La Nuova Sardegna

Tore Pisanu (Ittiri): «I mangimi e l’energia elettrica hanno ricarichi insostenibili»

di Antonello Palmas
Tore Pisanu
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Tore Pisanu

Il parere del titolare di un’azienda ovina che ha anche un ruolo in Confagricoltura che vede gli allevamenti in bilico tra crisi mondiali e nuovi speculatori

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ITTIRI. La guerra del latte ha i colori di una foto sbiadita, eppure non è passato poi troppo tempo da quando i pastori e allevatori scendevano sulle strade per protestare contro un prezzo del latte ovino pagato al produttore tanto esiguo. Una situazione che in qualche modo è migliorata, in particolare per chi conferisce alle cooperative e spunta oltre un euro a litro, grazie anche all’aumento del prezzo del pecorino romano. Tutto bene? Nemmeno un po’, perché mai i protagonisti di quei giorni avrebbero immaginato ciò che si profilava all’orizzonte: una crisi dei prezzi mondiale che mette a serio rischio la loro attività.

«I costi di gestione negli allevamenti sono cambiati tantissimo in pochi mesi – racconta Tore Pisanu, allevatore di ovini di Ittiri e presidente regionale del settore ovicaprino di Confagricoltura – Ad esempio, c’è un ricarico sulle materie prime base per fare i mangimi, come l’orzo (da 26 a 38 euro al quintale), il mais ( l’anno scorso un quintale sfuso costava 25 euro, ora 35) e la soia (non a caso chiamata “polvere d’oro” perché da 35 è salita a 60 euro). Io compro solo materie prime, mi sono attrezzato con un miscelatore e mi produco i mangimi da solo. Il motivo per cui aumentano? Sui cereali entra il discorso dei rapporti internazionali, a quanto pare la Cina (che ha bisogno di far riprende quota al settore suinicolo intensivo dopo la crisi della peste suina) si è accaparrata il 90 % della produzione mondiale di cereali, andando ad acquistare ovunque e creando una domanda elevatissima».

E poi i concimi. «Un nitrato ammonico che nel 2021 pagavamo 35-40 euro ora costa 70 al quintale. L’urea (che serve ad azotare il terreno da concimare) da 45-50 è salita a 95-100. Per la produzione dei concimi si utilizzano prodotti petroliferi, che sono effettivamente cresciuti di prezzo. Ma un rincaro del 100% non si spiega comunque e fa pensare a delle speculazioni da parte delle società internazionali». E la Sardegna paga anche il sovraccarico dei trasporti via mare. Per non parlare dell’energia: «Nella mia azienda ho un impianto fotovoltaico che pure abbatte tantissimo i costi, anche se in inverno chiaramente lavora di meno. Ebbene – dice Pisanu – se nel gennaio 2021 ho pagato 260 euro, lo scorso gennaio la bolletta era di 460. E paghi di più anche se fai una riparazione su un trattore o una recinzione, perché è salito in maniera esorbitante anche il ferro».

«Il tutto – ricorda Pisanu – lo devi rapportare al ricavo che hai dal famoso litro di latte, che per fortuna ha conosciuto un rialzo senza il quale chissà quante aziende avrebbero chiuso. Chi è proprietario (come me) ha maggiori possibilità di andare avanti, ma mi metto nei panni di chi è “a mezzadria” o ha un terreno in affitto e deve dividere le spese con l’affittuario (e sono tanti) magari con contratti molto restrittivi. C’è malumore diffuso. I rappresentati di mangimi hanno paura a entrare nelle aziende… Ogni volta che passano per un nuovo ordine c’è sempre un rincaro da comunicare. So di molti colleghi che non ce la fan no più e dopo aver lottato senza risultati mollano e vendono tutto. Li capisco: che senso ha se ci rimetti tutto il guadagno?»

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