Cinzia Conteddu (Siniscola): «Il concime a peso d’oro, siamo pronti a tornare in piazza»
SASSARI. Un anno, il 2019, trascorso tra la campagna e la strada gettando il latte per protestare contro «un prezzo ridicolo, offensivo per la nostra dignità». Al punto che l’anno dopo, in assenza di risposte, il latte è finito in Toscana, a una cooperativa «che pagava più di 1 euro al litro, l’importo che ci era stato promesso anche qui da tanti politici». Ora altri ostacoli da superare e la prospettiva di tornare di nuovo in strada «ma questa volta in maniera diversa, perché non possiamo più andare avanti così». Cinzia Conteddu, di Siniscola, ha 32 anni, tre figli e una bella azienda di circa 250 pecore, più muche e maiali, che segue insieme al marito Davide Mulargia. Una coppia unita anche nel lavoro quotidiano e nelle battaglie durissime.
L’ultima da affrontare è quella sui prezzi: «Mangimi, concime, sementi, carburante e tutto il resto. Tutti sono cresciuti a dismisura. Siamo in una situazione terribile anche perché l’annata è stata pessima e non ci vede un filo d’erba da nessuna parte. Nutrire i nostri animali sta diventando estremamente complicato per noi e per tantissimi colleghi». Cinzia fa qualche esempio: «Iniziamo dal concime, l’anno scorso lo pagavamo 36 euro al quintale, quest’anno non si trova a meno di 100 euro. Il mangime è passato da 30 a 40 euro, il gasolio da 0,55-0,60 centesimi a 1 euro e più a litro». Non è finita, nell’elenco dei rincari alle stelle c’è anche il foraggio, «la paglia un anno fa costava 3 euro, ora supera i 5», dice Cinzia.
Alle materie prime indispensabili per mandare avanti un’azienda si aggiunge il prezzo dell’energia: la bolletta pesa quasi il doppio, «l’anno scorso pagavamo una media di 300 euro a bimestre, ora si superano i 500 euro ogni due mesi. Tutto costa di più e far quadrare i conti sta diventando impossibile. E oltre al danno c’è la beffa: la Regione ci prende in giro dicendo che i premi sono stati erogati. Invece – accusa Cinzia – non è vero. E i nostri politici stanno zitti, chi dovrebbe rappresentarci e sostenerci resta immobile. Facendo finta di non sentire le richieste di aiuto sempre più numerose che arrivano dal nostro comparto, cruciale per l’economia dell’isola. È più facile pensare che siano tutte rose e fiori, la verità – aggiunge Cinzia – è che tante aziende rischiano di chiudere e il loro fallimento avrà un effetto a catena ancora più grave. Per questo dico che non si può più aspettare neppure un secondo, questi prezzi ci stanno rovinando».
Cinzia Conteddu è amareggiata ma non si arrende, il suo spirito battagliero e orgoglioso tiene alla larga l’eventualità di gettare la spugna e rinunciare dopo tanta fatica. «Noi non resteremo con le mani in mano neppure questa volta, difenderemo a denti stretti le nostre aziende e le nostre famiglie. Per questo, se non vedremo nulla a breve all’orizzonte – cioé aiuti concreti e prezzi più bassi – ricominceremo a protestare», annuncia Cinzia Conteddu. Pastori e allevatori l’hanno già fatto, con molta determinazione, per il prezzo del latte, gettando sull’asfalto bidoni colmi sino all’orlo «pur non di non svenderlo e di non svenderci. Non lo faremo neanche adesso e siamo pronti ad alzare la voce. Così che anche i finti sordi possano finalmente sentire».
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