L’ipotesi di un litigio la sera del delitto
di Piero Marongiu
Paese sotto choc per la tragedia: nessuno ha voglia di commentare
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ZEDDIANI. A distanza di 48 ore dalla tragica morte di Daniela Cadeddu, uccisa a colpi di martello dal marito Giorgio Meneghel, in paese prevale ancora lo sgomento. Lo si legge sul viso delle poche persone incontrate in giro ieri mattina, nessuno ha voglia di soffermarsi sulla vicenda che ha portato il piccolo centro dell’oristanese alla ribalta nazionale per un fatto di cronaca nera. I pochi che si lasciano sfuggire un commento, lo fanno chiedendo massima riservatezza. Qualcuno dice che probabilmente la lite tra Daniela Cadeddu e Giorgio Meneghel era iniziata venerdì sera e che sabato mattina sia esplosa di nuovo, fino a culminare con l’assassinio della donna. Si parla di un’ambulanza che si sarebbe fermata proprio nella zona in cui si trova l’abitazione dei due coniugi, i quali non erano separati legalmente, ma la circostanza non ha trovato riscontri. Di certo c’è che tra i due la situazione di incomunicabilità fosse arrivata al punto di non ritorno, anche se quello che trapelava all’esterno era poco o nulla.
«Daniela Cadeddu in paese si vedeva raramente, non aveva amicizie e non frequentava nessuno – dice una donna – Nessuno a cui confidare eventuali difficoltà, a cui chiedere sostegno. Era una persona molto riservata». La conosceva poco anche il parroco, che dice: «Ho incontrato Daniela poche volte. Posso solo dire che la tragedia di cui è rimasta vittima ha colpito tutta la nostra comunità». Di fronte a una donna morta ammazzata, l’ennesima in Sardegna, la voglia di parlare è poca. Lo fa il sindaco Claudio Pinna a nome dei concittadini: «In questo momento la nostra comunità deve far sentire la propria vicinanza ai genitori del nostro compaesano, vittime anche loro di una tragedia immane». Nella casa di via Roma, davanti al cancello che reca ancora i sigilli applicati dalle forze dell’ordine, qualcuno ha lasciato un mazzo di fiori per ricordare Daniela. Dopo la riapertura della strada c’è chi passando si fa il segno della croce, o chi si ferma per una preghiera.
Come chiesto dal primo cittadino, le bocche dei zeddianesi rimangono chiuse. Nessun pettegolezzo riguardante la coppia, nessuna illazione. Sulla vicenda vogliono tutti che al più presto cali il silenzio. Per il resto, solo commozione e quel riserbo che si deve a una persona assassinata dalla mano di chi, un giorno del 1986, aveva promesso di amarla e rispettarla sempre, nella buona e nella cattiva sorte. Così non è stato.
«Daniela Cadeddu in paese si vedeva raramente, non aveva amicizie e non frequentava nessuno – dice una donna – Nessuno a cui confidare eventuali difficoltà, a cui chiedere sostegno. Era una persona molto riservata». La conosceva poco anche il parroco, che dice: «Ho incontrato Daniela poche volte. Posso solo dire che la tragedia di cui è rimasta vittima ha colpito tutta la nostra comunità». Di fronte a una donna morta ammazzata, l’ennesima in Sardegna, la voglia di parlare è poca. Lo fa il sindaco Claudio Pinna a nome dei concittadini: «In questo momento la nostra comunità deve far sentire la propria vicinanza ai genitori del nostro compaesano, vittime anche loro di una tragedia immane». Nella casa di via Roma, davanti al cancello che reca ancora i sigilli applicati dalle forze dell’ordine, qualcuno ha lasciato un mazzo di fiori per ricordare Daniela. Dopo la riapertura della strada c’è chi passando si fa il segno della croce, o chi si ferma per una preghiera.
Come chiesto dal primo cittadino, le bocche dei zeddianesi rimangono chiuse. Nessun pettegolezzo riguardante la coppia, nessuna illazione. Sulla vicenda vogliono tutti che al più presto cali il silenzio. Per il resto, solo commozione e quel riserbo che si deve a una persona assassinata dalla mano di chi, un giorno del 1986, aveva promesso di amarla e rispettarla sempre, nella buona e nella cattiva sorte. Così non è stato.
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