteggio dei posti letto occupati unico dato che conta - IL COMMENTO
La certificazione della positività al Covid e la Repubblica di Sardegna. Se ‘rivoluzione’ è stata – e lo è stata, in qualche misura, senza voler usare i termini a sproposito - l’aggiornamento dei dati riguardanti il Bollettino nazionale quotidiano comunicato dal ministero della Salute – non ha attraversato il Tirreno e non ha sfiorato l’isola di Sardegna a metà gennaio dell’anno scorso. E non erano di poco conto i cambiamenti annunciati dalla circolare della direzione generale del ministero che introduceva i test antigenici rapidi di ultima generazione nella definizione di caso Covid-19, come da indicazioni dell'Ue.
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E con espressa richiesta alle Regioni di rendicontare separatamente il numero di test antigenici effettuati rispetto ai test molecolari. Non si trattava semplicemente, com’è di tutta evidenza, di un semplice aggiornamento di una procedura burocratico-amministrativo, ma di una svolta nella complessa geografia degli strumenti messi in campo per arginare il Covid-19. Dopo diversi mesi di sperimentazione e il via libera del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, e in base alle conoscenze e delle evidenze scientifiche disponibili, si stabiliva che i tamponi rapidi - disponibili in alcune Regioni anche nelle farmacie - entrassero nel paniere dei dati (specificando i casi in cui quei test sono considerati diagnostici, cioè in grado di certificare da soli la positività e quelli in cui è necessaria la conferma del tampone molecolare, cosa che richiede almeno 24 ore per i risultati). Sono intuibili tutti gli effetti che questo cambiamento produceva nel conteggio dei casi e nell’incidenza dei positivi sulla popolazione. Nonché sulla decisione di attribuire ad una determinata Regione uno dei colori che contrassegnano l’incidenza dei casi: giallo, arancione o rosso. Se tutte le Regioni si sono prontamente adeguate al nuovo corso, la Repubblica di Sardegna, unica in Italia, si è distinta nel non conformarsi alla Circolare “Aggiornamento della definizione di caso Covid-19 e strategie di testing’, continuando a rendicontare solo i test molecolari, una ‘disubbidienza’ - o inadempienza che dir si voglia - di cui sarebbe utile conoscere la causa: poca scrupolosità, disattenzione, distrazione, resistenza ‘ideologica’ ai tamponi rapidi, la cui sensibilità e attendibilità sono decisamente inferiori rispetto a quelli molecolari, considerati prima l’unico test affidabile per verificare la positività al Covid.
Fatto sta che le altre Regioni hanno recepito le nuove norme. I tamponi rapidi e il loro impiego – radicato in alcune Regioni come Lazio e Veneto – sono entrati nel conteggio del bollettino pubblicato dal Ministero della Salute che in questi mesi ci ha fatto pervenire – attraverso Iphone, televisione, internet- la fotografia dei contagi, imprecisa – ora lo sappiamo – a causa dell’assenza dei casi di Covid riscontrati in Sardegna attraverso tamponi antigenici. Solo l’altro ieri un’Ordinanza del presidente della Regione ha finalmente allineato la Sardegna alle regole stabilite per tutte le Regioni italiane: ad essere segnalati saranno da ora in poi anche i casi di Covid riscontrati attraverso tamponi antigenici, cosa che non mancherà di influire sul tasso di positività. C’è da dire che il cambio di passo arriva mentre, con il rallentamento della presa del virus, comincia a farsi strada una stanchezza generale per il monitoraggio assillante e ininterrotto dell’andamento della pandemia, numero di positivi, infezioni, decessi, percentuali di vaccinati e non vaccinati, numero di dosi di vaccini distribuito, letti occupati nei reparti Covid e terapie intensive. L’unico dato, quest’ultimo, che, ora come ora, dà la misura della fase che stiamo attraversando. Se ne passato i dati ci hanno aiutato a misurare la gravità dell’emergenza, e ad adeguarci a rigide misure di controllo, ora si vorrebbe finalmente distogliere lo sguardo e tornare alla normalità.
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